Gioco
Gol speciali in serie A per il ponsacchino Iacoponi e il capannese Mancini
A 32 anni la prima rete nella massima serie per l'esterno del Parma, il difensore della Roma si è sbloccato sotto porta allo stadio Olimpico
PONSACCO. Una giornata di serie A speciale per due giocatori della provincia di Pisa. L'esterno del Parma Simone Iacoponi, di Ponsacco, ha realizzato il suo primo gol in serie A. Gianluca Mancini, difensore della Roma, di Capanne, frazione di Montopoli Valdarno, ha segnato per la prima volta con la maglia giallorossa. Emozioni indescrivibili per i due ragazzi cresciuti giocando a pallone nei campi di provincia e arrivati al grande calcio in città importanti.
Un ponsacchino a Parma. Il cuore di Parma batte per un ponsacchino. Alto, biondo, elegante e mai fuori dalle righe. Il principe giusto per la favola dei ducali, ottavi in Seria A con vista ravvicinata sulla zona che vale la qualificazione alle coppe europee. Vola il Parma, vola Simone Iacoponi, 32 anni, che ieri ha festeggiato la sua prima rete nella categoria più alta del calcio italiano. Lo ha fatto in un giorno speciale, in casa dei nemici di sempre. . Il derby col Bologna è terminato 2-2. Il gol di Iacoponi – arrivato a metà secondo tempo – è stato rimontato all’ultimo respiro di partita da Dzemaili, che ha fissato il punteggio finale. Un buon punto nel derby per il Parma, una gioia indimenticabile per il ragazzone di Ponsacco. «Dedico il gol a mia figlia che ha quattro mesi, è un amuleto per noi e se guarda le partite non si perde mai», dice Iacoponi con un leggerissimo accento toscano.
«Girando l’Italia per giocare a calcio ho perso quasi del tutto la parlata ponsacchina», spiega. Esulta anche Eleonora, l’amore della sua vita e madre della piccola a cui è stato dedicato il gol. «Sono felicissimo per la rete, segnare in Serie A è sempre stato il mio sogno. Però sarei stato più contento se avessi portato la mia squadra a fare i tre punti in un derby che abbiamo approcciato bene. Il rammarico è quello di non aver portato a casa la vittoria che fino al 95’ era alla portata».
Dal vivaio dell’Empoli e la gavetta in Serie C, a pilastro insostituibile del Parma che sogna l’Europa. La storia di Iacoponi insegna a non mollare mai. «Sto vivendo un momento importante, felice, in cui ho raggiunto consapevolezza delle mie potenzialità anche grazie alla gavetta che ho fatto. Ora mi sto togliendo delle soddisfazioni e continuerò a lavorare sodo per togliermene sempre di più. Posso contare su una famiglia straordinaria».
Da Capanne col sogno della serie A. Di gol in serie A ne aveva già segnati. Ma realizzarne uno allo stadio Olimpico, con la maglia della Roma che indossa per il primo anno è davvero un’emozione speciale. Per Gianluca Mancini, 23 anni difensore cresciuto nella Fiorentina e sbocciato prima a Perugia e poi definitivamente nell’Atalanta è stata una domenica emozionante. Nato a Pontedera, ma residente a Capanne di Montopoli, cresciuto nella società Valdarno, Mancini è stato tra i protagonisti della giornata di serie A dopo il 3-0 con cui la Roma ha battuto in casa il Brescia. La sua girata di prima intenzione dall’interno dell’area è stata definita un eurogol.
Lui è apparso in tv con la solita calma, quella che lo contraddistingue da quando ha cominciato a calcare palcoscenici importanti nel calcio italiano. «Il gol? – ha detto il difensore rispondendo alle domande dei giornalisti – Andiamo piano, c’è tanto da fare, sono giovane e sono alle prime partite della stagione. Sono contento per l’impegno e per quello che sto facendo per la squadra, poi il gol è un’emozione incredibile, era il primo qua all’Olimpico. Sono contento però che loro non abbiano segnato, è merito di tutti». Frase, quest’ultima, che racchiude uno degli insegnamenti che ha carpito dai tanti allenatori che lo hanno cresciuto.
A cominciare da Giuseppe Aurilia, suo primo allenatore al Valdarno calcio, quando Mancini aveva appena 7 anni. «Il difensore deve prima difendere», ha detto il ventitreenne ai microfoni. Una condizione mentale che lo sta facendo emergere anche in un ambiente non facile come quello romanista, reduce tra l’altro dalla sconfitta di Parma prima della sosta per le gare delle Nazionali. «Prima della sosta, anche se avevamo perso a Parma, avevamo fatto 7 partite sempre con gli stessi uomini ed eravamo tranquilli – ha sottolineato Mancini – Sappiamo quello che facciamo negli allenamenti. Lavoriamo al 100% e siamo un gruppo unito».
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