Gioco
Il Pontedera ha la sua “Sianocinescca”: «Mister Canzi ci ha scosso, vogliamo continuare così»
Parla il portiere granata scuola Juve: «Stiamo iniziando a raccogliere quanto seminato»
PONTEDERA. Nel calcio il ruolo del portiere è davvero particolare, quasi una vocazione. Lo scrittore Stefano Benni lo ha così definito: «Vedo il pallone che arriva come una locomotiva e sono nel cielo mentre corro incontro al tiro e voi trattenete il respiro». Lo scorso anno il Pontedera ha incontrato delle difficoltà in porta. Quest’anno è arrivato Alessandro Siano, ex Juventus classe 2001, che ha mostrato qualità dando sicurezza al reparto.
Siano, quando è andato per la prima volta fra i pali?
«La storia è particolare, quando ero piccolo tutti i miei compagni alle elementari giocavano al calcio, a me non piaceva. Mi convinsero e la prima volta che andai nella squadra del mio paese dettero le maglie a tutti, restai soltanto io e mi assegnarono quella del portiere. Inizialmente non mi fece piacere, ma poi non sono più uscito dalla porta».
Quanto è stata importante l’esperienza alla Juventus?
«Ho fatto tutta la trafila delle giovanili con la casacca bianconera, ci ho passato 8/9 anni in cui sono cresciuto come giocatore ma anche come uomo. Molto importante quella con la Juventus Next Gen, ci sono stato quando avevo 18 anni quando tutti i miei compagni erano in Primavera. Quella esperienza è stata determinante nel prepararci al calcio dei grandi».
Prima esperienza in serie C con l’Imolese, sabato (36 novembre, inizio alle 17,30) avrà possibilità di tornarci...
«Si è trattato della prima esperienza fuori casa, mi ha permesso di uscire dalla comfort zone della Juventus. Devo tutto al popolo di Imola, mi ha fatto crescere molto quella stagione».
Com’è stato il suo approccio in granata?
«La prima cosa che ho notato è che i calciatori della scorsa stagione erano un gruppo coeso, e fin dai primi momenti hanno accolto i calciatori nuovi. Si è creato un clima ideale per giocare a calcio, quando stai bene con le persone dello spogliatoio le vittorie hanno un sapore particolare, e nelle sconfitte trovi sempre l’occhio amico del compagno pronto ad incoraggiarti».
Questa stagione è divisa in due parti, nelle prime partite pochi punti mentre nella seconda parte vittorie e classifica incoraggiante; cos’è accaduto?
«Partiamo dal presupposto che anche con mister Catalano giocavamo bene, purtroppo non arrivavano i risultati. Adesso stiamo iniziando a raccogliere quanto seminato sia nel ritiro che nella prima fase di stagione, chiaro che quando si cambia allenatore scatta qualcosa; unito a questo c’è il fatto che in alcuni momenti anche la fortuna recita un ruolo importante».
Cosa dovete evitare per continuare a far bene?
«Dobbiamo evitare di staccare seppure a livello incoscio la spina, dobbiamo continuare a lavorare con la stessa intensità, altrimenti rischiamo di ritrovarci dov’eravamo un mese fa perché nessuno ci regala niente».
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