Gioco
Pontedera, manca solo un pizzico di convinzione per restare con le grandi
Il ruolino di marcia della squadra granata è fin qui positivo E credere in qualcosa di più rispetto alla salvezza è lecito
PONTEDERA. Una premessa è obbligatoria. Chiunque, tra i tifosi granata, avrebbe firmato col sangue prima dell’inizio del campionato per quattro risultati utili consecutivi nelle prime sei giornate. E infatti l’avvio di stagione del Pontedera è di quelli importanti. Una sola sconfitta, due vittorie e tre pareggi.
Ruolino di marcia da applausi, anche se la sensazione è che i granata abbiano lasciato qualche punticino per strada. Nessuno vuol fare le pulci ai ragazzi di mister Ivan Maraia, sia chiaro. Ma sono stati proprio loro, nelle prime sei gare di campionato, a mostrare che questo Pontedera non può e non deve accontentarsi. Mai. Perché i granata hanno gioco, carattere e giocatori esperti della categoria. Con queste basi sognare qualcosa in più della salvezza è più che lecito. Analizzando il Pontedera con la lente d’ingrandimento che si usa per le “grandi” del campionato, ecco che viene fuori un difettuccio. Più psicologico che tattico. I granata hanno paura di volare. In generale, e anche all’interno della singola partita. Quando salgono in cattedra, Calcagni e compagni, scendono subito dopo in preda alle vertigini.
E gli esempi sono già parecchi. Con la Carrarese – nella gara vinta 3-1 al Mannucci alla prima giornata – il Pontedera crollò nella seconda parte del primo tempo, dopo il vantaggio di De Cenco e il pari di Manneh. Gli errori sotto porta della Carrarese e la reazione dei granata nel secondo tempo fecero il resto. Il successo sugli azzurri caricò di morale l’ambiente. E guarda caso, una settimana più tardi, Pontedera irriconoscibile nella trasferta di Renate, conclusa con un tremendo 4-0. Con la Juventus Under 23, ad Alessandria domenica scorsa, i granata sono andati in vantaggio con merito, ma poi hanno subìto la rimonta degli avversari. Stessa musica mercoledì sera al Mannucci con la Pro Vercelli.
Il Pontedera deve convincersi di poter diventare grande. Perché non gli manca nulla, solo un pizzico di coraggio. Maraia – che crede molto nella gestione psicologica della squadra, e che ama parlare a lungo con i suoi giocatori – ha il compito di far credere al gruppo che può costruire qualcosa di importante. Perché quando il Pontedera fa il “vero Pontedera”, vengono a galla trame di gioco e fame agonistica da stropicciarsi gli occhi.
Bisogna solo crederci un po’ di più. Sognare, quest’anno, non è da folli. —
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