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C’era una volta la favola Etrusca San Miniato Ma ormai si è trasformata in una solida realtà

Stefano Scarpetti
C’era una volta la favola Etrusca San Miniato Ma ormai si è trasformata in una solida realtà

Il traguardo centrato delle final eight certifica una crescita costante. La soddisfazione del ds Stefanelli e di capitan Benites

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Stefano Scarpetti

SAN MINIATO. Parlare, a distanza di anni, ancora di sogno o favola sminuirebbe e svilirebbe il lavoro fatto dai dirigenti della La Patrie Etrusca San Miniato, a partire dal presidente Alberto Parrini, il vice Angelo Capozio, il direttore sportivo Andrea Stefanelli.

All’ombra della Rocca la parola d’ordine sono sacrificio, umiltà e consapevolezza. Non si perde mai la dimensione anche se i risultati ottenuti - soprattutto negli ultimi due anni - certificano la bontà delle scelte. Con la vittoria contro Legnano per 74-71 di domenica scorsa i biancorossi per la seconda volta nella propria storia hanno staccato il pass per approdare alle final eight di Coppa Italia. Un traguardo cercato nelle ultime tre stagioni, sfuggito in maniera surreale. «Due anni fa avevamo ottenuto il diritto di partecipare alla manifestazione – ricorda il direttore sportivo Andrea Stefanelli – ma lo scoppio della pandemia indusse la Lega a sospendere ad annullare la competizione, oltre al campionato. Lo scorso anno abbiamo terminato al terzo posto perdendo all'ultima giornata della prima fase contro Chiusi. Chi ci precedeva dovette rinunciare, quindi per noi c'era la possibilità di partecipare, ma anche noi fummo costretti a a tirarci indietro perché in quel periodo vennero fuori molti casi di Covid all'interno della nostra squadra. Quest'anno siamo riusciti a centrare questo traguardo. Un premio per quanto fatto dai ragazzi in questa prima parte del campionato. Vorrei sottolineare i risultati di questa stagione, perché in estate c'è stato l'addio di Federico Barsotti, coach e uomo guida della nostra squadra per sette anni. Abbiamo perso anche Neri e Carpanzano, elementi di valore eccellente».

Ma l’Etrusca non è stata a guardare, individuando i sostituti sia in panchina che sul parquet. «Con l'arrivo di coach Alessio Marchini crediamo di aver scelto la miglior guida tecnica presente sulla piazza. Lui è stato molto bravo ed intelligente, adattando delle modifiche al gioco attuato dalla squadra pur mantenendo le prerogative principali. Si è adattato ai ragazzi e non il contrario. La squadra non è più forte rispetto a quella dello scorso anno, ma il segreto è rappresentato dall'etica del lavoro e del sacrificio. Sono ragazzi eccezionali non soltanto sul campo, prima di tutto sono uomini».

Sulla compattezza del gruppo si evidenzia il fatto che Benites, infortunato, era in panchina domenica nelle veste di capitano non giocatore. Il supporto dato ai compagni è stato fondamentale, per chi veste ormai da anni la canotta biancorossa. «I compagni hanno fatto una vera e propria impresa – dichiara– è stato raggiunto un importante traguardo. È simbolico, sicuramente non è da accomunare ad un obbiettivo di fine stagione, ma è una medaglia che mettiamo nel nostro percorso».

Nella manifestazione, che ci sarà a marzo in una sede ancora da definire, l'Etrusca si misurerà con le migliori due dei gironi, B,C, D oltre Elachem Vigevano che condivide con il quintetto di Alessio Marchini il primo posto, alla vigilia dello scontro diretto di domenica prossima. Quindi occasione per misurarsi con formazioni di altri raggruppamenti. «Sarà sicuramente un'esperienza importante – dice ancora Benites – noi siamo abituati ad affrontare un certo tipo di avversari, ne troveremo altri. Indipendentemente da quante partite disputeremo, se soltanto una, due o tre».

Il girone di ritorno è tradizionalmente più complicato rispetto a quello di andata, sicuramente adesso l'Etrusca viene tenuta maggiormente in considerazione, gli avversari studieranno i biancorossi per metterli in difficoltà. «Ci sono giocatori come Candotto e Bellachioma che non erano conosciuti, verranno quindi tenuti maggiormente in considerazione. Loro dovranno essere bravi a continuare a dare il loro contributo, la chiave è questa».

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