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Lorenzo, cuore “pontaderese” a 21 anni è già idolo dei tifosi

Pietro Mattonai
Lorenzo, cuore “pontaderese” a 21 anni è già idolo dei tifosi

I sostenitori dei granata gli hanno dedicato uno striscione: «Sono contento ma anche sorpreso, è un gesto che mi ha emozionato tantissimo»

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Pontedera. Figlio della sua città, pontederese – anzi, pontaderese – tra i pontederesi. Lorenzo Bardini, centrocampista classe 2000 che da poco ha rinnovato il suo contratto con i granata per altri due anni, per i tifosi è già un idolo. Difficile, infatti, trovare un altro ventunenne tra i professionisti che, dopo appena dodici presenze, si sia già guadagnato uno striscione tutto per sé.

«Pontedera ai pontaderesi – si legge nello striscione appeso ai cancelli del “Mannucci” – 10, 100, 1000 Bardini». Insomma, mentre in campo il centrocampista granata ha iniziato in questa stagione a muovere con regolarità i suoi primi passi tra in serie C, fuori è già tra i più acclamati.

GIOCATORE TIFOSO

«Mi hanno mandato la foto ieri (mercoledì, ndr) – dice con un sorriso Bardini – sono molto contento, ma anche sorpreso: è un gesto che non mi aspettavo e che mi ha emozionato tantissimo». Soprattutto perché Bardini, fino a qualche anno fa, era uno dei tifosi che dagli spalti incitavano i giocatori del Pontedera. «Mi ricordo che fin da quando ero piccolo mio padre mi portava a vedere le partite dei granata – racconta – è come se fossi uno di loro». E tra tutti i ricordi, quello più bello è legato a un playoff. No, non quello disputato contro l’Albinoleffe una ventina di giorni fa, ma quello vissuto dagli spalti di Via del Mare. «Seguii la trasferta a Lecce del 2014, quando il Pontedera si giocava la semifinale degli spareggi per la serie B – continua – fu un bellissimo momento». Bardini è un ultras in campo: una rarità, in un calcio sempre più ricco di figurine e sempre più povero di bandiere.

PONTEDERA

E IL PONTEDERA

Anche la sua storia personale parla soltanto pontaderese. Attenzione, il distinguo è fondamentale: pontaderese, in quanto non soltanto residente (“pontederese”), ma nato e cresciuto nella città della Vespa. Dunque, pontaderese. «Dai pulcini fino ai tredici anni ho giocato con la Bellaria – ricorda Bardini – poi è arrivata la chiamata del Pontedera, anche se non è stato facile: ero molto legato all’ambiente e a tutta la società, ma appena arrivato in granata mi sono trovato bene da subito». Così è iniziata la scalata con la maglia del Pontedera, che lo ha portato ad arrivare sino in prima squadra e a esordire tra i professionisti. «La mia prima esperienza è stata con i Giovanissimi nazionali e con mister Santino Specula – prosegue – dopodiché ho fatto parte della formazione Allievi e due anni con la Berretti, fino alla prima squadra». Una storia pontaderese non solo in campo, ma anche a scuola. «Ho frequentato ragioneria a Pontedera e abito nelle vicinanze dello stadio – spiega – per me è sempre stato molto comodo raggiungere il “Mannucci”». E almeno per i prossimi due anni, continuerà a farlo.

IL FUTURO

Intanto, però, la stagione per il Pontedera è finita e per i giocatori di mister Ivan Maraia è il momento delle vacanze. Anche se la voglia di indossare gli scarpini non passa mai. «Stacchiamo per un mese, poi ripartiremo i primi di luglio per farci trovare pronti in vista della preparazione atletica – conclude Bardini – in questi giorni mi sono sentito soprattutto con il capitano, Andrea Caponi: adesso ci godiamo le vacanze, ma tra qualche settimana ci ritroveremo per fare un po’ di corsa insieme e riprendere subito l’attività». Per la prossima stagione, allora, l’obiettivo è chiaro: confermarsi e, perché no, ritagliarsi un po’ più di spazio. Portando alto il nome della città e del settore giovanile granata. —Pietro Mattonai

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