Gioco
Cenaia, le dimissioni di mister Macelloni per salvare il gruppo. «Anni bellissimi, ora la sfida era troppo grande»
Il società ha tentato in tutti i modi di trattenerlo, ma l’allenatore ha rinunciato all’incarico. «Così il mio successore potrà agire in autonomia e il club muoversi meglio sul mercato»
CENAIA. «La Società S.C. Cenaia 1969 comunica con rammarico che Mister Massimo Macelloni e il suo vice Guglielmo Urso hanno rassegnato le proprie dimissioni. A nulla sono valsi i tentativi di provare a farli tornare sulle proprie decisioni. Siamo certi che ancora una volta abbiano agito nell'esclusivo interesse della squadra, mettendo da parte la sfera personale. Ci preme però esprimere due parole in più per la persona: Massimo a Cenaia ci è nato, ci è cresciuto e sappiamo tutti quanto sia attaccato alla squadra, che ha guidato per 5 lunghi anni riuscendo a cogliere successi impensabili che nessun tifoso avrebbe mai potuto neppure immaginare».
Di solito il saluto all’allenatore esonerato o dimissionario è formale e preimpostato, ma quello del Cenaia, serie D girone E, è diverso. Perché il club sperava davvero che il tecnico tornasse sui suoi passi. Dopo una bella carriera da calciatore (una decina di anni in C, la B sfiorata, dalla D la promozione con il Pisa di Indiani e poi Cuoghi nel 2009-10) e un ottimo inizio da mister, l’ex difensore classe 1975 ha gettato la spugna.
Mister, perché?
«Ci sono momenti in cui è giusto mettere da parte il proprio interesse e anteporre quello del proprio gruppo. I risultati ci dicono male, forse cambiando tecnico i giocatori riusciranno a esprimersi meglio e andando via prima del mercato do modo al mio successore di agire per tempo».
Ma la società le aveva manifestato dubbi sul suo operato?
«No, a questa società posso dire solo grazie e sapevo di avere le spalle coperte. Anche ieri il patron mi ha chiamato, era triste. Lunedì hanno cercato di dissuadermi fino all’ultimo momento, ma la decisione era presa».
È un amore totale da parte sua...
«Qui sono a casa mia, ho la mia attività (un vivaio di piante), ho chiuso la carriera da giocatore e iniziato quella di allenatore... tante cose da mettere avanti rispetto a tutto il resto».
E anche tanti bei ricordi.
«Certo, bellissime stagioni da quando arrivai cinque anni fa con la squadra ultima e ci tirammo fuori da una situazione pericolosa, oltre ovviamente alla gioia della promozione in serie D di pochi mesi fa».
Quest’anno che cosa non ha funzionato? È un dato di fatto che anche qualche decisione arbitrale è stata poco amica...
«È vero, ci sono stati episodi sfortunati ma non cerco alibi. Errori ne abbiamo fatti, mi spiace vedere cose studiate e fatte bene durante la settimana che poi venivano sbagliate la domenica. E ci siamo ritrovati a lottare contro avversari che sono strutturalmente diversi da noi, che sono professionisti di fatto. I nostri allenamenti sono di sera, quando ragazzi escono dal lavoro, siamo la squadra di un piccolo centro che gioca contro l’espressione di grosse città. Livorno e Grosseto, tanto per fare due nomi, sono due realtà che non c’entrano niente con il calcio dilettantistico, così come il Pisa a suo tempo».
Nell’ultimo Pisa in D giocava, e bene, anche lei. Da giocatore ha qualche rimpianto nella sua carriera?
«Beh, se ho giocato tanti anni in C e non più in alto vuol dire che quella era la mia dimensione. Magari potevo fare scelte diverse, ma va bene così».
Con il nuovo regolamento, lei può tornare subito in pista e senza... pensieri, perché può farlo solo in categorie o gironi diversi. Cercherà subito una nuova squadra?
«Ci penserò, allenare è bello ma prima devo staccare e rilassarmi un po’».
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