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Cresce la rabbia contro lo stop Manifestazione a Firenze

Alessandro Marone
Cresce la rabbia contro lo stop Manifestazione a Firenze

Il nuovo blocco imposto ai campionati dilettantistici fa infuriare tesserati e società Francesco Mariani (Ponsacco): «Vogliamo far sentire la nostra voce alle istituzioni»  

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Poche ore dopo lo stop dei campionati dilettantistici, arrivato alla vigilia della terza giornata di campionato, è scattata la mobilitazione. L’ordinanza firmata sabato dal presidente della Regione Eugenio Giani indicava una sospensione delle competizioni fino al 14 novembre, il Dpcm del presidente del Consiglio Conte parla di stop fino al 24 novembre.

Alcuni giocatori di Eccellenza hanno dato vita ad un gruppo WhatsApp che, con il passare delle ore, è diventato sempre più numeroso (oltre 200 persone) e del quale fanno parte giocatori, dirigenti e allenatori anche di altre categorie. È stato emanato anche un comunicato congiunto che sta girando sui social e per dopodomani, a partire dalle 11.30, è stata organizzata una manifestazione a Firenze davanti al alla sede della Regione: “Insieme si può, lo sport è vita” lo slogan. A partecipare non solo calciatori, allenatori e dirigenti del calcio dilettantistico e giovanile, la manifestazione è aperta anche a gestori di palestre, preparatori atletici e collaboratori sportivi. Tra i promotori del gruppo WhatsAppc’è il centrocampista Francesco Mariani, tornato in estate a vestire la maglia del Ponsacco: «Non troviamo giusto questo stop improvviso dopo che erano stati rispettati dei protocolli. Abbiamo organizzato questa manifestazione per far sentire la voce del movimento sportivo e la sua importanza. La colpa non è dello sport, ma dell’incompetenza vista in questi mesi. Sappiamo che ci sono altri problemi, ma ci dispiace essere discriminati. La serie D va avanti, noi no; avrebbe fatto piacere anche ricevere la vicinanza delle leghe professionistiche. La sensazione è che lo stop possa essere più lungo di un mese. Molti non capiscono che per tanti questo è un lavoro: chi mantiene la famiglia, chi paga gli studi, chi arrotonda. Comprendiamo anche le società, che magari speravano in una ripartenza più tranquilla e ora si trovano in difficoltà. Noi vogliamo continuare a giocare. Porte chiuse e maggiori controlli potrebbero essere delle soluzioni, speriamo che si trovi un punto di incontro».

Simile il pensiero del capitano del Fratres Perignano, Andrea Aliotta: «Siamo stati in silenzio, è arrivata l’ora di farci sentire: la decisione di fermarci di nuovo non ci va bene e anche la tempistica non è stata gradita. Lo stop pesa per i calciatori e per le società, ci sono presidenti che hanno fatto degli investimenti importanti e diversi club rischiano di chiudere. Per molti il calcio è un lavoro a tutti gli effetti, tante persone hanno anche famiglie da mantenere. Siamo consapevoli che il momento è difficile, ma speriamo che lo stop non venga prolungato. Vogliamo continuare a giocare, ovviamente nel pieno rispetto di quelle che sono le regole».

«Forse a questo punto sarebbe stato meglio non partire proprio e rimandare tutto al prossimo anno», dice Giacomo Menichetti, capitano del Fucecchio. «Siamo delusi perché avevamo ripreso da due mesi e ci fermiamo di nuovo. Siamo anche un po’ arrabbiati per le modalità, pur capendo che il periodo è complicato e anche prendere decisioni non è facile. Sono dell’idea che si debba tornare a giocare, con tutte le accortezze e definendo le misure da seguire. Come fanno ad andare avanti le società senza ricavi degli sponsor e della biglietteria?». —

Alessandro Marone

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