Gioco
Alla Freccia Azzurra si palleggia e si suda tutti insieme, anche se davanti al tablet
L’iniziativa di Federico Berizzi e Lorenzo Vouk per far giocare i ragazzi del 2012 e del 2013 anche in tempo di lockdown
l’allenamento
Impossibile? Macché, basta adattarsi darwinianamente a questi tempi pandemici. E così, il martedì ed il venerdì pomeriggio i piccoli della Freccia Azzurra del 2013 e 2012 si allenano tutti insieme ai loro mister. Si allenano, già... ma in salotto, con buona pace degli arredi. Un tablet, un pc e poi bottiglie dell’acqua, manici di scopa, corde, cerchi, cerchietti e/o scalette, ed il pallone ovviamente.
Federico Berizzi e Lorenzo Vouk sono gli allenatori che hanno escogitato e portato a compimento questa iniziativa. Allenamenti virtuali? Mica tanto. Ma come è venuto loro in mente di fare allenamenti di gruppo con tanto di consigli tecnici, correzioni e rimproveri “pacati” che fanno tintinnare i bicchieri? «Se l’università fa lezioni online, i cantanti e i dj fanno mini concerti o performance sui social, anche noi possiamo provare ad allenarci», dice Vouk, un trascorso di giocatore di basket, studente del dipartimento di Economia dell’ateneo e mega tifoso del Pisa da quando incontrava il Pizzighettone.
Ed eccoli, quindi, i giocatori che già due ore prima dell’allenamento cercano e sistemano le bottiglie, intimano ai genitori di portare i manici di scopa, scelgono la maglia più adatta ed i calzettoni intonati e... la borraccia appoggiata su una sedia perché sul campo reale o su quello fatto di moquette, parquet, ad un certo punto Vouk dice: «...ora tutti a bere».
È quel “tutti” che piace. D’improvviso i bambini scompaiono dai riquadri delle telecamere e bevono. «Si fa gruppo. Eravamo e siamo un gruppo. Si fa squadra. Bisogna mantenere questo spirito. Lo sappiamo anche noi che non possono essere veri allenamenti ma cerchiamo di passare il tempo con un po’ di spensieratezza», dice Vouk, che inflessibile fa posizionare i tablet ad altezza gambe e piedi. Insomma, se uno sbaglia non la fa franca.
Alla fine dell’allenamento si salutano tutti assieme saltando e gridando: «Uno, due, tre, Freccia alé».
Serena Tomassi, madre di uno dei piccoli che si allenano, commenta: «Ottima iniziativa. Non è un semplice intrattenimento bensì un’attività di qualità e soprattutto di gruppo che fa sorvolare i nostri bambini su questa realtà quotidiana che loro, in un modo o nell’altro, subiscono anche se fanno finta di nulla». I bambini sono stati i primi ad entrare in lockdown. Ma l’erba nei campi della Freccia, e di altre squadre, è verdissima pronta alla più gioiosa delle mietiture. —
Carlo Venturini
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