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Pontedera

Dal Kazakistan a Peccioli per lasciare tutti di stucco e guardare al mondiale

Paolo Falconi
Dal Kazakistan a Peccioli per lasciare tutti di stucco e guardare al mondiale

Il campione nazionale kazako Lutsenko vince per distacco la 67ª Coppa Sabatini Sonny Colbrelli si piazza ancora secondo. A Visconti va il memorial Alfredo Martini

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peccioli. Prove generali di mondiale. Quello che si svolge tra due domeniche in GFran Bretagna sulla lunghezza folle di 285 km. Prove generali ieri a Peccioli, 67ª edizione della Coppa Sabatini vinta dal campione kazako Alexey Lutsenko per distacco.

Cosa questa non certo usuale per il traguardo pecciolese,visto che erano anni che non accadeva. Ha vinto di forza il portacolori del team Astana; ha voluto vincere. «Per il morale è importante», dirà dopo l’arrivo. «Ho fatto un bel numero, anche se la corsa iridata sarà molto più lunga».

E il numero, Lutsenko, l’ha fatto davvero, lasciando il manipolo di testa quando all’arrivo mancavano ben 87 km. Per alcuni, troppi, per lui no. Ha provato, ha avuto ragione, alzando le braccia al cielo e facendo il segno del biberon sulla fettuccia.

Un bravo se lo merita davvero, anche per come prima della partenza ha saputo fare il “gatto sornione”. Nella sua mente già covava qualcosa ma lo nascondeva con la parola: poi la nona vittoria in carriera, dopo il secondo posto alla Coppa Agostoni.

Al secondo posto, indovinate chi? Quel mai domo Sonny Colbrelli che zitto zitto sognava il tris a Pecioli, dopo le vittorie del 2016 e del 2014. Ai meno 25 dall’arrivo sembrava tarantolato in quel primo gruppetto che era riuscito a mantenere al minimo le distanza dal battistrada. Incitava gli altri a collaborare per colmare quel distacco che non si discostava dal minuto e venti. Ma gli altri della compagnia erano un po’ stanchi, anzi alquanto cotti.

Visconti, per esempio con la mente sarebbe voluto essere della bagarre finale, ma la gamba (quella stessa gamba che ha compiuto l’impresa sulla scalata del Monte Serra il giorno prima) diceva di no a Giovanni.

E così con Colbrelli è partito l’altro della Neri sottoli, Simone Velasco, che con Kristian Sbaragli (Israel cycling Academy) hanno provato a non arrendersi mai. Ma era tardi. Quel kazako era indiavolato: non ha perso un secondo, non ha regalato un metro per arrivare a quella che sarebbe stata la quindicesima vittoria a firma straniera della Coppa Sabatini.

Per il corridore della Bahrain Merida di Desenzano del Garda il secondo posto, avendo regolato con facilità gli altri due. E anche questo è un record, perché nessuno mai finora aveva collezionato tre piazzamenti d’onore, per di più tutti di fila nella ultime tre edizioni delle corsa pecciolese.

E non gli si dica, a Colbrelli, che “non c’è due senza tre che il quattro vien da sé”, che ti fulmina con un’occhiata. E fa bene!

Comunque pure lui, come il giorno prima al “Toscana” Visconti (che si è aggiudicato il memorial dedicato ad Alfredo Matini) ha battuto un colpo per il ct Davide Cassani affinché prenoti un posto in albergo per la prova iridata nello Yorkshire. Per i quali ha fatto vedere di essere in forma ottima anche Filippo Ganna per quanto riguarda la prova a cronometro nelle prime posizioni del gruppo regolato da Cimolai (altro indiziato) a poco più di due minuti da vincitore. —

Paolo Falconi



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