Toscana
Distanti ma uniti: il Pisa Road Runners Club rispetta lo stop e inizia a pensare alla ripresa
I progetti per il futuro e il disagio per l’ostilità di alcuni cittadini: «L’attività motoria rende più sani, non più malati»
pisa
Sono tantissimi i runners pisani, molti dei quali affiliati al club Pisa Road Runners che nei giorni scorsi ha avviato la campagna Distanti ma Uniti: ne parliamo con il presidente Andrea Maggini. «Con il coronavirus – dice – ovviamente si è fermato tutto ed abbiamo pensato alla campagna lanciata dai campioni dello sport italiano Distanti Ma Uniti vestendoci con i simboli della società ed unendoci virtualmente dalle nostre case facendo un collage con 180 immagini per sentirci ancora uniti dalla nostra passione sospesa. Tra i partecipanti dottoresse ed infermiere impegnate all’ospedale di Cisanello, poliziotte, militari in Libano o Iraq, volontari di servizio, eccetera. Ora più uniti che mai! ».
Non c’è solo questo, vero?
«Vero. Seguiranno altri progetti come raccolte fondi e sostegni concreti alla causa perché la missione associativa resta quella proprio di “donare salute” e forme di aggregazione sociale. Infatti ci sarà da pensare come rimettere in sesto non solo i nostri fisici, che probabilmente usciranno provati da tante privazioni necessarie, ma anche di tante persone che forse oggi ci guardano con sospetto ma avranno bisogno di praticare attività motoria e farla bene. Noi riattiveremo i nostri corsi di avviamento al running alle Piagge, coi nostri 11 tecnici, a settembre (organizzate dal 2013), a tutti i livelli, e prevediamo una partecipazione superiore alle consuete 150 unità. La salute fisica e psichica prima di tutto. Poi ripartiremo con i corsi di nuoto con varie novità per una ripresa ordinaria. Ora vediamo solo di fare le cose per bene nell’interesse di tutti».
Una sua riflessione sulla situazione dei runners e la loro sofferenza nel fermarsi?
«Ancora vari runners vengono offesi e presi di mira dai vicini, ma la temperatura soprattutto nei social si è affievolita. Voglio sperare che il tempo abbia fatto capire qualcosa a tutti. In queste settimane ci sono state tre categorie di runners».
E cioè?
«La prima è stata quella degli “improvvisati” che ci hanno messo in difficoltà mediatica. Essendo una possibile valvola di uscita concessa, hanno pensato di andare in compagnia e negli stessi orari nei parchi, come da noi sul viale delle Piagge, contro la logica primaria dei provvedimenti che era quella di evitare gli assembramenti. La seconda è quella dei runners un po’ “dipendenti’ dalla corsa come quasi i fumatori (con esiti più salutistici), anch’essi autorizzati a recarsi a comprare le sigarette. Lo sport in generale, se fatto con continuità, crea un po’di sana dipendenantonio za con le endorfine che entrano in circolo e privare l’esercizio vuol dire creare una specie di crisi di astinenza. E poi la terza categoria: la massa di noi runners che lo facciamo per stare bene, fisicamente e psicologicamente, ma sempre con equilibrio e con esiti medici fondamentali per il nostro benessere».
Lei come si è comportato?
«Ho corso solo tre volte, nelle prime due settimane di blocco, per 6 km, la sera al buio, nel deserto umano assoluto della periferia di Pisa Nord ed in centro città senza problemi coi Carabinieri e Vigili che salutavano. Il resto l’ho praticato in casa religiosamente con attrezzi e di recente coi rulli per andare in bici virtualmente. Ci siamo tutti adattati nel corso del tempo, salvo il fatto che non tutti possono vantare giardini, balconi o appartamenti oltre i 50metri quadri».
Ci parla dell’incredulità dei runner nell’essere considerati egoisti?
«È stato spiacevole. Tanta gente non si è’ “fermata” a capire perché da una parte le norme governative consentissero la pratica dell’attività motoria all’aperto nonostante lo slogan “Io resto a casa” e del perché ci fossero forti pressioni della comunità scientifica nazionale ed internazionale a praticarla . Serve fare attività motoria proprio per evitare di riempire gli ospedali di altri malati. Tanta gente, invece, ha pensato che fossimo “capricciosi”, da denunciare e offendere pesantemente, mentre si era semplicemente rispettosi delle norme, legali e scientifiche. Ma poi il “runner” chi è? Siamo noi, siete voi. Sono infermiere e medici che dopo 12 ore insostenibili vogliono scaricare un po’ di tensione, sono poliziotte, avvocati, insegnanti, commercialisti, impiegati, studenti, imprenditori, giornalisti, e così via che semplicemente hanno a cuore la salute, loro e della comunità, sempre rispettosi delle regole». —
antonio scuglia
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