Il dolore
Dainelli, da capitano in campo alla scrivania viola
È il nuovo supervisore dell’area tecnica della Fiorentina e lavorerà insieme a Commisso e Antognoni: «Una nuova sfida»
peccioli. Appena due mesi dopo l’annuncio dell’addio al calcio, Dario Dainelli inizia di nuovo. Non da calciatore in campo, ma da dirigente, più o meno dietro la scrivania. Quella della Fiorentina, squadra che lo ha visto indossare la maglia dal 2004 al 2010, portando anche la fascia di capitano per cinque stagioni. Ora sarà il supervisore dell’area tecnica.
Lo ha annunciato la stessa società viola, «felice di riabbracciare Dario Dainelli che entra a far parte della società. A Dario va il nostro bentornato e un grande in bocca al lupo per il nuovo incarico».
Del resto lo aveva “messo in conto” pure l’ex difensore in una nostra intervista poco più di un mese fa: «Devo capire bene ancora cosa fare in futuro – rispose –. Di certo non ho intenzione di chiudere con il pallone che tante soddisfazioni mi ha dato in questi anni. Il corso di primo livello di allenatore l’ho già sostenuto: è il solo che si può frequentare giocando ancora a calcio. A pensarci bene mi piacerebbe un ruolo dirigenziale. Che ne so: direttore sportivo».
Ecco arrivare, dunque, per il giocatore nativo di Ghizzano di Peccioli e residente ormai da tempo a Cerreto Guidi insieme alla moglie Rebecca e ai tre figli, il prestigioso incarico alla corte di Rocco Commisso. «Oggi è il primo giorno, sono contento ed entusiasta di questo nuovo inizio alla Fiorentina. La maglia viola significa tanto per me: un periodo da calciatore di grande gioia, con ricordi forse tra i migliori della mia carriera. Ora un nuovo inizio, riparto con una nuova sfida».
«Sarò sempre presente – prosegue Dainelli nella conferenza stampa, la prima, nel ritiro estivo della Fiorentina a Moena – con la squadra, in costante compagnia dei giocatori. Dovrò visionare il rapporto con loro, con lo staff atletico e sanitario, in diretto contatto con la proprietà, Daniele Pradè e Giancarlo Antognoni».
A Moena, Dainelli è arrivato con Joe Barone, braccio destro del nuovo proprietario Commisso: «Ho fatto il viaggio con lui: è stata una piacevole scoperta perché è molto disponibile e alla mano. Mi ha messo subito a mio agio, è stato un viaggio utile e costruttivo». Ed ora c’è da lavorare, quasi come ci fosse da sbarrare la strada ai più forti attaccanti italiani ed europei come quando era in campo. Ma tutto questo non spaventa Dario Dainelli che a maggio ha finito la sua carriera pedatoria nel Livorno, dopo 18 anni di calcio di serie A e ben 446 partite giocate. Numeri da primo della classe, con una sola presenza in Nazionale maggiore (giugno 2005, contro l’Ecuador: finì 1-1). Poi anche 17 gare in serie B, l’ultima delle quali il 5 maggio Livorno-Carpi finita 1-0 per i labronici. E anche 13 gol complessivi firmati con le diverse maglie indossate, tra cui Lecce, Genoa, Chievo e appunto quella della Fiorentina.
L’emozione e la soddisfazione per tale scelta dirigenziale stimolano anche i tifosi gigliati, già euforici per l’arrivo dell’imprenditore italo-americano a capo della società. Così c’è chi puntualizza che «c’è da ricostruire il morale dei giocatori e soprattutto l’identità viola: nessuno meglio di persone che l’hanno vissuta e soprattutto amano la Fiorentina possono riuscire nell’intento». Un invito a Dainelli a far bene, com’è abituato a fare. —
Paolo Falconi
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