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Pontedera, inizia l’era Canzi. Il nuovo mister granata: «C’è tutto per risollevarsi. Playoff? Si può fare»

di Alessandro Bientinesi
Pontedera, inizia l’era Canzi. Il nuovo mister granata: «C’è tutto per risollevarsi. Playoff? Si può fare»

L'allenatore dalle mille vite che ora ne inizia un’altra con il granata già cucito addosso

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PONTEDERA. Quattro anni fa, quando allenava la Primavera del Cagliari prima di passare all'Olbia in Serie C (poi trascinato a un passo dalla storica promozione in B), dichiarò di aver avuto almeno tre vite. Un mantra per Max Canzi, nuovo allenatore del Pontedera.

Nelle vite precedenti è stato attaccante in Seconda categoria, allenatore dei Pulcini (annata 1975), si è diplomato all’Isef. Ma ha guidato ambulanze, venduto buoni pasto, lavorato per un tour operator, fatto l’animatore nei villaggi turistici. Ma la passione per la panchina è sempre stata lì, un passione che, per uno che non è stato calciatore professionista, non è facile da trasformare in un lavoro. In Toscana, dove ha già lavorato come secondo di Beretta a Siena, torna per iniziare la sua quarta vita. Milanese di nascita, ma profondamente legato alla Sardegna, dove quella passione di allenare è diventata qualcosa di più importante. A Pontedera arriva per risollevare una squadra che in campionato non è riuscita ancora a vincere nelle prime sei gare di campionato.

Anche se con il Siena in Coppa Italia mercoledì 5 ottobre il gruppo, vincendo ai supplementari, ha dato una risposta importante. «Quella con il Siena è stata a tutti gli effetti la prima gara di questa nuova gestione ed è stato importante vincere, al di là del risultato sicuramente una prestazione di grande spessore». Anche se solo nelle prime 48 ore il lavoro di Canzi si inizia già a vedere. Molto in fase di non possesso, con intensità, recupero immediato del pallone e ripartenze veloci. «Mi piacerebbe che, nelle prossime 4 o 5 partite, il Pontedera riuscisse a diventare una squadra rognosa e aggressiva in fase di non possesso – conferma Canzi – non dobbiamo ovviamente rinunciare a fare gioco, ma vorrei una squadra tosta. Le prospettive per riuscirci ci sono tutte, anche perché devo dare merito a Catalano e al suo staff che mi ha preceduto qui a Pontedera di aver lavorato molto bene dal punto di vista fisico».

Un mister abituato a lavorare e che conosce bene la gavetta. Mentre si iscrive all'Isef e, a 19 anni, lascia la carriera di calciatore in Seconda categoria, inizia ad allenare i Pulcini. Poi tutta la trafila nelle giovanili dilettantistiche, le prime esperienze, sempre nei semiprofessionisti, come primo allenatore. Anche una in Serie A nel calcio femminile. La svolta nel 2008, quando l'amico e allenatore Mario Beretta lo sceglie come assistente tecnico. Lecce, Torino, Paok Salonicco, Brescia, Cesena e Siena sempre al suo fianco. Poi lo sbarco in Sardegna, cinque anni al Cagliari come mister della Primavera prima e poi viceallenatore. Fino al salto nell'Olbia, dove ottiene una salvezza agevole nel 2020/2021 e l'anno dopo arriva a un soffio dalla Serie B. Poi la chiamata della Turris, durata 2 mesi da luglio ad agosto 2022: «Non scendo nei dettagli della rottura con la società, ma fortunatamente, quando è arrivata la chiamata del Pontedera, ci ho messo praticamente pochissimo tempo a liberarmi e sbrigare le ultime pratiche burocratiche».

Ma cosa ha chiesto la società al nuovo mister? Si pensa ancora alla salvezza o l'obiettivo, visto che la classifica è molto corta, è più ambizioso come il nuovo corso di Navarra e soci merita? «La società mi ha messo a disposizione una rosa di ottimo livello. Con questo format di campionato in Serie C il confine tra playoff e playout è molto sottile. L'ho visto nelle mie due stagioni a Olbia: per un anno abbiamo mancato di un soffio i playoff. In quella successiva siamo passati dal fare una stagione fallimentare a giocarsi i playoff, con un risultato storico per la società che è andata vicina alla Serie B. Ovviamente a Pontedera non si gioca per vincere il campionato, ma quello che mi è stato chiesto è portare è la nave in porto. Mantenere la categoria. Ma non è una chimera. Ci sono poche squadre che non fanno i playoff e i playout. È il bello di questo format. Possiamo anche entrare dalla porta di servizio dei playoff».

Un mister, Canzi, che non è spaventato, dopo quasi 40 anni di carriera, dalla gavetta. Anzi: «Ci sono esempi importanti di tecnici di alto livello senza grandi esperienze da calciatori, da Sarri a Mourinho passando per Sacchi. Non mi paragono a loro, ma sono convinto che a Pontedera ci siano le condizioni per lavorare bene».


 

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