Sicurezza
Bernal, il campione sensibile
Non si cura delle “istruzioni” degli organizzatori per fare felici due ragazzini che volevano farsi un selfie. Vittoria Guazzini madrina di diversi team sul palco
Fa impressione, di quelle belle. Davvero. Appena apposta la firma sul foglio di partenza della 67ª Coppa Sabatini, Egan Bernal (il vincitore dell’ultimo Tour de France, scusate se è poco) viene attorniato dai dirigenti dell’Uc Peciolese per la classica foto ricordo. Fatta. Poi da uno degli stessi viene invitato ad andare allo schieramento di partenza, proprio mentre un paio di ragazzini vogliono un selfie con il campione colombiano. Il quale con la sua proverbiale semplicità ed educazione, declina l’invito dei dirigenti e dice: «Avete avuto voi la foto con me, credo ne abbiano diritto anche loro. E mi fermo un attimo. Scusate». Grande campione, grande uomo. Le roi Bernal. Chapeau.
Poi prosegue a fare il campione, quando salito in bici onora la corsa di Peccioli entrando nella fuga dei 15 che per due terzi di monopolizzato la gara. Il più delle volte, mani basse sul manubrio, con Bernal in testa al manipolo.
Cosa hai in mente di far combinare ai tuoi, chiediamo a Luca Scinto, direttore sportivo della Neri sottoli Selle Italia Ktm, dopo che al Giro della Toscana sul Monte Serra ha scatenato la guerriglia lanciando Giovanni Visconti alla vittoria di Pontedera: «Giovanni ha fatto una gran cosa. Mi piacerebbe che con un piazzamento alla Sabatini riuscisse a vincere il memorial Alfredo Martini. Un toscano di adozione, un campione, ci starebbe proprio bene». E così sarà!
A proposito di Visconti. Sentiamolo: «Sì al “Toscana” ho detto di fare attenzione a quelli che arrivavano dalla Vuelta. Ma era per non toccarne sode». E così le hai suonate a tutti. «Sì, dai stavo bene. Si è presentata l’occasione e sono andato in fondo». E ieri poteva essere l’occasione di fare il tris di vittorie, cosa che ha sfiorato “cuore matto” Franco Bitossi.
Cosa che non disdegna neppure Sonny Colbrelli. «Non conosco la corsa - scherza, visto che è anche un “affezionato” del podio - vediamo cosa si può fare...». Sarà ancora 2°.
Davide Formolo, con la sua sgargiante maglia tricolore di campione nazionale ci scherza su, senza dire nulla sulle sue reali intenzioni. Eppure nel gruppetto dei 15 che hanno animato la corsa c’era, non è stato a guardare, ha collaborato e si vedeva che la gamba c’era tutta. «Come dite voi in Toscana - scherza il veneto - quella salita finale non mi garba punto...».
Il campione kasako, Alexey Lutsenko è sornione. Quasi nasconde le intenzioni ma poi in corsa le rivela tutte, visto che si ricongiunge al manipolo in testa poco dopo la fuoriuscita e nel finale procede in solitudine per oltre 60 km. E vince.
Madrina di diverse formazioni, alla presentazione di Alessandro Brambilla, la pluricampionessa del ciclismo su pista, Vittoria Guazzini, di madre pecciolese e residente a Poggio a Caiano. —
P.Fa.
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