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Pontedera

Giulia Pisani, dopo il campo e la tv tocca al settore tecnico

Davide Ribechini
Giulia Pisani, dopo il campo e la tv tocca al settore tecnico

La pallavolista pisana, dopo una bellissima carriera in A1 e in azzurro, ora è Dt alla Giotti Victoria in Valdelsa

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pisa

Abbiamo visto Giulia Pisani sul taraflex della serie A1 femminile, in maglia azzurra, sui campi da beach, e nelle vesti di commentatrice tecnica in tv, per Raisport, al fianco di Marco Fantasia. La vedremo, e questa è la notizia, in un delicato ruolo dirigenziale, sua aspirazione da sempre, in un nuovo ambizioso progetto toscano, con la Giotti Victoria Volley. Un rapporto con lo sport e con la pallavolo che si evolve e matura: l’atleta pisana, classe 1992, costretta ad interrompere l’attività agonistica per i postumi dei numerosi infortuni, continuerà a frequentare le palestre dando un contributo professionale e competente a questa nuova realtà della Valdelsa.

Il percorso sportivo di Giulia è iniziato a Pontasserchio, palestra delle scuole medie, con la maglia del Gruppo sportivo Sangiuliano. Dopo appena un anno, il salto a Casciavola, B2, quindi, è il 2009-10, il trasferimento a Roma, al Club Italia (A2). La stagione seguente si compie il grande salto in A1, con la maglia della Yamamay Busto Arsizio: le “farfalle” vincono scudetto, Coppa Italia, e Cev, l’anno successivo la Supercoppa, ma Giulia deve registrare un brutto infortunio, al legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro. Al rientro, sposa la causa di Ornavasso, neopromossa, quindi ancora Busto (per tre stagioni), e Landini Filottrano (2018-19).

Tutte squadre di A1, come la VolAlto Caserta, con cui Pisani si accorda per la stagione 2019-20; il protrarsi di infortuni accusati nel campionato precedente, però, le suggeriscono di fermarsi. Parallelamente al curriculum con i club, tanti successi e soddisfazioni anche in maglia azzurra: nel 2009 bronzo con la pre-Juniores, agli Europei (miglior muro della manifestazione), nel 2010 oro sempre agli Europei Juniores (ancora miglior muro); nel 2011 un altro primo posto al Mondiale Under 20, cui segue la convocazione con la Seniores.

Da atleta indoor con la grande passione per il beach, a organizzatrice di camp estivi, a commentatrice tv, a direttore tecnico di un progetto innovativo e ambizioso come quello della Giotti Victoria Volley. «Sì, coltivavo da tempo il desiderio di impegnarmi nel volley con una nuova veste, ma in un progetto serio, articolato e pluriennale. Questa neonata società, operativa in Valdelsa, ha come obiettivo di portare una prima squadra nella massima serie, e al contempo di organizzare un settore giovanile di qualità che possa fornire anche atlete per l’alto livello. Stiamo decidendo per l’acquisto di una categoria regionale, da cui partire, e stiamo progettando un volantinaggio e altre forme di reclutamento per far conoscere alle famiglie il nostro contesto».

Quale sarà il suo ruolo, nel dettaglio?

«Data la mia esperienza, sono stata chiamata per contribuire a dare un taglio “professionale” all’attività. Collaborerò direttamente in palestra con i tecnici, ma avrò anche compiti organizzativi. Ho ammirato, nella mia carriera, l’interpretazione del ruolo del diesse che aveva alla Yamamay, Enzo Barbaro, mi affascina tutta la parte legata alla comunicazione, alla cura dei rapporti, alla pianificazione. Con quali obiettivi, a livello personale? Voglio aiutare e consigliare, ma anche imparare, soprattutto i dettagli, a partire dalle sponsorizzazioni. Abbiamo recentemente siglato un accordo di partnership tecnica con Joma; sono molto coinvolta, i miei obiettivi saranno quelli della Società».

Tornando alla sua carriera da atleta, lei hai avuto una formazione-lampo. Qual è stato il momento-chiave, quello in cui ha pensato “La pallavolo potrebbe diventare una parte importante della mia vita”?

«Sinceramente io sono una che crede molto in quello che fa, e posso dire che non mi ci sono “ritrovata”, ho sempre pensato di poter raggiungere determinati livelli e pian piano ho maturato una consapevolezza che a livello inconscio sentivo di avere. Se devo scegliere un bel momento, ricordo una frase di coach Maurizio Moretti. Eravamo sull’aereo di ritorno dall’Olanda, avevamo conquistato la medaglia di bronzo con la pre-Juniores e io avevo vinto il premio individuale di “miglior muro”. Mi disse: “Quando ti chiameranno in nazionale Seniores, ricordati di mandarmi una maglia”. Mi ha fatto un piacere incredibile e lì ho realizzato quanto velocemente stessi scalando i gradini del mio sport».

In successione, la vittoria più bella, e il momento più brutto.

«Tra le gioie ne metto in fila alcune. La medaglia di bronzo all’Europeo pre-Juniores e premio individuale di cui sopra. La medaglia d’oro all’Europeo e conferma del “miglior muro”, un bis difficilissimo e impronosticabile, tanto che mio padre (altro aneddoto) lo aveva giudicato impossibile consigliandomi caldamente e ironicamente di godermi il primo. Quindi, il “triplete” con la Yamamay (Scudetto, Cev, Coppa Italia), portato a casa a soli 19 anni e con diversi gettoni di presenza, in una squadra da sogno. Bello anche l’oro mondiale, ma ne ho un ricordo offuscato per via di un periodo poco felice, funestato da stress e fatica. Il momento più brutto, sicuramente, il primo infortunio grave della mia carriera, la rottura del crociato. Era il secondo anno a Busto. Ero in procinto di vivere un’estate in azzurro, il Ct allora era Marco Mencarelli, che mi aveva avuto nelle nazionali giovanili. Infortunio, lungo stop, cambio tecnico in azzurro (Bonitta) e fine delle chances. Una vera e propria “sliding door” della mia carriera». —

Davide Ribechini

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