Gioco
Il Giro di Toscana è una festa: Pontedera incorona Sivakov
Monte Serra decisivo: l’ex russo, naturalizzato francese e nato in Veneto trionfa davanti all’ex olimpionico Carapaz e all’austriaco Grossschartner
PONTEDERA. Il Monte Serra ancora palestra e maestro nel ciclismo. Sia che si parli stelle di prima grandezza, che di dilettati o amatori. Il Monte Serra spariglia le carte anche nel Giro di Toscana edizione numero 8. Il Monte Serra, da montagna vera, vuole vedere in faccia chi lo affronta in bici. E non fa sconti. Neppure al talento Tadej Pogacar che effettua il secondo scollinamento previsto (a meno 27 km dall’arrivo) in ritardo di una manciata di secondi su Sivakov e Carapaz.
Sarà poi l’ex russo, naturalizzato francese, che corre per il team Ineos Grenadiers ma nato a San Donà di Piave (nel 1997, quando il padre Aleksej, a sua volta ciclista professionista, correva nel nostro Paese) ad arrivare solo soletto sul traguardo di via De Gasperi a Pontedera, avendo piantato sul cavalcavia all’ultimo chilometro Richard Carapaz. L’ecuadoregno, soprannominato in gruppo El Jaguar de Tulcán, con le sue caratteristiche da scalatore puro non ha retto a Sivakov, vale a dire colui che è apparso con la gamba più allenata nella prima gara della due giorni di grande ciclismo in provincia.
Non va dimenticato che Carapaz, già campione olimpico a Tokyo 2020 e vincitore dell'edizione del Giro d'Italia 2019, non partecipava a una gara ufficiale da due mesi e mezzo, vale a dire da quando cadde nella seconda tappa del Tour de France a San Sebastian. Il portacolori della Ef education Easypost si è rimesso in gioco sulle strade della Valdera e ha avuto una esauriente risposta.
Quella che, invece, non è venuta a chiare note a Pogacar, pure lui da circa un mese (dal Mondiale di Glasgow) a secco di gare. Era nel plotoncino dei migliori sulla rampa che da Calci porta sul Serra, poi ha retto il passo di Sivakov e ha cominciato a dargli di spalle. Brutto segno davvero. Ma di tempo da qui al Giro di Lombardia ce n’è eccome, a iniziare da oggi a Peccioli; e poi il Giro dell’Emilia e la tre Valli Varesine.
Così, mentre l’ex russo scappava via, e solo all’inizio della discesa Carapaz riusciva a riprenderne la scia, lo sloveno si aggrappava al compagno di squadra Felix Grosschartner, con il quale è sceso a Buti, nel tentativo di rientrare sulla coppia di testa. Tutto vano: il cronometro faceva lievitare i secondi di distacco.
Sulla salita che da Bientina porta a Santa Colomba gli ha fatto un chiaro cenno di andarsene e ha perso perfino un po’ le staffe perché aveva sete ma aveva finito la borraccia. E per regolamento sotto ai meno 20 km dall’arrivo non è permesso il rifornimento dall’ammiraglia. Ha aspettato il provvidenziale ritorno di Davide Formolo che gli ha passato la tanto sospirata borraccia.
Poi, sul traguardo dietro a Sivakov, Carapaz e, distanziato, l’austriaco Grossschartner, Pogacar ha voluto far bella figura tra gli applausi dei tanti tifosi sprintando sull’ex tricolor e Zana e Formolo (quarto posto).
In questo modo, è tutto straniero il podio dell’ottavo Giro di Toscana, così come tutto straniero (per la prima volta nella sua storia) fu quello dell’edizione passata della Coppa Sabatini.
Un Giro di Toscana che aveva scomodato pure Giove Pluvio, quasi a voler lucidare le strade con una pioggerella leggera dopo la siccità estiva, prima della via. E che prima della selezione sul Serra, a una trentina di km dal via aveva visto l’evasione dal gruppo di nove corridori: Thomas (Cofidis), De Marchi (Jayco AlUla), Garosio (Eolo Kometa), Azparren (Euskaltel), Nieri (Green Project Bardiani Csf Faizanè), Calzoni (Q36.5), Martin (Electro Hiper Europa), Tagliani (Shimano Sidermec), Petrelli (Team Technipes #InEmiliaRomagna) che arriva a un vantaggio massimo di 2’33”.
Dice Pavel Sivakov: «Sono molto contento. Non vincevo dalla Vuelta a Burgos dello scorso anno, mi sono preparato molto bene per questo finale di stagione e dopo le buone sensazioni avute domenica in Canada, ero determinato a fare un buon risultato essendo il leader della squadra. Qui non c’era solo Tadej Pogacar, il livello generale della corsa era molto alto e quindi ho pensato solo a spingere a tutta e in salita fare più selezione possibile».
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