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calcio: serie c 

Il Pontedera spinto pure da Caponi senior

Tommaso Silvi
Il Pontedera spinto pure da Caponi senior

Il padre del capitano, protagonista di tanti spareggi, ci crede «La squadra è in forma e sono certo che se la giocherà» 

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Tommaso Silvi

PONTEDERA. «Andrea è come me. Sicuramente dormirà poco, sente la partita ed è giusto che sia così. Sono certo che saprà dare consigli importanti ai giovani dello spogliatoio. Quella di domenica (domani per chi legge, nda), non è una gara come le altre. Anche per motivi che vanno oltre il campo di calcio». Di padre in figlio. Con una città sulle spalle che ha voglia di urlarle di gioia. Alessandro Caponi oggi ha 57 anni, ex bandiera granata e ora primo tifoso del “suo” Andrea, capitano del Pontedera che domani alle 17,30 scende in campo a Gorgonzola contro l’Albinoleffe, nel primo turno dei playoff per la Serie B.

«Ho visto tutte le partite – dice Alessandro – e credo che sarà un incontro equilibrato, tra due formazioni che si equivalgono. Magrassi è in uno stato di forma straordinario, il Pontedera con lui può segnare da un momento all’altro. I nostri avversari dovranno stare attenti».

Domani conta solo vincere. Altrimenti la corsa verso la Serie B dei granata finisce. Corsi e ricorsi storici. Come quando il Pontedera giocava gli spareggi per non retrocedere. Circostanze diverse, ma solito obbligo: vincere. E quando il gioco si faceva duro, Alessandro Caponi irrompeva sulla scena. Doppietta nel 3-1 al Novara – giugno 1990, a Modena in campo neutro – e altra doppietta nel 4-3 al Carbonia – giugno 1988 – al Liberati di Terni. Quattro gol nei momenti decisivi per inchiodare il Pontedera alla C2 ed evitare la caduta nell’inferno dei dilettanti. «Era un altro calcio – continua Caponi “senior” – l’età media delle squadre era molto più alta. Andare in Serie D significava rimetterci soldi, vedersi strappare il contratto e rischiare di non trovare squadra. Erano lotte sfrenate, valeva tutto. A Modena i pontederesi erano duemila, a Terni oltre un migliaio. Io quando vedevo la mia gente mi esaltavo, il pensiero di farli esultare mi faceva tirare fuori tutto quello che avevo. Andrea ha preso da me questa parte del carattere, anche lui vuole far godere il popolo granata».

Passano gli anni, cambia il mondo. E anche il pallone. Ma questo Pontedera è diverso da quello che nel 2018 uscì dagli spareggi al primo round in casa della Viterbese. «Quell’anno – ricorda Alessandro Caponi – la squadra arrivò alla partita stanca, in condizioni fisiche non eccezionali. Dopo il primo tempo si capiva già che non ci sarebbe stata storia. Oggi il gruppo ha dimostrato di stare bene, ha terminato il campionato vincendo 5-1 con la Pergolettese. I ragazzi hanno gamba, hanno fame, giocano un calcio divertente. Non so come andrà a finire, ma sono certo che ce la giocheremo alla grande».

C’è una città che tifa. E un tifoso speciale che sta lottando in un letto d’ospedale. Carlo Barsotti, 60 anni, storico cuore granata, mercoledì è caduto dal terrazzo della sua abitazione. Ora è ricoverato in gravi condizioni a Cisanello. «Andrea è rimasto molto scosso da quello che è successo a Carlo, e so che anche il resto della squadra ha appreso la notizia con stupore e dolore. Sono sicuro – spiega ancora Alessandro Caponi – che tutti daranno qualcosa in più anche per lui. Ha il Pontedera nel cuore, ne ha fatto una ragione di vita, lo segue in ogni stadio d’Italia da anni. È una figura storica e fondamentale del calcio di questa città. Andrea e i suoi compagni giocheranno anche e soprattutto per Carlo». —

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