Gioco
Manuel Caponi spegne 34 candeline e si racconta: il coma, il suo nome urlato allo stadio e la rinascita
Calcio, il compleanno del fantasista tornato a nuova vita nove anni fa: passo per passo racconta i drammatici giorni dopo il dramma e le fasi di una nuova vita
PONTEDERA. Talvolta nella vita le cose cambiano nel tempo di un sospiro, ancor prima che riusciamo ad abituarcene: così recita una frase del libro “L’Alchimista” di Paulo Coelho. La vita di Manuel Caponi, talentuoso numero 10 del Pontedera che oggi spegna 34 candeline, è cambiata una domenica di novembre di nove anni fa. Uno scontro di gioco fortuito al 33’ del primo tempo della gara di serie D contro il Sansovino: un difensore avversario, invece di calciare il pallone, colpisce in pieno volto il giocatore granata, che perde i sensi. In un attimo paura e preoccupazione avviluppano tutti i presenti al “Mannucci”. Tempestivo l’intervento del medico del Sansovino.
In campo, con la maglia granata, c’è anche il fratello minore di Manuel, Andrea (classe ’88), all’epoca ventitreenne, ora bandiera e capitano del Pontedera. Manuel di anni sta per compierne 25 (è nato il 9 dicembre del 1986), è da poco diventato papà, gioca nella squadra della sua città e ha coronato il sogno che cullava sin da bambino.
È il 13 novembre 2011. Volendo usare una metafora calcistica, quel giorno è stato un episodio-chiave nella partita di Manuel. Quasi una cesura tra due tempi, o addirittura, l’inizio di una nuova partita.
Riavvolgiamo il nastro con Manuel nel corso di una lunga chiacchierata telefonica e raccontiamo la storia dall’inizio. Una storia di passione, forza, tenacia e abnegazione. Nel segno del pallone. E a tinte granata. Dopo i primi calci al pallone nell’Oltrera e nel settore giovanile del Pontedera, Manuel passa all’Empoli e con gli azzurri esordisce in serie B nella penultima giornata della stagione 2004/05.
«L’Empoli aveva già conquistato la promozione, entrai nel secondo tempo al “San Nicola” di Bari. Ero già andato in panchina qualche volta con la prima squadra: l’esordio in serie B è stata un’emozione incredibile, il coronamento di una grande stagione con la Primavera».
Manuel è un numero 10 mancino tutto talento e fantasia. Una promessa. Gioca in C1 e C2 con Lanciano, Prato, Castelnuovo e Valenzana (tra i compagni di squadra anche il fratello Andrea). Nel 2010 il ritorno a Pontedera. «Ero un buon giocatore, talvolta discontinuo. Ma quando stavo bene mi divertivo, ero l’uomo in più e regalavo la giocata: segnavo e facevo segnare. Arrivarono tante offerte, ero un po’ perplesso sul fatto di scendere di categoria: decisi di tornare con l’obiettivo di cercare di riportare il Pontedera tra i professionisti».
L’impatto è ottimo: subito a segno nelle prime giornate, a fine campionato la squadra arriva seconda: «Era tornato l’entusiasmo in città. Segnai 12 gol, compreso uno di tacco nei playoff. Macinavamo gioco, peccato non essere riusciti a completare la rimonta sul Borgo a Buggiano».
Il Pontedera di mister Masi (subentrato nel corso della stagione precedente a Vitali) è deciso a riprovarci nella stagione 2011/12. In maglia granata arriva anche Andrea Caponi, si ricostituisce il tandem inossidabile con il fratello. «Partimmo fortissimo. Ho segnato 5 gol nelle prime 8 partite, a novembre sono diventato papà. Abbiamo vinto a Spoleto e siamo balzati in testa alla classifica… poi c’è stata la partita con il Sansovino».
Preferiamo non indugiare sui particolari. La voce di Manuel si increspa più volte nel corso della telefonata e dalle parole traspaiono una forza e una grinta impressionanti. L’episodio di quella domenica ha avuto grande risonanza anche sui media nazionali. «Non ricordo nulla. L’ultimo ricordo che ho è del giovedì, quando eravamo riuniti per preparare la partita. In quel periodo segnavo anche di testa, ce la mettevo sempre. Quando ero pronto per rivedere il video, lo hanno tolto dal web».
Manuel viene intubato, è in coma e in pericolo di vita. Dall’ospedale di Pontedera viene trasferito a Cisanello. Il risveglio e poi una lunga riabilitazione in vari centri specializzati. E l’inizio di un nuovo capitolo, quasi un ricominciare da zero. «Sentivo che intorno a me c’era confusione. Era un casino bello».
È l’affetto di tutte le persone che vogliono bene a Manuel e cercano di fargli sentire la propria vicinanza. «Più del risveglio, l’incognita era come mi sarei risvegliato. Ho avuto grossi problemi di mobilità, di vista, nel linguaggio».
Ma il carattere di Manuel, talentuoso e “anarchico” in campo, non è di certo arrendevole. E il numero 10 mostra subito di che pasta è fatto. «Magari facevo 200 chili di pressa, ma non riuscivo a scrivere… è stato come imparare di nuovo a fare tutto, tornare bambino. A volte durante la riabilitazione si incrociavano le gambe e i dottori dicevano “Basta, continui domani”. Ma io ero caparbio e proseguivo».
Il venticinquesimo compleanno viene festeggiato a Volterra, mentre, qualche mese dopo, è a Parma che arriva la videochiamata in diretta per festeggiare la promozione in Lega Pro del Pontedera: campionato stravinto, obiettivo centrato. «Fu un’emozione incredibile, tutto lo stadio urlava il mio nome. Un affetto travolgente».
Ma Manuel ha il pallone nel dna - basti pensare che il babbo è uno dei calciatori più famosi della storia del Pontedera - e non può farne a meno. «Il manto verde era la mia terapia. Io ero abituato a giocare a pallone, ad andare a mille all’ora. Ho dovuto metabolizzare, ma ho visto che avevo bisogno del campo, mi faceva star bene. Ok, è successo quello che è successo. Non puoi più giocare. Ma arrendersi è troppo facile, devi crearti altri obiettivi».
Nella testa di Manuel prende sempre più forza un’idea: diventare allenatore. Da numero 10 a mister. Inizia nel 2012 con gli Allievi B del Pontedera e, andando oltre le aspettative, vince il campionato. L’anno successivo guida i Giovanissimi Nazionali granata, poi passa al settore giovanile del Pisa, allenando prima i Giovanissimi nazionali, poi la Berretti, con la quale colleziona una lunga striscia di risultati positivi e arriva a disputare le finali nazionali. Una stagione al Tuttocuoio, poi, nel 2017, il ritorno a Pontedera, categoria Giovanissimi. La stagione successiva con gli Allievi vince il campionato ed esce nelle finali nazionali col Pordenone, futuro campione d’Italia; sulla scorsa stagione è calato il sipario a marzo, quando gli Allievi erano in corsa per staccare il pass per le fasi nazionali.
L’incipit della stagione 2020/21 sulla panchina degli Allievi 2004 è sensazionale. Storici trionfi ai tornei “Rocco” e “Vitulano” (prima volta per il Pontedera) in estate battendo entrambe le volte in finale l’Empoli e vincendo tutte le partite (a parte un pari con l’Atalanta nel “Vitulano”, caratterizzato da successi in rimonta). In campionato, prima dello stop, un en-plein di successi: tre su tre. Il numero 10 Manuel Caponi si sta riprendendo da allenatore tutte le soddisfazioni che sognava mentre pennellava traiettorie in campo col mancino. —
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