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Pontedera, il suicidio è servito A Lucca sfuma il sogno playoff

Tommaso Silvi

Secondo ko di fila dopo quello con l’Alessandria, la squadra di Maraia chiude il campionato all’undicesimo posto

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PONTEDERA. Alla fine è giusto così. Nessuno voleva credere a un finale di campionato thriller, ma in molti ne avevano annusato il rischio. Una squadra che segna 3 gol nelle ultime sette partite di campionato, e che non vince praticamente da un mese e mezzo (l’ultima volta il 17 marzo al Mannucci contro la Juventus U23) non può sperare di andare ai playoff. O meglio, può sperarci, ma difficilmente ci andrà. E infatti il Pontedera non li disputerà.

Non fa male il finale, ma la storia che ci sta dietro. Bastava un punto in due partite a Caponi e compagni per tenersi il decimo posto. Sono arrivate due sconfitte. L’ultima ieri, a Lucca, in una gara che in molti davano per “sistemata”. Sì, come no. Altro che biscotto. Le Pantere hanno giocato col Pontedera nel primo tempo, poi lo hanno azzannato a morte nel secondo. Aggiungiamo una spolverata di sfortuna – vedi il tiro di Ropolo addosso a Falcone al 39’ del secondo tempo a un metro dalla linea di porta – e il dramma è servito. Al Porta Elisa doveva essere festa per i granata, e invece la cartolina finale ritrae un confronto freddo e surreale della squadra con gli oltre cento tifosi presenti nel settore ospiti. Il sogno sfuma al 23’ della ripresa, quando Lombardo mette in rete un rigore dubbio in seguito al contatto tra Masetti e Zanini.

STERILITà

Senza segnare non si vince. E senza vincere non si fanno punti, non si farcisce la classifica e si scivola in basso. A Lucca, Maraia schiera le solite due punte – le uniche che ha a disposizione da inizio stagione-, vale a dire Tommasini e Pinzauti. Il primo non segna dal 30 marzo, l’altro addirittura due mesi e due giorni. Tutti e due provano a impensierire Falcone con conclusioni ravvicinate nel primo tempo, ma il portiere rossonero para senza troppi problemi. Il match con la Lucchese per il Pontedera è un po’ come le interrogazioni dell’ultimo giorno di scuola: ti giochi tutto, come i granata, ma inevitabilmente le lacune vengono fuori, tutte insieme. E così accade. L’approccio alla partita è quello giusto, Mannini pressa tutti, Caponi è il solito indemoniato in mediana. Poi il Pontedera si spegne, lentamente, a poco a poco, lasciando spazio alla Lucchese, che cresce, si alza, gonfia i muscoli. Nell’ambiente granata nessuno vuol sentir parlare di flessione fisica della squadra nella parte finale di stagione. E probabilmente la benzina nelle gambe non c’entra con il rendimento pietoso delle ultime giornate. Ma un problema c’è. E anche grosso. I granata sono fragili, a tratti sembrano quasi impauriti.

FATTORE “C”

Se la fortuna aiuta gli audaci, la sfortuna condanna i pavidi. Il rigore sbagliato da Mannini con l’Alessandria e l’occasionissima gettata alle ortiche da Ropolo al Porta Elisa mostrano chiaramente che la Dea bendata ha voltato le spalle al Pontedera nel finale di stagione. E rimanda a un ragionamento meno teorico. Ai granata è mancato un pizzico di coraggio nei momenti chiave della stagione. È mancato il carattere, la “garra”, la capacità di gestire le partite più delicate. Lo 0-0 da guerrieri in casa del Pisa aveva fatto immaginare una squadra in ripresa, a livello di morale e di gioco. E invece, quello dell’Arena, è stato soltanto un lampo abbagliante in una notte più buia che mai.

IL FUTURO

E ora? Che succede al Pontedera? Niente di drammatico. Alla fine per una squadra che spende quanto il club granata non arrivare nei playoff è un’eventualità ampiamente presa in considerazione all’inizio della stagione. Il direttore generale Paolo Giovannini si metterà subito al lavoro per comporre la rosa della prossima stagione. Mister Maraia non appare in alcun modo in discussione, anche se nelle ultime settimane, stando a fonti vicine alla società, avrebbe avuto qualche lieve frizione con la squadra. Capitan Caponi sarà ancora il condottiero del gruppo; Vettori si avvia verso un prolungamento della sua avventura da calciatore: il Guerriero molto probabilmente giocherà ancora un anno. Rischia di salutare tutti, invece, Daniele Mannini: un esterno di 36 anni è un po’ troppo per la politica societaria del Pontedera, rigorosamente basata sui giovani. —

Tommaso Silvi

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