Il Tirreno

Pontedera

L’INTERVISTA 

Signori: «La sconfitta col Pontedera ci ha aiutato al mondiale»

Tommaso Silvi
Giuseppe Signori ai Mondiali di Usa '94
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Giuseppe Signori ai Mondiali di Usa '94

Il bomber era tra i titolari quando la Nazionale perse 2-1 contro i granata 25 anni fa: «Andavano il doppio di noi, avevano una condizione fisica fuori dal normale» 

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Prendete un pomeriggio d’inizio aprile, il tappeto verde di Coverciano e un uragano pronto ad abbattersi sulla Nazionale che, soltanto tre mesi più tardi, conquisterà il secondo gradino del Pianeta perdendo ai rigori la finale del Mondiale contro il Brasile.

Un’impresa solo sfiorata, ma comunque una grande estate per il pallone italiano. E il merito è anche del Pontedera. Perché l’uragano che quel giorno spazzò via le certezze azzurre – con un’amichevole passata alla storia – soffiava granata. E non c’era modo di fermarlo. «Andavano il doppio di noi, era incredibile la loro freschezza fisica. Vinsero 2-1, quella giornata rimane nella leggenda del calcio». Parola di Giuseppe Signori. Bomber Beppe. Lui che il mondiale negli States poi lo ha giocato. Lui che era in campo anche nella sconfitta dell’Italia contro la Nazionale di Sacchi.

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«A nostra discolpa posso dire che avevamo paura degli infortuni, e quindi in alcune occasioni abbiamo evitato contrasti rischiosi. Quando sei vicino al mondiale – continua Signori – cerchi sempre di non farti male». Beppe tira fuori l’orgoglio azzurro, ma poi torna a riconoscere i meriti di quella squadra di semi-sconosciuti che nel giro di 22’ rifilò due sberle all’Italia, firmate Rossi e Aglietti. «Scendemmo in campo concentrati, ma comunque si trattava di un’amichevole. Di quel Pontedera mi colpì la fame con cui ci affrontarono, sembravano indemoniati. Il loro atteggiamento alla fine li premiò – dice ancora l’ex attaccante di Foggia, Lazio e Bologna – perché ottennero un risultato unico al mondo». Il successo del Pontedera smosse una valanga di critiche, che si rovesciarono sulla Nazionale alla velocità della luce. A quella sconfitta, in un primo momento, nessuno dette troppo peso nello spogliatoio azzurro: «Perdere non è mai bello, ma per noi era uno stage, un allenamento come tanti. Non pensavamo che quella partita potesse avere la risonanza mediatica che poi ha effettivamente avuto», racconta Signori.

Anche i giornali dell’America Latina ripresero in prima pagina la notizia della partita stratosferica del Pontedera. Oggi, a 25 anni da quel giorno, Signori rivela che il fantasma di quel pomeriggio, quasi umiliante per la Nazionale, ha accompagnato l’Italia fino all’altra parte del mondo. Fino a Usa 1994. «Credo che la sconfitta contro il Pontedera abbia rappresentato uno degli stimoli che poi hanno fatto sì che disputassimo un grande campionato del mondo. Ancora ricordo il titolo di un quotidiano – ricorda sorridendo Beppe Signori – “D’Arrigo batte Arrigo”. Fu una scossa importante per l’ambiente azzurro, sono convinto che un po’ di meriti, per quel secondo posto conquistato in America, siano anche del Pontedera».

Ricordi e aneddoti di un calcio antico, fatto di miti e di classe, meno spettacolare e più sanguigno. In cui c’era posto anche per le favole come quella del piccolo Pontedera che va a fare la voce grossa nel quartier generale della Nazionale.

«Una roba davvero incredibile», ripete Signori, che più parla di quel pomeriggio e più lo rivive da vicino. E si sbalordisce. «D’Arrigo...mister D’Arrigo. Si, si, me la ricordo bene quell’amichevole. Il Pontedera andava davvero fortissimo». Poi, un quarto di secolo dopo Italia-Pontedera, Signori si rivolge proprio a Francesco D’Arrigo, mister granata dell’epoca: «Se lo avessi davanti gli farei i complimenti, aveva tra le mani una squadra fortissima. Però anche io ero tra quelli che aveva paura di farsi male. Se avessi giocato sul serio - conclude Signori - forse sarebbe finita diversamente». 

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di Redazione web