Il Tirreno

Pontedera

Calcio “minore” e giovanili «Protocolli impossibili»

Alessandro Marone
Calcio “minore” e giovanili «Protocolli impossibili»

Il grido di dolore dei club del territorio: tutto diventa difficile, le norme attuali sembrano dire “Non ripartite”

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PISA

I prossimi giorni dovrebbero essere quelli decisivi per quanto riguarda i criteri di definizione delle classifiche e i verdetti della stagione 2019/20 dei campionati dilettantistici e giovanili. Intanto la Figc e il Settore Giovanile e Scolastico hanno pubblicato il protocollo attuativo per la graduale ripresa del calcio giovanile e dilettantistico, che fa seguito al decreto del 17 maggio contenente le linee guida sulle modalità di svolgimento degli allenamenti degli sport di squadra.

Massima attenzione viene posta al mantenimento del distanziamento sociale (niente assembramenti), alle norme di igiene e all’utilizzo dei dispositivi di protezione. Il protocollo invita ad una nuova e diversa circolazione interna delle persone, differenziando, dove possibile, i punti di ingresso e uscita dalla struttura e consigliando di individuare un referente esperto di misure di prevenzione da contagio. Tra le indicazioni fornite per una ripresa in sicurezza rientra l’obbligo di incaricare un medico competente o un medico sociale o, in alternativa, un delegato per l’attuazione del protocollo (tecnico responsabile, dirigente), il quale comunque dovrà operare in collaborazione con un medico di riferimento.

Non è consigliato l’utilizzo di docce e spogliatoi, massima attenzione alla sanificazione di ambienti e attrezzature (anche i palloni). La società dovrà disporre di almeno un termometro a infrarossi per la rilevazione a distanza della temperatura corporea. L’accesso all’impianto dovrà essere limitato al minimo e sarà consentito ai soli operatori sportivi (atleti, istruttori, dirigenti) muniti di autocertificazione; eventuali accompagnatori non avranno accesso all’impianto.

Per quanto riguarda le indicazioni relative alle sedute di allenamento, è preferita l’esecuzione di attività sportiva all’aria aperta e l’allenatore, munito di mascherina, deve mantenersi ad almeno quattro metri dal calciatore. Le attività proposte escludono il contatto fisico: giochi di tecnica, sfide motorie a distanza, tiri, dominio palla. I calciatori devono osservare la distanza di almeno due metri, che possono diventare anche dieci in caso di esercitazioni con più elevato dispendio energetico e metabolico. Vietato fra l’altro l’uso delle pettorine.

Abbiamo sentito il parere di alcuni dirigenti in merito al protocollo. Secondo Nevio Vinciarelli (responsabile organizzativo Pisa Ovest): «Si vede una minima luce, qualcosa è stato fatto, ma ancora troppo poco. Ci saranno difficoltà enormi, costi aggiuntivi che, in questo momento, le società non possono sostenere. La Figc ancora non si è sbilanciata su aiuti economici, agevolazioni su tesseramenti e iscrizioni. Per la tutela dei ragazzi è chiaro che se c’è un protocollo va seguito e lavoreremo in tal senso, ma non so quante società siano in grado di rispettare le direttive. Anche la questione della responsabilità del medico sociale o del delegato per l’attuazione del protocollo è da chiarire. Come Pisa Ovest abbiamo a disposizione diversi impianti e a livello di spazi siamo abbastanza tranquilli per garantire turnazione e rispetto delle distanze. C’è anche il discorso dell’utilizzo degli spogliatoi e dei pulmini: se prima in un pulmino potevano viaggiare 8 ragazzi, ora al massimo 4. Linee guida di questo tipo potrebbero andar bene per i camp estivi e per fare un po’ di allenamento nei mesi successivi al lockdown, ma in prospettiva no: mi riferisco a tornei e campionati. Le società hanno bisogno di sapere anche quando e con quali condizioni si riparte».

Ruggiero Crupi (direttore sportivo San Giuliano): «Credo ci sia una piccola percentuale di società potenzialmente in grado di adempiere a queste linee guida. Si parla di sanificazione, riorganizzazione degli spazi e anche di entrate e uscite differenziate. Chi ha scritto queste norme non conosce la maggior parte degli impianti adibiti al calcio dilettantistico e giovanile, si presuppone un’organizzazione professionistica. Faccio parte di una società che dispone di un impianto di ottimo livello, ma un protocollo di questo tipo sembra scoraggiare la ripartenza. Le società sono già in difficoltà e in attesa di aiuti, le misure indicate nel protocollo implicano ulteriori spese. Lavorare sulla tecnica è una cosa, allenarsi per disputare tornei e campionati un’altra e con questo protocollo è difficile svolgere attività».

Francesco Marianini (presidente Calci 2016): «Non sono esperto di sanità e non posso controbattere: la salute e la sicurezza sono la priorità. Chi ha scritto questo protocollo è un tecnico, ma non è mai stato negli impianti delle società dilettantistiche. Da gestore di una società dico che un protocollo di questo tipo equivale a dire: “Non aprite”. Pochissime società potrebbero riuscire a seguire le direttive. Dalla Figc fino ad ora sono arrivate tante parole, ma siamo ancora in attesa di aiuti e potrebbe essere l’occasione per lanciare un segnale e dimostrare che il calcio dilettantistico e giovanile è il primo anello di una catena che arriva fino al professionismo. Sono pronto a ripartire, ma se le condizioni sono queste è dura: le strutture ci sarebbero, ma è il discorso organizzativo e delle responsabilità che frena. Il calcio è aggregazione, contatto, partite: tornare in campo per i ragazzi è importante, hanno una voglia incredibile, ma dopo qualche settimana di lavoro improntato solo sulla tecnica e sulle esercitazioni si annoierebbero. Il calcio è un’altra cosa e in allenamento si riproducono le situazioni della partita». —

Alessandro Marone

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