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Pontedera, c’è una regina silenziosa subito dopo i tre colossi toscani

Tommaso Silvi
Pontedera, c’è una regina silenziosa subito dopo i tre colossi toscani

I granata, tornati nei professionisti nel 2012, hanno scalato le gerarchie e oggi sono sul campo il quarto club regionale

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PONTEDERA. A Firenze la Serie A è di casa. A Empoli, ormai, sono abituati al calcio che conta. A Pisa, con il recentissimo arrivo del magnate di origine russa Alexander Knaster, si sogna addirittura l’Europa. Sono queste le regine che, attualmente, siedono nel salotto dorato della Toscana del Pallone.

Ma ora serve un altro trono. Per far accomodare il Pontedera. Una regina più silenziosa delle altre, meno appariscente, ma comunque bellissima. Col successo di sabato per 2-0 in casa del Piacenza, la formazione di mister Ivan Maraia è salita all’ottavo posto nella classifica del girone A di Serie C. In piena zona playoff per la Serie B. I granata sono tornati nei professionisti nel 2012, dopo 12 anni di purgatorio nei dilettanti. E non se ne sono più andati.

In un calcio sempre più bombardato di fallimenti societari e presidenti senza portafoglio - anche in Toscana - il Pontedera è una straordinaria dimostrazione di solidità. Dentro e fuori dal campo. L’obiettivo di partenza è sempre la salvezza, ma è capitato anche che la “regina silenziosa” sia arrivata a giocarsi gli spareggi per la B. Senza spese faraoniche e annunci roboanti. Programmando il lavoro a lungo termine e puntando sui giovani. Anzi, sui giovanissimi.

QUELLE PICCOLE CANAGLIE

Il Pontedera ha fatto della propria politica societaria un punto di forza. La spiegazione più puntuale sta nello schieramento di partenza della vittoriosa trasferta di sabato a Piacenza. Solo tre “vecchi” in campo: il capitano Andrea Caponi, classe 1988, Catanese e Magrassi, nati nel 1993. Poi due ragazzi del 1998, Benassai e Semprini, il portiere Sarri del 1999, i 2000 Perretta, Matteucci e Regoli, quindi il 2001 Milani e addirittura un 2002, il difensore Pretato. Ed è sempre così. In ogni partita. Spazio alle piccole canaglie, scovate nei settori giovanili e nei campionati dilettanti dal direttore generale granata, Paolo Giovannini. Uno che ha fiuto per i talenti e non ha paura di scommettere sui “ragazzini”. Con tutti i rischi correlati. Prima dei due successi consecutivi con Olbia e Piacenza, il Pontedera era reduce da un breve – ma preoccupante – momento di flessione. D’altronde l’esperienza ha un peso nel calcio, e quando in un gruppo ci sono tanti giocatori che non hanno mai duellato con i “grandi” può succedere di attraversare periodi in cui i risultati non arrivano. Ma la storia granata insegna che la fiducia è tutto. Non servono stipendi da capogiro per fare un buon campionato di Serie C.

LE ALTRE

Ma perché quella del Pontedera può – e deve – essere considerata una delle realtà più brillanti del calcio toscano? Semplice, basta vedere come se la passano i vicini di casa. Partendo proprio dal torneo dei granata. La Carrarese, che ha Silvio Baldini in panchina e tanti giocatori con un bagaglio importante maturato in Serie C e categorie superiori, non sta rispettando le aspettative. L’obiettivo dalle parti delle Apuane è la Serie B, ma l’attualità dice nono posto. Alle spalle delle “piccole canaglie” granata. Il Grosseto, dopo la suggestione Serie A sotto la presidenza di Piero Camilli, è ripartito dal basso, ha ritrovato il professionismo e ora galleggia a metà classifica. Dove abita anche la Pistoiese.

Vanno decisamente peggio le cose per Livorno e Lucchese, invischiate nei bassifondi con pericolosa vista sulla retrocessione. Gli amaranto, con la fine dell’era del patron Aldo Spinelli, sono alle prese con una logorante crisi societaria che prosegue da diversi mesi. I rossoneri sono risorti dal fallimento, ma rischiano seriamente di fare marcia indietro nel tugurio dei dilettanti.

Nel girone B c’è l’Arezzo: anche qui ai vertici del club il mare è agitatissimo. Ultimo posto in classifica e un futuro che non promette nulla di buono. Senza dimenticare Siena e Prato, che ancora lottano per tirarsi fuori dalla Serie D.

AMBIZIONI

Va detto chiaramente. Il Pontedera, oggi, non ha la potenza economica per poter ambire a qualcosa di più della Serie C. Ma la società del presidente Piero Gradassi sta muovendo i primi passi verso un rafforzamento dello scheletro finanziario. L’idea è quella di attirare imprenditori legati al territorio, per formare una sorta di grande famiglia granata. Ancora più estesa di quella attuale, che comunque garantisce – grazie anche ai numeri da circo nell’ambito del calciomercato di Paolo Giovannini – bilanci in ordine. A breve, inoltre, è previsto un importante ampliamento del centro sportivo Oltrera. Per provare a guardare al domani con occhi diversi. Alzare l’asticella si può, ma senza compiere il passo più lungo della gamba. Parola di “regina silenziosa”. —

Tommaso Silvi

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