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Pontedera

Il Pontedera è proprio scoppiato ora scivola al quarto posto

Tommaso Silvi
Il Pontedera è proprio scoppiato ora scivola al quarto posto

Con l’Alessandria il secondo ko di fila al Mannucci dopo quello con la Giana. Granata imprecisi e timorosi

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Mister Maraia fa il pompiere e chiede massimo sostegno nei confronti della squadra. Ma le fiamme della crisi sono altissime in casa Pontedera. Con l’Alessandria arriva la terza sconfitta consecutiva, la seconda di fila in casa dopo il ko con la Giana. I granata scivolano al quarto posto in classifica e gettano al vento l’occasione per tornare alle spalle del Monza capolista. Impreciso, timoroso, caratterialmente morbido, quasi assente in fase offensiva. Al Mannucci è il peggior Pontedera casalingo della stagione. Proprio nella domenica in cui il rientro degli squalificati Barba e Caponi, insieme al ritorno in campo dal primo minuto di Benassai e Semprini, e alla sconfitta del Renate nell’anticipo con la Pergolettese, era lecito aspettarsi la rinascita della squadra di Maraia. E invece arriva un altro boccone amaro da mandare giù, l’ennesimo campanello di allarme. Mercoledì c’è il turno infrasettimanale a Pistoia. Ropolo e Risaliti non ci saranno per squalifica.

ZERO PERICOLI

Maraia può tornare a contare sui suoi uomini migliori e li schiera tutti dal primo minuto. Caponi e Barba in mediana, con Bruzzo a completare il reparto centrale. Benassai di nuovo in retroguardia, Semprini in attacco con De Cenco. Bastano pochi minuti, però, per capire che per il Pontedera sarà un pomeriggio complicatissimo. E non per la forza dell’Alessandria, che combina poco o niente, ma per l’atteggiamento dei granata, che non sembrano mai davvero dentro la partita. De Cenco e Semprini giocano lontano dalla porta e non si fanno mai vedere dalle parti di Valentini, le seconde palle sono esclusivamente dei Grigi e, più in generale, il Pontedera non riesce a creare gioco. Benassai, Piana, Risaliti e Mezzoni sparano la palla in avanti dalle retrovie, trovando puntualmente le chiusure di Cosenza e Dossena. L’Alessandria va vicina al gol al 9’ con Silcjic, che scarica sul primo palo un calcio di punizione dal limite dell’area trovando l’attenta respinta in angolo di Sarri. Il primo tiro in porta dei granata arriva al 45’ con De Cenco, ed è poco di un passaggio al portiere.

TIMIDA REAZIONE

«Ho visto che la squadra faceva fatica a creare gioco, e allora ho detto ai ragazzi di cercare soluzioni alternative. In apertura di secondo tempo ho avuto la sensazione che potessimo sbloccare la partita, ma non ci siamo riusciti», dice Maraia dopo il novantesimo. E ha ragione, perché l’unico segno di vita del match, il Pontedera lo lancia nella prima parte della ripresa. Al 15’ Risaliti colpisce il palo di testa sugli sviluppi di un calcio d’angolo. Poi De Cenco gira in porta un traversone di Ropolo - subentrato a un opacissimo Visconti -, sfiorando il palo alla destra di Valentini. Un soffio di orgoglio in una domenica da dimenticare. Condita dall’ingenuità di Bernardini, dentro al posto del quasi inesistente Bruzzo, che al 33’ perde due volte palla nella solita azione. Il secondo errore lo commette a due passi da Sarri: Martignago ringrazia e mette in rete. L’Alessandria crea pochissimo, ma è avanti nel punteggio a poco più di dieci minuti dalla fine della gara. Nel finale il Pontedera prova a mettere la testa avanti alla ricerca del pari, ma non dà mai l’impressione di poter segnare. I reparti sono distanti, il gioco è assente e Semprini e De Cenco dentro l’area dell’Alessandria sono ospiti perfetti: ci sono, ma non creano alcun disturbo.

PARLA MARAIA

A fine gara

Maraia difende la squadra, anche se è difficile credere che sia soddisfatto di ciò che ha visto. «I ragazzi hanno dato tutto – dice – e ora mi preoccupo soltanto di star loro vicino per aiutarli a superare questa delusione. Non meritavamo di perdere, il pari sarebbe stato più giusto». Il tecnico del Pontedera conclude rivolgendosi a quella parte dello stadio che si è lasciata andare ai mugugni durante la gara: «I ragazzi vanno sostenuti sempre, sono loro i primi a essere mortificati per le sconfitte. Chi tira in ballo la malafede della squadra alla luce degli ultimi risultati non sa cosa dice ed è completamente fuori luogo». —

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