Gioco
Sandy Iannella, una star fra le granatine: «Che tipo tosto mister Ulivieri»
PONTEDERA. Colpo del mercato estivo, Sandy Iannella è la stella del Pontedera neopromosso in serie B. Attaccante-centrocampista con propensione offensiva, la numero 10 livornese (classe ’87) è un tassello in grado di arricchire il mosaico granata in esperienza, talento e leadership. Il pallone nel Dna («da bambina prendevo a calci anche le lattine della Coca-Cola»), nel curriculum di Iannella 4 scudetti, 5 Supercoppe, 2 Coppe Italia, 39 presenze in Nazionale e oltre 100 gol in serie A. Le granata, terzultime a quota 13 punti e in piena corsa per la salvezza, tornano in campo domenica 21 per la difficile sfida sul campo della Riozzese Como, valida per la terza giornata di ritorno.
Cosa l’ha spinta a sposare il progetto granata?
«Mister Ulivieri ha fatto un pressing stretto. All’inizio ero titubante, poi sono riuscita a conciliare esigenze lavorative e familiari e ho accettato».
Si sente una delle leader del gruppo?
«Sono una persona umile e silenziosa, ho sempre preferito far parlare i fatti. Appena arrivata mi sono messa alla pari delle mie compagne e sto cercando di trasmettere la mia esperienza e dare consigli. Non mi sento una leader, ma fa piacere che mi abbiano preso come uno dei punti di riferimento. Il gruppo è affiatato e giovane, per molte si tratta della prima stagione in serie B, ci può essere anche un po’ di emozione».
Qual è il ricordo più bello della sua carriera?
«Sono tanti. Dalla prima Coppa Italia conquistata contro il Bardolino alla prima convocazione in Nazionale, dalle partite in Champions al primo scudetto, vinto con diverse giornate di anticipo. Ne sono arrivati quattro di fila, ognuno con un sapore diverso».
Cosa vuol dire indossare la maglia della Nazionale?
«Un’emozione indescrivibile e un orgoglio, giochi per il tuo popolo, il tuo Paese. La maglia azzurra fa venire i brividi. Con alti e bassi l’ho indossata dal 2006 al 2018, giovando anche gli Europei del 2013 e del 2017. Nel 2017, in una partita valida per le qualificazioni ai Mondiali, ho rimediato un infortunio al crociato».
Come mai ha scelto la 10?
«È un numero importante, poi c’è anche una motivazione personale, volevo tornare alle origini. Alla Torres avevo la 11, ai tempi del Livorno, con cui ho fatto la trafila del settore giovanile e disputato serie C e B, indossavo la maglia numero 10».
Che rapporto ha con mister Ulivieri?
«C’è stima reciproca, mi sono messa a disposizione e sto imparando un sacco di cose: lui insegna calcio. È un tipo tosto, ha un carattere difficile e usa più il bastone che la carota, ma si fa voler bene. Ha allenato grandi campioni e a 80 anni (compiuti il 2 febbraio) è ancora attivissimo in campo. Al termine dell’ultima gara ha fatto i complimenti al reparto difensivo: le mie compagne, abituate a ramanzine, sono rimaste sorprese e si sono emozionate. Siamo abituate ai rimbrotti, se non li fa ci preoccupiamo». —
Alessandro Marone
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