Gioco
Calcio distanziato, l’idea geniale del Centro Universitario Sportivo
Un settore per ogni giocatore e corridoi lasciati vuoti per non correre rischi Per ora è solo un’idea ma potrebbe diventare subito realtà. Anche per il basket
pisa
L’ingegno sopperisce alle difficoltà, e da quasi 700 anni all’università ce n’è tanto. Il Cus ora inventa il calcio distanziato, per affrontare l’emergenza causata dal covid-19 e consentire a tutti gli appassionati di poter continuare a giocare attraverso una nuova attività adattata che, garantendo il distanziamento sociale, permette di praticare un calcio rimodulato. Sarà uno sport adatto a bambini, adulti, anziani e diversamente abili, con problemi cognitivi o motori, e che consente di svolgere allenamenti e competizioni con squadre miste, per sesso, età, condizione motoria e cognitiva.
L’idea è del direttore generale Rosario La Spina, in collaborazione con il consulente tecnico Lorenzo Barbieri, ingegnere.
La sostanza di questa nuova disciplina è che, per evitare i contatti e quindi i rischi di contagio, è sempre la palla a viaggiare verso i giocatori e mai il contrario. Quindi non ci sono scontri, tackle o marcature ravvicinate, e in nessuna fase del gioco gli atleti (l’arbitro può esserci o meno) sono troppo vicini fra di loro. Tutte le regole e i suggerimenti per tracciare il campo di gioco saranno visibili a breve(forse già oggi o domani) sul sito del Centro Universitario Sportivo pisano, ovvero www.cuspisa.unipi.it, max siamo già in grado di anticiparne la sostanza.
Il calcio distanziato (o a scacchi) si può praticare su qualsiasi campo di calcio, preferibilmente a 5 o a 8, indipendentemente dalle misure, tracciato nel rispetto delle posizioni e dimensioni dei corridoi e settori (aree di competenza di ciascun calciatore separate da corridoi, per consentire il corretto distanziamento), entro cui il calciatore potrà muoversi prima di passare il pallone.
Su un campo di calcetto si gioca in 4 contro 4, compresi i portieri, con corridoi larghi 2 metri e settori di dimensioni 6x9 metri, nel caso in cui il campo misuri 20x30.
Ogni giocatore può ricevere il pallone all’interno del proprio settore e passarlo, sempre in avanti, ad un compagno di altro settore o tirare direttamente in porta, giocandolo entro un tempo limite stabilito (10/15 secondi). Se il pallone si ferma in un corridoio, viene rigiocato dal calciatore del settore più vicino; se viene intercettato da un calciatore avversario, questo ripropone il gioco con le stesse modalità.
Naturalmente, l’arbitraggio può essere gestito in proprio dagli stessi giocatori o affidato ad un arbitro, che dirige muovendosi fuori dal campo lungo la linea laterale.
Si giocano due tempi di 10 minuti effettivi e tutti i giocatori dovranno indossare i guanti per evitare rischi di contagio attraverso il pallone.
Ovviamente, questa soluzione rappresenta una proposta tipo, in quanto il tempo per poter giocare il pallone, la durata dei due tempi, il numero delle inversioni e delle sostituzioni ed ogni altra regola possono essere cambiati a piacimento, come anche il numero dei settori in funzione delle dimensioni del campo.
Va da sé che questa disciplina non vuole sostituirsi al calcio a 5 o al calcio in genere ma vuole darne continuità in questo particolare momento e rappresentare, per il futuro, una alternativa meno impegnativa per alcune categorie.
E l’idea non vale solo per il calcio: lo stesso schema può essere adottato su un campo di basket, per consentirne l’attività nel rispetto del distanziamento richiesto, applicando le regole del basket, opportunamente rimodulate.
I campi possono essere tracciati con vernici speciali di breve durata, magari idropitture a base acrilica in dispersione acquosa, in modo da non doverne snaturare la destinazione. —
antonio scuglia
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