Gioco
L’uomo della svolta per il nuovo Tuttocuoio «Ogni partita deve essere l’ultima spiaggia»
Mister Pietro Infantino è subentrato a Luca Scardigli e da quattro partite guida il tentativo di rimonta dei neroverdi La squadra è ancora ultima, ma non ha più perso sfiorando il colpaccio in casa della capolista. «I miracoli non esistono»
il personaggio
Solo un mese fa per il Tuttocuoio pensare di uscire indenni sul campo della capolista rappresentava una chimera. Invece adesso ci si rammarica per il pareggio in casa del Monterosi, squadra imbattuta da quasi due mesi. Il merito è del nuovo tecnico Pietro Infantino, capace di dare una nuova mentalità alla squadra dal momento del suo arrivo, quando i risultati sono cominciati ad arrivare: una vittoria e tre pareggi. E anche se la classifica è ancora deficitaria, i neroverdi stanno dando segnali inequivocabili di vitalità.
Mister, domenica sul campo della prima in classifica avete sfiorato l’impresa. C’è più amarezza per la vittoria sfumata o soddisfazione per aver fermato il temibile Monterosi?
«Abbiamo interpretato la gara in chiave offensiva giocando con esterni, come Chiti e De Cerchio, molto propensi ad attaccare. Per il valore dell’avversario chiudersi sarebbe stato pericoloso, lo abbiamo visto quando siamo stati costretti a farlo nella ripresa, una volta rimasti in dieci. A fine partita c’era amarezza nel gruppo per la mancata vittoria a testimonianza della volontà di vincere».
Nel giro di un mese è riuscito a cambiare la mentalità alla squadra. Come ha fatto?
«È normale che quando arriva un allenatore nuovo i giocatori cambiano atteggiamento, rappresenta una molla e si scuotono. Io ho apportato pochi cambiamenti, in definitiva si lavora come accadeva in precedenza con Nico Scardigli. Sto soltanto proseguendo il suo lavoro. I miracoli non esistono, esiste grande compattezza fra giocatori, staff e società permettendo di lavorare nel migliore dei modi creando un gruppo. Stiamo mettendo le basi per fare qualcosa di molto bello. Dobbiamo continuare a lavorare e crescere ritenendo ogni partita come l’ultima spiaggia a partire da quella di domenica con la Sangiovannese».
Lei è del sud ed ha allenato molto al Meridione, quanto è difficile allenare in una realtà piccola con pochi spettatori a seguire le partite?
«Il nostro mestiere è fatto per chi deve assistere allo spettacolo. Se non ci sono molti spettatori che ci seguono, in maniera matura dobbiamo trovare le motivazioni dentro noi stessi, trascinando il paese attraverso le nostre prestazioni. È l’unico modo per convincere i tifosi a seguirci».
Lei spesso è subentrato, risolvendo situazioni difficili, c’è un motivo?
«Situazioni complicate non ci sono soltanto quando si subentra. In alcune circostanze è stato difficile anche iniziare la stagione. Ad Acireale abbiamo giocato senza percepire lo stipendio per otto mesi, a Gela siamo partiti in 13, ad Andria il primo anno dopo il lodo Petrucci, mentre a Latina ho allenato il primo anno dopo la discesa dalla serie B. Con l’esperienza si capisce come gestire le varie situazioni, ponendosi nella maniera migliore nei confronti del gruppo che si ha di fronte. Ovviamente, come avvenuto al Tuttocuoio, quando si subentra, si deve infondere fiducia ed autostima».
Sono arrivati risultati ma siete ancora ultimi, quanto pesa il fatto di dover vincere ogni partita?
«La squadra sta acquisendo la mentalità migliore, i punti accumulati ci danno morale per affrontare le partite con il giusto atteggiamento, siamo in un campionato molto equilibrato e questo aspetto ci favorisce. Una classifica raggruppata può agevolare la nostra rimonta».
Oggi comincia una nuova settimana di allenamenti, c’è da preparare una nuova partita da vincere, ma a Ponte a Egola qualcosa è cambiato: la salvezza è un obiettivo difficile ma non impossibile. —
Stefano Scarpetti
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
