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Rally di Pomarance, gli organizzatori: «Il Covid? Tutto ok»

P.M.
Rally di Pomarance, gli organizzatori: «Il Covid? Tutto ok»

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Alle polemiche del fine settimana risponde anche l’organizzazione del Rally Day di Pomarance. Sabato e domenica, nel cuore della Valdicecina, si è svolto uno degli appuntamenti rallistici più in vista nel panorama nazionale, in grado di richiamare quasi 90 piloti nonostante il periodo di piena emergenza sanitaria.

Proprio a causa della situazione particolare in cui si è tenuta la manifestazione, numerose polemiche l'hanno accompagnata sin dal primo giorno. In molti hanno lamentato il mancato rispetto del divieto di assembramento, oltre all’uso delle mascherine che, per alcuni, è sembrato piuttosto scarso. A questa polemica ha risposto l’ufficio stampa del Rally Day, che ha voluto fare chiarezza su alcuni punti. «C’è stata una sorta di caccia alle streghe eccessiva – si legge in una nota ufficiale a firma di Alessandro Bugelli, capo ufficio stampa della corsa –. Adesso ci troviamo in una fase in cui non va bene nulla». Da parte dell’organizzazione, c’è la volontà di sottolineare come l’iniziativa abbia avuto una ricaduta importante sul territorio di Pomarance, soprattutto in questo momento difficile. «Il rally ha portato confusione? Può darsi – continua – ma ha anche portato circa 1.200 persone a soggiornare sul territorio in un momento difficile come quello che stiamo vivendo». La nota diffusa dall’ufficio stampa si sofferma anche sulla questione delle mascherine. «Tutti sabato mattina la indossavano durante le verifiche pre-gara all’area Savioli, chi correttamente e chi magari non proprio, ma erano pochissimi – prosegue –. Sì, forse a momenti si venivano a creare degli assembramenti, ma poi tutto si è risolto». Insomma: il Rally Day avrebbe portato più benefici che problemi. «La cosa è stata un po’ troppo demonizzata, il problema è stato amplificato soprattutto da alcuni che, con molta probabilità, hanno inviso la competizione – si legge –. La presa di posizione del sindaco, principale responsabile della salute pubblica nel suo comune, è comprensibile, ma in questo caso si è fatta passare la gara come un’onda barbarica, mentre la realtà è un’altra». Infine, alcune considerazioni che vanno al di là dello svolgimento della corsa. «La gara si è tenuta nel massimo rispetto del protocollo sanitario federale e chi doveva vigilare lo ha constatato – continua –. Alle spalle degli sportivi che corrono e si divertono ci sono centinaia di persone che lavorano, che fanno investimenti e che hanno dipendenti da mantenere». Con una battuta finale. «Credo che il rally, come tutto lo sport, in una fase come questa serva anche da messaggio per guardare oltre e dare momenti di svago per sgombrare la mente dal grigiore di questi giorni – conclude Bugelli –. Un giorno all’anno, poi, un rally si può anche sopportare». —P.M.

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di Redazione web