La protesta
Federica Squarcini è già grande «Mi rilasso ma... lavoro tanto»
Classe 2000, da questa stagione la pallavolista capannolese è protagonista a Monza con la Saugella Vero Volley
capannoli
La scorsa estate, a fine luglio, la medaglia d’argento ai Mondiali Under 20 in Messico. Una esperienza straordinaria, culminata con la mega festa organizzata a Capannoli, alla presenza di istituzioni, amici e tifosi; negli stessi giorni, il passaggio ad una delle società più organizzate e ambiziose dell’intera serie A1, la Saugella Monza, Consorzio Vero Volley. Qualche mese dopo, il Covid-19 ha stravolto gli scenari, cambiato le abitudini, interrotto, ma non cancellato, i sogni. Questo vale anche per le “campionesse” dello sport come Federica Squarcini, classe 2000, cresciuta nella Pallavolo San Bartolomeo, dove ha iniziato a giocare e ad apprendere i primi insegnamenti del volley, mettendosi in mostra, già giovanissima, per doti atletiche e talento. Da Capannoli, dopo un solo anno di serie C, il salto alla Liu Jo Modena, quindi Sassuolo in A2, con tanto di conquista della Coppa Italia (storico 3-2 su Mondovì, nella finale di Verona). Il resto è storia recente, come, purtroppo, lo stop improvviso alla stagione agonistica in corso. Ne abbiamo approfittato per scambiare due parole con una delle giovani sportive più in vista di Pisa e provincia (e più seguite, da giovani colleghe e coetanee). «Adesso sono a casa mia, a Capannoli. Sono tornata da Monza nei giorni scorsi. Questo periodo, come tutti sanno, è molto difficile perché impone molte limitazioni; però è fondamentale rispettare le regole per uscirne fuori al più presto. Durante la giornata cerco di tenermi sempre attiva per far passare un po’ il tempo, mi piace molto cucinare quindi approfitto per sperimentare delle ricette nuove. Inoltre, guardo molto la tv, cosa che durante l’anno non faccio molto. Guardo molti film/serie tv insieme alla mia famiglia per stare tutti insieme e non annoiarci».
Da un punto di vista pratico, che programma di allenamento stai svolgendo?
«Cerco di fare tutti i giorni un po’ di attività fisica, alternando giorni in cui faccio mezz’ora di cyclette e altri in cui mi dedico a fare esercizi a corpo libero o con l’aiuto di elastici e corde. La mattina preferisco fare un circuito di addominali da circa mezz’ora e il pomeriggio fare lavoro fisico/cardio per circa 1 ora/1 ora e mezza. Sto seguendo la scheda che ci ha fatto il nostro preparatore atletico di Monza e cerco anche di variare gli esercizi».
Molti allenatori, in questo periodo, sono caduti in una sindrome compulsiva da webinar e videoconferenze di aggiornamento. Da atleta guardi filmati di pallavolo, consulti siti di volley news, fai vita social o preferisci lavorare con il fisico e staccare un po’ con la mente?
«In questo periodo preferisco lavorare con il fisico e rilassare un po’ la mente, ma non nego che anche a me piace tenermi aggiornata».
Quella che purtroppo... non si è conclusa è stata la tua prima stagione a Monza, con la Saugella Vero Volley. Come la giudichi?
«Io mi sono trovata benissimo perché è un ambiente familiare, mi sono sentita un po’ a “casa”. Questo è grazie anche alla squadra che eravamo e al gruppo che siamo riuscite a creare durante il corso della stagione. Le mie compagne mi hanno aiutato molto, nonostante fossi la più piccola, e questo mi ha fatto crescere molto, ne sono davvero felice».
Ti sei abituata fin da subito a vivere lontano dalla famiglia, oppure, come altre colleghe, hai avuto un periodo iniziale di “crisi”?
«Sono partita da casa all’età di 15 anni per giocare a Modena nella Liu Jo. Quello è stato un anno ricco di soddisfazioni ma dal punto di vista personale, soprattutto i primi mesi, ho sofferto tanto la lontananza da casa, dalla famiglia, dagli amici, dal mio paese. Ho avuto un periodo inizialmente difficile perché non sono riuscita ad abituarmi in fretta al fatto che non potessi tornare a casa ogni fine settimana. Grazie all’aiuto della società, delle mie compagne e sopratutto della mia famiglia ho superato quel momento e da lì è stato tutto più in discesa, ma non nego che, anche dopo 5 anni che vivo lontana da casa, la mancanza si sente lo stesso».
Quale passaggio della tua carriera ti ha fatto capire che la pallavolo poteva arrivare ad avere una parte così rilevante nella tua vita, e diventare magari il tuo lavoro?
«Penso che il passaggio sia stato proprio questo anno. Ho capito che la pallavolo ha un ruolo importante nella mia vita, come credo anche in quella degli altri atleti/e».
La compagna, o le compagne, con cui hai legato di più tra Modena, Sassuolo e Monza? Con alcune la differenza di età era ed è notevole…
«A Modena/Sassuolo sono stata per quattro anni, quindi diciamo che ce ne sarebbero tante di compagne da nominare. In particolare faccio il nome di Giulia Galletti, Lucia Crisanti, Chiara Boninsegna, Federica Gatta e Josephine Obossa, con la quale ho giocato anche quest’anno a Monza. Sono stati quattro anni pieni di emozioni, non li dimenticherò mai. Per quanto riguarda Monza farei il nome di tutta la squadra, per il gruppo che si è creato. In particolare faccio il nome di Josephine Obossa, come detto prima, Hanna Orthmann e Beatrice Parrocchiale. Questo anno, in particolare, ho avuto compagne di squadra molto più grandi di me, già con una famiglia. Inizialmente è stata una cosa un po’ strana per me. Però non mi hanno mai fatto pesare il fatto di essere la più piccola, anzi mi facevano anche un po’ da “mamme”, il loro aiuto è stato fondamentale in tante situazioni». —
Davide Ribechini
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