Il Tirreno

Pontedera

Alessandro Birindelli e il futuro su una panchina con i “grandi”

Alessandro Marone
Alessandro Birindelli e il futuro su una panchina con i “grandi”

Pluriscudettato da calciatore, ha iniziato bene la carriera da allenatore con i giovani e ora pensa a una nuova avventura 

4 MINUTI DI LETTURA





PISA

Nell’estate del 1999, quando è nato Samuele, oggi esterno destro del Pisa in serie B, papà Alessandro si accingeva a iniziare la terza stagione con la Juventus.

Terzino classe ’74, Alessandro Birindelli tira i primi calci nel San Frediano, poi tutta la trafila nel settore giovanile dell’Empoli e l’approdo in prima squadra, il salto dalla C alla A e il passaggio in bianconero. Per lui anche una stagione in serie B con il Pisa nel 2008/2009 prima di chiudere la carriera da calciatore in Abruzzo e decidere di intraprendere una carriera da allenatore.

Come sta trascorrendo questi giorni?

«Fortunatamente ho un giardino, mi godo la famiglia e faccio alcuni lavoretti, poi leggo, studio e faccio un po’ di movimento; mi piace praticare sport: bici, corsa, un po’ di tutto…».

Cosa ne pensa di questa situazione e di un’eventuale ripresa dei campionati?

«La ripresa dei campionati è l’ultima cosa a cui penso. Il virus ancora non è stato debellato, al momento la cosa importante è muoversi con intelligenza e cercare d’essere ottimisti. Penso che si debba ripartire quando ci saranno le condizioni giuste, tutti siamo chiamati a fare dei sacrifici: se ognuno farà la propria parte ci sarà la ripresa».

Tornando al calcio giocato, cosa pensa del campionato del Pisa?

«La squadra sta facendo bene, non l’ho mai vista in difficoltà, oppure una partita in cui è stata messa sotto. In tutta la stagione avrà sbagliato solo una o due gare, al massimo c’è stato qualche calo nel secondo tempo. Il gioco c’è, così come il temperamento e la voglia di vincere. Manca qualche gol, la classifica è corta e la squadra poteva avere qualche punto in più: il campionato di B è difficile e imprevedibile, ma il Pisa ha le carte in regola per mantenere la categoria, se si dovesse riprendere a giocare».

Suo figlio Samuele, cresciuto nel settore giovanile nerazzurro, indossa la numero 2 ed è terzino come lei: si può dire che è il suo erede?

«Il caso ha voluto che intraprendesse il percorso da calciatore e che occupasse la mia stessa posizione in campo. Interpreta bene il ruolo, sta migliorando anche nelle fasi in cui aveva qualche lacuna: a 21 anni ancora da compiere ha già superato le 100 presenze con la maglia nerazzurra, un bel traguardo».

Samuele si sta ritagliando un ruolo sempre più importante nel Pisa: quali sono i margini di miglioramento?

«Tanti, vista anche la giovane età. Giocare nella squadra della propria città non è semplice, è tifoso del Pisa e la sente tanto questa cosa. Ha qualità, professionalità, correttezza ed equilibrio; io gli dico che è un ragazzo d’altri tempi, ha sempre fatto ciò che doveva fare e seguito le indicazioni dei mister».

Lei ha allenato anche nel settore giovanile nerazzurro (Esordienti, Under 16 e Berretti): che esperienze sono state?

«Tutte le esperienze in panchina sono state importanti, mi hanno arricchito e mi hanno consentito di provare la mia idea di calcio. Allenare i ragazzi è un banco di prova dal punto di vista della comunicazione, della capacità di motivarli, stimolarli e cercare di farsi seguire, capire le problematiche e trasmettere i propri principi. Con l’Under 16, dopo un avvio diesel, abbiamo trovato la giusta quadratura ed è stato un percorso straordinario: abbiamo vinto il girone e siamo arrivati alle semifinali nazionali».

Facciamo un salto indietro: il ricordo più bello della carriera da calciatore.

«Sono tanti. Direi la doppia vittoria dei campionati di C1 e di serie B con l’Empoli di Spalletti e il coronamento del sogno di indossare la maglia della Juventus».

Quella del 2002/2003 forse è stata la migliore stagione della sua carriera...

«All’inizio del campionato ho fatto una chiacchierata con mister Lippi, mi ha chiesto di giocare nel ruolo di terzino sinistro se volevo ritagliarmi maggiore spazio. Quell’anno ho giocato diverse partite, è stata una bella cavalcata a livello di squadra e sono stato anche convocato in Nazionale. Abbiamo fatto qualcosa di straordinario: vittoria dello scudetto, in Champions abbiamo eliminato Barcellona (cross di Birindelli per l’1-2 di Zalayeta al Camp Nou, ndr) e Real Madrid, peccato per la finale di Manchester persa ai rigori contro il Milan (Birindelli e Del Piero furono gli unici ad andare a segno dal dischetto per i bianconeri, ndr)».

Nel 2002/2003 ha anche messo a segno un gol fantastico a La Coruna contro il Deportivo, match terminato 2-2, con un siluro all’incrocio dei pali: cosa ricorda di quel momento?

«Eravamo sotto di due reti, ma l’inerzia della partita si stava spostando dalla nostra parte. Davids allargò sulla sinistra, mi accentrai e provai il tiro: andò tutto bene. Sono cose che si sentono dentro, sensazioni che ancora adesso faccio fatica a descrivere».

Forse la reazione di Montero che si mise le mani nei capelli dice tutto…

«Esatto (ride, ndr)».

Quali sono i suoi progetti per il futuro?

«Dopo anni di settore giovanile, vorrei provare un’esperienza con i grandi. Sto aspettando la situazione giusta, un progetto che mi coinvolga, una società seria e con un’attenta programmazione». —

Alessandro Marone

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La protesta

Milano, scontri al corteo sul carovita: tavoli e sedie contro la polizia. Ci sono feriti – Disordini anche a Torino e Bologna

di Redazione web