La protesta
Il Pontedera riparte da Canzi: «Già al lavoro per il futuro»
Serie C Il tecnico ripercorre le tappe di una stagione super e guarda avanti. «Grande feeling con la società, la squadra e anche con la città: io resto qui»
PONTEDERA. Passata una settimana dalla beffa consumata al Pietro Barbetti di Gubbio, il Pontedera ha ingoiato il boccone amaro. E, al termine della stagione, il timoniere Max Canzi traccia un consuntivo dellìavventura appena conclusa proprio dalla pareggio costato l’eliminazione dai playoff. «Fa ancora male – ammette il tecnico granata – proprio per il modo con cui è arrivato, abbiamo preso un gol che la Gialappas’Band ai tempi della trasmissione televisiva “Mai dire gol” avrebbe definito un “gollonzo”. Il primo turno dei playoff nazionali in se non ha aumentato in noi il rammarico, sapevamo che se avessimo passato il turno avremmo potuto dire la nostra. Ce la saremo giocata».
Stagione comunque storica quella andata in archivio: quali sono state le tappe più significative secondo lei?
«In ordine cronologico la prima è stata la partita vinta sul campo del San Donato Tavarnelle. Era uno scontro diretto e riuscimmo a ribaltare quella partita, per la prima volta vidi la mia squadra. Il rocambolesco successo prima di Natale contro l’Olbia da un certo punto di vista ci fece male, ci fece pensare di essere invincibili. Ci furono dei passi indietro a partire da Ancona, poi in alcune partite successive si raccolse meno di quello seminato fino alla gara contro il San Donato Tavarnelle a fine febbraio. Siamo arrivati a quella partita raccogliendo 2 punti in 5 gare, molti dicevano che avremmo mollato invece due giorni dopo mi esposi con la squadra in una riunione tecnica, e dissi loro che saremmo andati ai playoff».
A fine campionato si dice che torti e favori arbitrali si pareggiano: per il Pontedera è davvero così?
«Noi sappiamo le circostanze in cui non siamo stati favoriti, in altre invece magari siamo stati fortunati. Tuttavia sono tutte circostanze casuali e non perché ci sia un disegno dall'alto. Una stagione può andare in un certo senso e altre in maniera diversa».
A suo avviso potrebbe servire far ricorso alla tecnologia?
«Potrebbe essere utile, facendolo in maniera diversa rispetto a quello che avviene in serie A e B. Comprendo che ci possano essere dei problemi a livello economico, ma si può fare qualcosa di questo genere per limitare gli errori anche in Serie C calibrandola con i costi».
Parlando di futuro, il suo nome è stato fatto dalla Sardegna in eventuale sostituzione di Greco alla guida della Torres. Effettivamente è arrivata qualche chiamata e se arrivasse come si comporterebbe?
«Non c'è stato nessun contatto. Pur rispettando il club io sardo io ho l'intenzione di rimanere qui a Pontedera. Come detto più volte mi trovo molto bene sia con il club che con la città. Mi è stato proposto il rinnovo a febbraio, in un momento in cui i risultati non arrivavano e ho apprezzato la fiducia mostrata nei miei confronti. Arrivasse un’offerta particolarmente vantaggiosa ne parlerei con la società, ma non è un qualcosa a cui sto pensando ora. La mia testa è concentrata unicamente al futuro alla guida dei granata».
Vi siete già scambiati idee su come deve essere il Pontedera 2023/24?
«Sì, ne abbiamo già parlato. Sicuramente siamo avvantaggiati dal fatto di avere fatto 60 punti e aver chiuso al 6° posto. In termini di mercato i club manderanno di buon grado giocatori a crescere qui da noi, visto quanto fatto in questa stagione. Partiamo da una base dettata da un sistema di gioco predefinito, allo stesso tempo però non sono integralista sotto questo punto di vista. Se può arrivare un giocatore in grado di innalzare il tasso tecnico adatto per uno schieramento diverso ci adattiamo volentieri».
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