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Pontedera

Tutti in coda per un “selfie” con Alex Zanardi, campione vero

marco sabia
Tutti in coda per un “selfie” con Alex Zanardi, campione vero

L’ex pilota di Formula 1 e il ciclista Enrico Fabianelli sono stati i “capi delegazione sportivi” nei due giorni della staffetta (che attraversa tutta Italia) dedicati alla provincia e al capoluogo 

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il personaggio

Quindici settembre 2001, circuito tedesco del Lausitzring, campionato Cart (Indy): dopo una sosta ai box Alex Zanardi rientra in pista, finisce in testacoda e viene preso in pieno dall’auto di Alex Tagliani. Risultato: istantanea amputazione delle gambe e gravissima emorragia che lo porta ad un passo dalla morte. Anni dopo il futuro campione paralimpico racconterà di essere sopravvissuto per 50 minuti con un litro di sangue in corpo, quando mediamente un adulto in salute se ne porta dietro cinque.

Ci vollero un mese di ricovero, 16 operazioni chirurgiche (con 7 arresti cardiaci) per restituirlo ad una vita che sembrava averlo salutato anzitempo. Nel Canto I del Purgatorio, Dante erge la pianta del giunco a simbolo di umiltà, perché si piega ma non si spezza al passaggio delle onde. Ecco, Zanardi potrebbe essere la trasposizione moderna di questi endecasillabi: lui, purtroppo, si è spezzato realmente. Ma ha mantenuto quell’umiltà di fondo che lo ha fatto diventare un personaggio simbolo della possibilità di rinascere anche quando la marea sembra pronta a spazzarci via. D’altronde – come è sempre solito dire quando si emoziona – «mi tremano le gambe». Autoironia voto 10.

Ieri Zanardi era a Bientina, tappa di “Obiettivo tricolore” (una staffetta con 52 atleti paralimpici che sta attraversando l’Italia da nord a sud per dare un messaggio di speranza e rinascita). La “delegazione” – guidata dal ciclista Enrico Fabianelli a cui è stata diagnosticata la sclerosi multipla – dopo la tappa di mercoledì, targata Cetilar, al Porto di Pisa, ha fatto “scalo” alla Del Colle, azienda molto importante nel campo della lavorazione di cereali e legumi. Ma si sa, quando c’è Zanardi il protagonista diventa sempre lui, volente o nolente. Tutti vogliono una foto, tutti gli chiedono un selfie; basta mettersi la mascherina e non accalcarsi troppo, alla fine. Zanardi è arrivato alla Del Colle in auto, perché quella tappa non faceva parte del suo percorso.

Era giunto il giorno prima in handbike a Pisa, un percorso che… «mi ha spezzato le gambe», ha aggiunto con la solita ironia che ha fatto sorridere tutti i presenti. Quella che però la gente si aspettava – e che ha ottenuto – era un messaggio di ottimismo da un uomo che è la dimostrazione lampante che alla vita si può continuare a sorridere: «Io sono la prova provata che la difficoltà che a volte la vita ci impone, se sappiamo cavalcarle nel modo giusto alla fine possono diventare opportunità. Non avrei mai pensato che perdere le gambe sarebbe stata la “figata” che è stata, perché tutto quello che sto facendo adesso è connesso alla mia nuova condizione. Ognuno deve curiosare un po’ dentro alle cose che accadono perché così facendo possono anche diventare appassionanti. La vita è un po’ come un libro: se non hai la curiosità di leggere il primo capitolo, poi non puoi capire se è bello o brutto».

Zanardi ha fatto anche i complimenti ai ragazzi che stanno prendendo parte alla staffetta, perché «sono una vera e propria ispirazione per chi desidera far qualcosa in ogni modo». E per quanto avesse i tempi contingentati, non si è mai negato a nessuna fotografia ed è ripartito solo dopo aver esaudito i desideri di tutti. Ciò che realmente colpisce di più è come la gente lo guardi: un misto di ammirazione e quasi di frustrazione, perché Zanardi da essere praticamente morto è passato alle medaglie olimpiche.

Oggi è ambasciatore di Obiettivo 3, progetto che punta a far apprendere e diffondere la pratica sportiva tra i disabili che ancora oggi sono una categoria fortemente penalizzata dagli alti costi e soprattutto dalla difficoltà nel comprendere come iniziare. Ogni normodotato che avvicina lo sport segue un percorso noto, ma un disabile per farlo deve dotarsi di un ausilio la cui tecnicità è strettamente legata alle capacità residue della persona. Praticare una qualsiasi disciplina paralimpica con soddisfazione dipende sempre dal poter rispondere in modo efficace a questo fondamentale quesito. Antonio Gramsci diceva che «Solo chi fortemente vuole identifica gli elementi necessari alla realizzazione della sua volontà». Una frase che potrebbe tranquillamente essere impiegata per descrivere l’uomo (e campione) Alex Zanardi. –

marco sabia

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