Il Tirreno

Pontedera

Il fantasma del Settimo e quel progetto tradito della città galileiana con il parco urbano

Sergio costanzo

La storia dei quartieri. Alla Cittadella sono stati recuperati  gli Arsenali Repubblicani ma poco distante c’è soltanto degrado 

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Sergio costanzo

Ci sono stanze, nella memoria di ognuno di noi, che restano chiuse per anni, decenni. Poi un suono, un odore, un’immagine, fanno scattare l’interruttore neuronale che spalanca porte e trae a nuova luce antiche memorie. Giorni fa nella mia mente è affiorata una frase: «Vieni, oggi si va al Settimo». E così, il mio babbo, mi caricava sul seggiolino della bicicletta e via, a giro per Pisa la domenica pomeriggio, quando ero troppo piccolo per l’Arena Garibaldi o in seguito, quando il Pisa giocava fuori casa.

Era un muratore, ed era affascinato da tutto ciò che le tecniche di costruzione, sapevano creare. Ricordo distintamente, avevo una decina d’anni e una Graziella blu tutta mia, che una delle sue mete preferite era il cantiere del Ponte Solferino e mi spiegava, meravigliato, il daffare degli operai.

Gioventù triste? No davvero, c’era poco e quel poco bastava per essere felici. Comunque noi s’andava al Settimo. Ancor prima dell’unità d’Italia (1861), in Pisa sorgeva nell’area dell’odierna Cittadella, la caserma del 7° Reggimento di Artiglieria. Era stato costituito il giorno di san Ranieri nel 1860 in Modena, dall’accorpamento di Batterie risorgimentali piemontesi, emiliane e toscane e fu nominato inizialmente 7° Reggimento Cremona. Insediatosi a Pisa, era stato impiegato nella Terza Guerra d’Indipendenza e anche alla presa di Porta Pia. In una fase successiva la denominazione fu modificata in 7° Reggimento Artiglieria Curtatone e Montanara. La caserma era tanto grande che per anni aveva dato alloggio anche al 35° Reggimento Friuli e il 22° Fanteria.

Al di là dei nomi e delle vicende, l’area della Cittadella era contraddistinta da parecchi edifici militari di notevoli dimensioni e racchiudevano un grande spazio: Piazza d’Armi. Ferro ignique viam per hostem ovvero Col ferro e col fuoco contro il nemico, era il motto e la presenza dell’impianto militare aveva contraddistinto il luogo tanto che per indicare quella zona si era soliti dire: “Si va al Settimo”. E al Settimo non si andava solo per fare il soldato, i pisani ci giocavano a pallone o andavano a guardare i cavalli che trainavano i pezzi di cannone. Per le partite a pallone, bastava mettere due giacchette a terra per fare i pali a Piazza d’Armi e via a sognare. Fu proprio lì che un gruppo di ragazzi amanti dello sport, decise durante una partita di mutare il nome della propria squadra. Dall’Etruria, nacque il Pisa Sporting Club. Era l’aprile del 1909. L’inizio della fine per il 7° arrivò coi bombardamenti degli alleati che nel 1943 devastarono gran parte della città. La fine del fascismo e l’avvento della Repubblica, decretò, dopo un secolo e mezzo, la demolizione delle caserme.

Così, nel 1947, il piano di ricostruzione dispose che fossero murate palazzine abitative (c’era già questo vizio a Pisa…). Per fortuna, si fa per dire, nel 1957 la destinazione della zona mutò e, secondo un progetto dell’architetto Michelucci, al posto del 7° avrebbero dovuto sorgere un parco urbano e la città galileiana. E così, sul seggiolino della bicicletta, i miei occhi ignari videro solo il fantasma di ciò che era stato il 7° con la sua grande piazza d’Armi. Ci fu chi tentò di far vivere quell’area abbandonata. Si deve infatti a don Spadoni, parroco di san Nicola, la grande esperienza sportiva e del Parco Robinson che mantenne schiere di ragazzi in attività, dal 1957 al 1991. Tornando al progetto di Michelucci, quasi niente di ciò che aveva ideato, fu realizzato. Una piscina, simulacro della vecchia e gloriosa darsena di Terzanaia, le case per il museo di Galileo, sono di fatto diventate nei decenni discarica e residenza abusiva dei senza tetto, luogo di spaccio e lordura.

Oggi Pisa, ha recuperato, è doveroso dirlo, gli spazi degli Arsenali Repubblicani. Se pur esteticamente discutibili (gli archi a sesto acuto ci stanno come il cavolo a merenda), l’impianto storico, ora museale, è finalmente fruibile, ma non si dimentichi l’immane degrado che poco oltre permane e rende disonore ad una città, che dal 1945 a oggi, non ha saputo sviluppare un progetto identitario. Il 7° Reggimento non fu smantellato è operativo a Civitavecchia e specializzato in NBC. Sul suo stendardo, campeggia ancor oggi una gloriosa Croce Pisana, d’argento in campo rosso. —



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di Redazione web