Gioco
Verso le paralimpiadi Sara Morganti parte con l’obiettivo di lasciare il segno
La campionessa di dressage non vuole nascondersi «È una medaglia che mi manca, a Tokyo per prendermela»
Andrea Chiavacci
PISA. Sara Morganti è una delle atlete di punta dell’Italia, e in particolare della Nazionale di equitazione (nel dressage), ai giochi paralimpici (dal 24 agosto al 5 settembre a Tokyo). Nata a Castelnuovo Garfagnana il 21 marzo 1976, è affetta da sclerosi multipla dall'età di 19 anni e dal 2005 inizia la sua carriera agonistica.
Ormai possiamo considerarla una pisana doc?
«Di adozione, anche se sono nata in provincia di Lucca e cresciuta a Barga. A Pisa ho studiato all'università e da anni vivo qui con mio marito. Mi alleno al centro equestre Le Brune di Coltano e lavoro da anni in un'azienda privata pisana. Mi sento legata alla città tanto che dopo gli ori ai mondiali mi hanno organizzato una festa a palazzo Gambacorti».
Come si sta avvicinando ai giochi di Tokyo 2020?
«Sto ultimando la preparazione e negli ultimi giorni ho portato i cavalli dal veterinario perché sia Mariebelle che Royal Delight dovranno fare la quarantena in Germania. Intanto le ultime gare sono andate bene e arrivo con grande fiducia alla mia terza paralimpiade».
Con quale cavallo gareggerà?
«Non è ancora deciso ma probabilmente con Royal Delight, che ha più esperienza».
Qual è il suo obiettivo?
«Il mio sogno è quello di vincere una medaglia, che purtroppo mi manca. L'oro? È molto difficile ma ce la metterò tutta. Anche perché le altre sono forti ma sono pur sempre io la campionessa mondiale».
Come si è avvicinata all'equitazione?
«Grazie a mia sorella. Ho iniziato a 13 anni e da allora non sono più scesa di sella».
Come è riuscita a coniugare lo studio e lo sport?
«Sono laureata in lingue e portare avanti lo studio, lo sport, ma anche il lavoro e le fisioterapie non è semplice. Mi mancano pochi esami per la laurea magistrale ma per ora quel sogno resta nel cassetto».
Anche perché lei occupa dei ruoli istituzionali.
«Sono presidente della commissione nazionale atleti paralimpici del Cip. Ma è una cosa che faccio con piacere e passione. Il presidente Luca Pancalli è una persona eccezionale che ha contribuito in maniera determinante alla crescita del movimento paralimpico».
Un impegno che però può essere di aiuto per tanti ragazzi con disabilità.
«Cerchiamo di tirar fuori di casa le persone con disabilità e dargli un’opportunità per vivere una vita più intensa. Ne parliamo nelle scuole e anche la tv ha svolto un ruolo per la crescita del movimento».
Le 40 medaglie delle olimpiadi possono essere un traino per la spedizione?
«Mi sono emozionata tantissimo a sentire suonare dieci volte l'inno italiano a Tokyo. Questi risultati mi hanno dato una carica in più e arrivano nel momento più difficile, sportivamente parlando, ovvero quando sei alla fine della preparazione e inizi a sentire un po' di stanchezza».
L'Italia paralimpica riparte dalle 39 medaglie di Rio, si può fare 40 anche in questo caso?
«Ci sono ottime possibilità. Soprattutto nel nuoto siamo in grande crescita».
Il pensiero suo e della comitiva azzurra va a chi sta lottando per una medaglia ancora più importante?
«Alex Zanardi è un nostro amico, compagno e per anni è stato un punto di riferimento incredibile. Non solo un grande atleta ma soprattutto un grande uomo. Spero ancora che possa vincere la sua battaglia più dura».
Ci racconti il suo incontro con Papa Francesco?
«Lo abbiamo incontrato prima di andare a Rio ed è stata un'emozione unica. È una persona che trasmette grande umanità e che ha contribuito a un cambiamento culturale importante».
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