Gioco
Dall’immensità dell’oceano alla “clausura” ma Romolo Becchetti non si perde d’animo
Pluricampione di nuoto master, pilota automobilistico e navigatore: con la “Best Explorer” ha superato il Passaggio a Nord-Est
Pochi mesi fa era - letteralmente - in capo al mondo, impegnato con l’equipaggio della prima barca italiana a superare il Passaggio a Nord Est: intorno a lui migliaia di chilometri di mare. Oggi il suo orizzonte è quello di tutti e forse gli pesa di più. Ma Romolo Becchetti, imprenditore, navigatore e pluricampione italiano di nuoto master (in passato è stato anche pilota automobilistico), non è tipo da abbattersi.
«Come tutti gli italiani e non solo – racconta – sono in casa per dare il mio contributo alla battaglia contro il coronavirus e aiutare il Paese a risolvere la situazione quanto prima. Ce la sto mettendo tutta per cercare di far passare il tempo con letture, aggiornamenti sulla situazione, un po’ di mail di lavoro e qualche comunicazione con amici, ma mi manca da morire quella parte di vita dedicata allo sport».
Ovvero...
«La sveglia presto al mattino, la colazione, l’arrivo in piscina, il profumo di cloro, due parole con i compagni e poi il via alle vasche. Sì, il profumo di cloro per un nuotatore ha qualcosa di magico, di familiare: si sposa con la pelle, entra dentro il corpo e come un amico non ti lascia mai. Avanti indietro, ora a stile ora a delfino, ora a dorso, più veloce, riposo 10 secondi e via avanti con grande impegno, per prepararsi ai campionati italiani e agli europei di Budapest. Ma era in agguato il maledetto virus, a causa del quale è stato tutto annullato, sia gli italiani che gli europei a data da destinarsi, forse addirittura al prossimo anno e per di più con tutte le piscine al momento chiuse. Che peccato, anche perché recuperare la forma fisica richiederà del tempo alla mia età e dovrò così sudare sette camicie».
Lei però è abituato alle imprese...
«È vero, magari saranno le stesse camicie che ho sudato per recuperare la forma dopo il viaggio nell’Artico che mi aveva lasciato in condizioni fisiche pessime. Per fortuna, ho recuperato bene e dalla mia clausura cerco di evadere chiudendo gli occhi per volare con il pensiero fuori dalle pareti sul mar glaciale Artico, a ricordare i momenti magici vissuti d’estate. Assaporo di nuovo il sale depositato sulle labbra dalla schiuma dei frangenti in tempesta, mentre il vento mi tagliava la pelle del viso come una lama. Al ricordo dello spettacolo della prima aurora boreale con le sue sfumature di verde sempre più intenso, si ripete la fortissima emozione che mi accompagnerà per tutta la vita. Mi hanno riempito non solo gli occhi, ma anche il cuore e l’anima le giornate di calma quasi senza vento immersi nel gelo, con la prua di Best Explorer che taglia decisa l’acqua calma scivolando con le sue 25 tonnellate sulle onde morbide del mare del Nord. Sentirsi parte di tutto questo mondo ancora puro, incontaminato e difficile da raggiungere è il compenso per tutti gli sforzi che il Passaggio a Nord Est ha comportato e il suo ricordo rende oggi meno pesante il mio forzato isolamento».
Una meraviglia naturale che forse non durerà per sempre...
«Purtroppo il continuo scioglimento dei ghiacci porterà pian piano l’uomo ad appropriarsene, distruggendo con enormi navi commerciali questo delicatissimo habitat e l’uomo, appunto, si dimenticherà, poiché è un grande egoista, di essere su questa terra solo un ospite. Io ho potuto vedere tutta questa bellezza grazie alla fortuna di essere stato scelto per partecipare alla spedizione, selezionato per la mia conoscenza della lingua russa, per la preparazione di navigante ma anche per la mia attività sportiva».
Secondo lei cosa insegna lo sport?
«Insegna lealtà e disciplina, qualità essenziali per la vita a bordo, specialmente per navigazioni particolarmente difficili e periodi di tempo molto lunghi. Ci sono momenti in cui ogni membro dell’equipaggio deve dare il meglio di sé rispettando ordini, regole e competenze per poter superare le difficoltà a cui va incontro tutto il gruppo».
Torniamo all’attualità...
«Il nostro paese è sotto l’attacco di un virus tanto invisibile quanto contagiosissimo. Se ciascuno di noi volesse fare di testa propria certamente non ne verremmo fuori, ma un popolo unito, disciplinato e obbediente certamente potrà vincere la battaglia. In questi giorni mi sembra che stiamo dimostrando di aver ben capito la lezione che ci viene da chi prima di noi ha incontrato il virus. Salvo alcune eccezioni, stiamo attenti a seguire le istruzioni con la convinzione che stiamo facendo bene e soprattutto che lo stiamo facendo nell’interesse di tutti. Le istituzioni, amate o odiate che siano, sono ora il nostro comandante che ci vuole fermamente determinati e con inconsueti comportamenti a cui dobbiamo rispondere con prontezza e positività lasciando perdere tutto il resto».
Eppure l’isolamento sociale pesa.
«Certo, capisco che non è facile, come non è facile tenere in gabbia un giramondo come me. Ci vogliono solide sbarre composte da concreti argomenti e un forte senso di appartenenza, ma ora senza tante storie è per tutti il momento di ubbidire. Quindi bisogna lasciar lavorare chi si sta sacrificando per i nostri malati a rischio della propria vita (e a cui va un ringraziamento particolare), rispettare le consegne obbedendo a quanto ci chiedono le istituzioni e se saremo un buon equipaggio, come quello di Best Explorer, ce la faremo a tornare alla normalità in tempi abbastanza brevi. Stiamo a casa!». —
antonio scuglia
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
