Gioco
In bici per celebrare la rinascita della natura disonorata
Una storia infinita di chilometri e passione dietro a quelle bici che proseguono oggi sulle strade della Valdera. La storia del ciclismo ripropone la Coppa Sabatini numero 67. L’evento mosse i primi giri di pedale quando ancora Gino Bartali che con «quel naso triste come una salita, quegli occhi allegri da italiano in gita», per dirla con Paolo Conte, faceva impazzire gli italiani con l’altro campionissimo, l’Airone Fausto Coppi.
Una storia infinita di ruote che si infilano nel paesaggio e nella cultura di una terra, di una regione, di una nazione, di un popolo, di un continente, del pianeta chiamato Terra.
Che mai ha le attenzioni che si meriterebbe e che per questo rischia ogni giorno di non essere più lo stesso. Andando in peggio.
Gli appelli non bastano più e la volontà non sempre è buona e attenta.
Il ciclismo, appunto. Ieri, percorrendo le pendici del Monte Serra, salendo dal versante di Calci, ha mostrato quello che di male l’uomo può fare all’ambiente in cui è stato chiamato a vivere. In affitto. A quasi un anno da quella devastazione di fuoco e fiamme i 134 corridori partenti da Pontedera per il Giro della Toscana si sono infilati in un paesaggio che soltanto tra decine di anni sarà in grado di tornare quel che fu. Ombreggiante, verde, rigoglioso. A misura d’uomo.
Quella devastazione di fuoco e fiamme che ancora si lecca le ferite, che le pedalate di quei temerari per arrivare a quota 613 del Gran premio della Montagna per tre volte hanno invaso e percorso. Con cura, come il ciclismo è abituato a fare in ogni situazione e su ogni strada che si trova a percorrere. Lo ha fatto nelle zone terremotate, lo ha fatto nelle zone della grandi battaglie, lo ha fatto attraversando i problemi di operai a rischio occupazione. Lo ha confermato ieri sulle pendici del Serra: il monte dei pisani e dei lucchesi.
E per questo amato. Ancora di più dopo la devastazione di fuoco e fiamme del settembre dell’anno scorso.
La bici è anche questo, lo sport delle due ruote pedalate è soprattutto questo. Ti viene a trovare dove abiti, ti passa sotto casa, il gruppo multicolore e variegato di nazioni e nazionalità è davanti all’uscio. Non occorre andare in uno stadio, in un palazzetto, su una pista di sci, ecc. Basta affacciarsi alla finestra, o stare sulla soglia di casa per assistere a uno spettacolo. Per un attimo lo sport è davanti agli occhi. Spesso non si riesce a vedere quel campione che cerchi e insegui con lo sguardo. Ma lui c’è, lì in mezzo. E pedala come l’ultimo dei gregari, bruttissima parola per dire di quello che si fa un mazzo così per il proprio capitano. E portarlo ad alzare le braccia sul traguardo. Una vittoria che è identica, sia pure su altri percorsi a quella che l’uomo, inteso come genere umano, deve avere sulla natura quando la rispetta e la cura come questa merita. Come con è successo per il Monte Serra per colpa di qualche scellerato. Che serva da lezione. —
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