Il Tirreno

Pontedera

MARTINA BATINI 

«È un motivo d’orgoglio portare con me la bandiera della città»

Andrea Chiavacci

In pedana nel fioretto individuale e nella gara a squadre «Ho lavorato tanto e bene per esserci, molte le incognite» 

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Andrea Chiavacci

PISA. Gli atleti pisani si avvicinano alle Olimpiadi di Tokyo 2020 (il Covid ha fatto slittare l’appuntamento di un anno, ma non cambiato il nome...) con buone speranze di portare a casa risultati importanti. Una spedizione che parla al femminile, con ben sette donne su otto atleti (per ora...) complessivamente qualificati, con tante belle storie da raccontare.

Come quella di Martina Batini, 32 anni fiorettista di punta della scherma azzurra. Per lei sarà la prima Olimpiade in pedana. Riserva nell’individuale a Rio 2016, dove non c’era la gara a squadre, oltre a una laurea in ingegneria gestionale all’università di Pisa vanta un palmarès di primo livello: vittoria alle Universiadi del 2009, tre ori mondiali nel fioretto a squadre e un argento iridato nell’individuale nel 2014 a Kazan, tre titoli europei a squadre. Batini punterà a far risultato in entrambe le gare: il 25 luglio nell’individuale e il 29 in quella a squadre nel dream team con Alice Volpi, Arianna Errigo ed Erica Cipressa. Portacolori dell’Arma dei carabinieri, è la compagna di Matteo Tagliariol, oro olimpico nella spada a Pechino 2008, e mamma del piccolo Leonardo che ha da poco compiuto tre anni. A Tokyo porterà con sé la bandiera di Pisa consegnatale dal sindaco. «Ovviamente sì. Ci tengo alla mia città e ogni volta che mi viene dato un riconoscimento ne sono orgogliosa. Rispetto ad altri atleti che si spostano sono sempre rimasta qui per studiare e allenarmi».

Come arriva a questa sua prima Olimpiade?

«Ho lavorato tanto e sto lavorando bene. Non mi ritengo inferiore a nessuna quando riesco a dare il 100%. Ogni tanto calo mentalmente, mi augurio che non succeda a Tokyo».

Influirà il lungo digiuno dalle competizioni?

«La nostra disciplina è stata tartassata dalla pandemia. Da febbraio 2020 a oggi abbiamo fatto una gara nazionale e una internazionale. È dura. La tensione e le emozioni di una gara sono difficili da ricreare in allenamento. Il nostro ct ha cercato di creare il clima da gara chiamando altre atlete italiane ad allenarsi con noi ma non è la stessa cosa. Sarà un’incognita».

Chi teme maggiormente?

«Le più forti sono le altre italiane, Errigo e Volpi,e la russa numero uno del ranking mondiale, Inna Deriglazova. Ma la gara olimpica non è come le altre. Anche l’outsider, se quel giorno sta bene, può vincere».

Dopo la gravidanza qual è stato l’impatto con le gare?

«Mi sono ripresa bene, ma senza accelerare. Ho iniziato ad allenarmi un paio di mesi dopo il parto. Seguita da dei professionisti al San Rossore sport village e dal mio allenatore. Fondamentale il sostegno del mio compagno e dei miei genitori. Ti dà la carica nei momenti no».

Lei è riuscita anche laurearsi, come ha fatto a far combaciare le cose?

«Studiare e fare sport aiutano tantissimo nell’organizzare il tuo tempo e aumentano la concentrazione. Paradossalmente ho trovato maggiori difficoltà dopo la laurea perché facendo solo scherma non riuscivo mai a staccare. È stancante, ci vuole dedizione e sacrificio, ma una cosa aiuta l’altra. Ovviamente anche in questo caso è fondamentale l’apporto dei tuoi familiari».

L’attività con l’Arma quanto è importante per lei?

«Senza i carabinieri non sarei qui. Loro mi permettono di fare della mia passione per la scherma un lavoro a tempo pieno, altrimenti non avrei modo di farlo. Sappiamo bene che la scherma non è uno sport professionistico».

Il 23 luglio per l’inaugurazione la troveremo sia con il tricolore che con la croce pisana?

«La cerimonia purtroppo è ancora un’incognita perché non sappiamo se dovremo restare seduti. Sarà comunque una grande emozione». —

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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