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Pontedera, inizia l’era Canzi. Il nuovo mister granata: «C’è tutto per risollevarsi. Playoff? Si può fare»
L'allenatore dalle mille vite che ora ne inizia un’altra con il granata già cucito addosso
PONTEDERA. Quattro anni fa, quando allenava la Primavera del Cagliari prima di passare all'Olbia in Serie C (poi trascinato a un passo dalla storica promozione in B), dichiarò di aver avuto almeno tre vite. Un mantra per Max Canzi, nuovo allenatore del Pontedera.
Nelle vite precedenti è stato attaccante in Seconda categoria, allenatore dei Pulcini (annata 1975), si è diplomato all’Isef. Ma ha guidato ambulanze, venduto buoni pasto, lavorato per un tour operator, fatto l’animatore nei villaggi turistici. Ma la passione per la panchina è sempre stata lì, un passione che, per uno che non è stato calciatore professionista, non è facile da trasformare in un lavoro. In Toscana, dove ha già lavorato come secondo di Beretta a Siena, torna per iniziare la sua quarta vita. Milanese di nascita, ma profondamente legato alla Sardegna, dove quella passione di allenare è diventata qualcosa di più importante. A Pontedera arriva per risollevare una squadra che in campionato non è riuscita ancora a vincere nelle prime sei gare di campionato.
Anche se con il Siena in Coppa Italia mercoledì 5 ottobre il gruppo, vincendo ai supplementari, ha dato una risposta importante. «Quella con il Siena è stata a tutti gli effetti la prima gara di questa nuova gestione ed è stato importante vincere, al di là del risultato sicuramente una prestazione di grande spessore». Anche se solo nelle prime 48 ore il lavoro di Canzi si inizia già a vedere. Molto in fase di non possesso, con intensità, recupero immediato del pallone e ripartenze veloci. «Mi piacerebbe che, nelle prossime 4 o 5 partite, il Pontedera riuscisse a diventare una squadra rognosa e aggressiva in fase di non possesso – conferma Canzi – non dobbiamo ovviamente rinunciare a fare gioco, ma vorrei una squadra tosta. Le prospettive per riuscirci ci sono tutte, anche perché devo dare merito a Catalano e al suo staff che mi ha preceduto qui a Pontedera di aver lavorato molto bene dal punto di vista fisico».
Un mister abituato a lavorare e che conosce bene la gavetta. Mentre si iscrive all'Isef e, a 19 anni, lascia la carriera di calciatore in Seconda categoria, inizia ad allenare i Pulcini. Poi tutta la trafila nelle giovanili dilettantistiche, le prime esperienze, sempre nei semiprofessionisti, come primo allenatore. Anche una in Serie A nel calcio femminile. La svolta nel 2008, quando l'amico e allenatore Mario Beretta lo sceglie come assistente tecnico. Lecce, Torino, Paok Salonicco, Brescia, Cesena e Siena sempre al suo fianco. Poi lo sbarco in Sardegna, cinque anni al Cagliari come mister della Primavera prima e poi viceallenatore. Fino al salto nell'Olbia, dove ottiene una salvezza agevole nel 2020/2021 e l'anno dopo arriva a un soffio dalla Serie B. Poi la chiamata della Turris, durata 2 mesi da luglio ad agosto 2022: «Non scendo nei dettagli della rottura con la società, ma fortunatamente, quando è arrivata la chiamata del Pontedera, ci ho messo praticamente pochissimo tempo a liberarmi e sbrigare le ultime pratiche burocratiche».
Ma cosa ha chiesto la società al nuovo mister? Si pensa ancora alla salvezza o l'obiettivo, visto che la classifica è molto corta, è più ambizioso come il nuovo corso di Navarra e soci merita? «La società mi ha messo a disposizione una rosa di ottimo livello. Con questo format di campionato in Serie C il confine tra playoff e playout è molto sottile. L'ho visto nelle mie due stagioni a Olbia: per un anno abbiamo mancato di un soffio i playoff. In quella successiva siamo passati dal fare una stagione fallimentare a giocarsi i playoff, con un risultato storico per la società che è andata vicina alla Serie B. Ovviamente a Pontedera non si gioca per vincere il campionato, ma quello che mi è stato chiesto è portare è la nave in porto. Mantenere la categoria. Ma non è una chimera. Ci sono poche squadre che non fanno i playoff e i playout. È il bello di questo format. Possiamo anche entrare dalla porta di servizio dei playoff».
Un mister, Canzi, che non è spaventato, dopo quasi 40 anni di carriera, dalla gavetta. Anzi: «Ci sono esempi importanti di tecnici di alto livello senza grandi esperienze da calciatori, da Sarri a Mourinho passando per Sacchi. Non mi paragono a loro, ma sono convinto che a Pontedera ci siano le condizioni per lavorare bene».
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