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Pontedera

Livorno con 700 tifosi al seguito, ma è il Perignano a fare un figurone

Alessandro Marone
Livorno con 700 tifosi al seguito, ma è il Perignano a fare un figurone

Stadio pieno a Santa Croce, oltre un migliaio di persone: il pisano Bellazzini  serve il pallone del pari amaranto, poi la squadra di Ticciati sfiora l’impresa

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Alessandro Marone

SANTA CROCE sull’arno. Una cornice di pubblico notevole, un’onda amaranto a Santa Croce sull’Arno per la partitissima Fratres Perignano-Livorno. Oltre un migliaio gli spettatori sugli spalti del “Masini”, circa 700 i tifosi labronici. Match attesissimo e “invasione” confermata, a un’ora abbondante dal fischio d’inizio i dintorni dello stadio si animano. Sale l’attesa. C’è ancora tempo per acquistare i biglietti, fila ordinata e controllo del Green pass. Ultimi step prima di entrare in pieno clima-partita. Pian piano si popola la gradinata riservata ai tifosi livornesi, in tribuna i sostenitori locali.

Il Fratres Perignano scende in campo per primo ad iniziare il riscaldamento. Occhiali da sole e felpa rossa per Ticciati, che osserva i suoi concentratissimo e consapevole dell’importanza della gara. Quando compaiono sul terreno di gioco i giocatori amaranto parte il primo boato. Si avvicina il fischio d’inizio e la coda di sostenitori del Livorno ancora in attesa di accedere all’impianto scorre rapidamente. Lo scoppio reiterato di petardi fa allontanare alcuni colombi assiepati sul tetto della tribuna, sicuramente più interessati al piacevole sole che allo spettacolo della partita.

“Live is life” degli Opus precede la lettura delle formazioni e l’ingresso in campo delle squadre. Partono i cori dei tifosi livornesi e lo sventolio di bandiere, su una delle quali si legge la scritta “Per amore tuo”. In avvio si alza un “noooo” dalla gradinata quando Ferretti getta sopra la traversa un cioccolatino di Torromino e si divora il vantaggio. Quello che arriva poco dopo. Ed è del Fratres Perignano con una pennellata di Gamba su punizione. Esplosione di gioia in tribuna e tutta la panchina rossoblù che corre ad abbracciare il numero 4. Si alza subito un coro di sostegno degli amaranto. È un Livorno nervoso (giallo per proteste all’esperto Vantaggiato, Pecchia che, al momento del cambio, tira un pugno alla panchina). Al tramonto della prima frazione un “ooooohh” di meraviglia accompagna il destro al volo di Vantaggiato e un pallone, calciato in gradinata, non riemerge dal mare amaranto.

Al quarto d’ora della ripresa i tifosi locali si spellano le mani per il gran destro di Lucarelli che manca di poco il bersaglio. Il Livorno è sotto e in evidente difficoltà. Il “dodicesimo uomo” prova a suonare la carica con una sciarpata, ma il Perignano è tambureggiante e va più volte vicino a un raddoppio che sarebbe meritato. Quella confezionata alla mezz’ora, ad esempio, è una trama offensiva da manuale del calcio, ma Pulidori dice di no a Sciapi. Sliding doors e destino (beffardo) che entra in scena. È il pisano Bellazzini, che doveva uscire dal campo, a battere la punizione che trova la zuccata di Ghinassi. La gradinata esplode, i supporters amaranto cantano a squarciagola e il “Masini” diventa una bolgia.

Irreale è il silenzio che precede l’esecuzione dal dischetto di Sciapi. Pallone alle stelle ed esultanza che sa di spavento passato.

Nello stadio in cui poco più di quattro mesi fa ha sfiorato il sogno serie D, il Perignano per poco non fa uno scherzetto di Halloween da bottino pieno, ma mette paura al Livorno, fino a ieri sempre vincente. I giocatori rossoblù escono dal campo tra applausi scroscianti e una sorta di standing ovation. Applausi anche per gli amaranto, che vanno a salutare i tifosi. Dopo oltre due ore di tifo, cala il silenzio sul “Masini”. Esodo in direzione inversa, ritorno a Livorno. Per la capolista è un punto guadagnato.

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