Lutto
Maestrelli, da Pisa alla Nuova Zelanda sognando con la racchetta: «Che emozione la convocazione in Coppa Davis»
E poi fissa l’obiettivo del 2023: «Giocare agli Internazionali d'Italia ma bisogna avvicinarsi alle prime 100 posizioni e quindi dovrò fare un altro salto importante soprattutto durante i mesi estivi e poi riuscire a entrare in uno Slam»
PISA. Il gigante (196 centimetri) Francesco Maestrelli, 20 anni, numero 200 al mondo, è in partenza: destinazione Australia e Nuova Zelanda per conquistare ambiziosi traguardi.
Il tennista pisano che lo scorso anno ha iniziato l'anno intorno alla posizione 750 ha fatto una stagione incredibile con la vittoria del primo torneo Challenger, a Verona, la prima presenza in un tabellone di qualificazioni per uno Slam, agli Us Open (perdendo all’ultimo turno contro Nuno Borges), l’ingresso, per la prima volta, tra i primi 200 al mondo, l’esordio in un torneo Atp, nel 250 di Firenze. E ciliegina sulla torta la convocazione in Davis Cup da parte del capitano Filippo Volandri, come sparring partner per gli azzurri a Bologna. Si chiude una porta e ora si apre un portone perché l'asticella si alza. «Sì – ammette – è proprio così perché l'obiettivo è quello di avvicinarmi ai primi 100 al mondo e in questi mesi ho lavorato tanto con i miei tecnici a Tirrenia per consolidare il livello raggiunto quest’anno . Sono fiducioso e ho tanta energia. Se ripenso che ad inizio anno non sapevo se potevo giocare i Futures e a ottobre ho giocato un Atp 250 a Firenze vuol dire che i sogni si realizzano. Parto da queste esperienze come la vittoria a Verona anche in quel caso non dovevo nemmeno giocare e poi ho conquistato il titolo».
La soddisfazione dell'anno?
«Essere stato parte della squadra di Davis Cup. Forse noi toscani siamo molto legati alle competizioni a squadre ma essere parte della squadra di Davis è qualcosa di unico perché ho visto l’atmosfera e sono rimasto estasiato dall’aria che si respira».
Un obiettivo del 2023?
«Giocare agli Internazionali d'Italia ma bisogna avvicinarsi alle prime 100 posizioni e quindi dovrò fare un altro salto importante soprattutto durante i mesi estivi e poi riuscire a entrare in uno Slam. Aver perso contro Nuno Borges agli Us Open all'ultimo turno mi ha segnato. Era la mia prima partecipazione a un torneo così importante e non mi rendevo neanche tanto conto di quello che stavo facendo: vinto il primo set nell’ultimo turno di qualificazione mi sono un po’ bloccato. Poi, complici le tante interruzioni causa pioggia mi sono ritrovato a rientrare in campo ad un tie-break da un tabellone di uno Slam, che ho sempre visto in televisione e basta, e sono rimasto con l’amaro in bocca per come è finita ma ho anche un ricordo di molta soddisfazione perché ho dato il massimo, il 100% di quello che potevo dare, e questo mi rende fiero».
La “Next generation” del tennis è stato il valore aggiunto del movimento italiano?
«Quest’anno, noi nati nel 2002 e 2003, abbiamo vissuto la miglior stagione della nostra carriera perché siamo amici e ci sproniamo a vicenda. La cosa bella è che non c’è nessun tipo di negatività tra noi. Anzi, ogni impresa che uno compie è fonte di motivazione per gli altri, per poter fare bene alla stessa maniera, o anzi meglio. Io ho un grande rapporto con Luca Nardi perché ci conosciamo da quando eravamo veramente piccoli e la prima volta che abbiamo giocato insieme avevamo 11 anni ma con tutti c’è un bel legame e il fatto che ci alleniamo e ci confrontiamo a Tirrenia con i tecnici Claudio Galoppini, Mosè Navarra e Gabrio Castrichella. Grazie al costante lavoro riusciamo a migliorarci».
Nel veder giocare il Drago di Pisa, questo il suo soprannome, servizio e rovescio sono i colpi che impressionano maggiormente. «In questi mesi abbiamo continuato a migliorare il diritto, un colpo con il quale devi fare la differenza. L’altezza, senza dubbio,mi aiuta molto con il servizio ma devo sviluppare una seconda più precisa ed efficace». Destinazione Australia per conquistare un posto al sole.
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