Il dolore
Quando la Gazzetta stravolse il giornale per il Pontedera
Il ricordo del giornalista triestino Paolo Condò inviato al seguito della Nazionale: «Quando chiamai in redazione per dire che l’Italia aveva perso ci fu il putiferio»
PONTEDERA. «Nessuno di noi, in quel momento, conosceva il Pontedera. Ma dopo la partita scoprimmo che stava dominando il campionato di C2 e capimmo perché aveva fatto un figurone contro la Nazionale di Arrigo Sacchi». Chi mastica calcio non può non conoscere Paolo Condò, volto noto delle trasmissioni calcistiche di Sky sport e penna sopraffina per numerosi di giornali e riviste di settore e non. Ma il giornalista triestino è stato uno degli uomini di punta della Gazzetta dello Sport e quel 6 aprile 1994 era presente a Coverciano nell’amichevole di avvicinamento al Mondiale statunitense tra l’Italia e la formazione granata allenata da Francesco D’Arrigo. E per chi ha conservato la prima pagina della rosea col titolo “Ai Mondiali il Pontedera” il nome di Condò fa parte della scatola dei ricordi più dolci.
Una giornata storica in tutti i sensi. Che ricordi ha di quel giorno?
«Prima della partita si trattava di un evento praticamente di routine per la Nazionale. Poi è diventato un evento. Ricordo Alfredo Aglietti, davvero un buon giocatore che si fece subito notare per essere diverso dalla media. E ricordo l’incapacità della squadra azzurra d’interrompere il gioco degli avversari. Altre volte l’Italia era andata in difficoltà contro sparring partner e spesso si vedeva che il livello di determinazione della Nazionale saliva fino a far cambiare l’inerzia della partita. Quella volta, invece, il Pontedera non mollò di un millimetro. Fino a vincere clamorosamente».
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Chissà il caos tra i giornalisti presenti. Come reagirono in redazione a Milano?
«Di solito la Gazzetta inviata cinque giornalisti al seguito della Nazionale. Io ero il terzo per ordine d’importanza, ma quel giorno toccò a me tenere i contatti con la sede centrale. Alla fine del primo tempo, quando chiamai per aggiornare del risultato, col Pontedera in vantaggio per 2-0, si creò un’atmosfera di attesa quasi febbrile. “Ma stai scherzando?”, mi sentii rispondere. Alla fine, quando telefonai di nuovo per dire che la Nazionale aveva perso, scoppiò il putiferio».
Ci racconta quei momenti?
«Da Milano mi dissero che avremmo dovuto buttare all’aria il giornale, intendendo dire che si doveva rivoluzionare la scansione delle pagine, dando grande importanza all’amichevole di Coverciano. Ci fu un processo a Sacchi e grande spazio al Pontedera che era stato capace di compiere un’impresa del genere. Ricordo la grande fibrillazione attorno a una partita che, diversamente, sarebbe passata come una gara come le altre».
Del resto, la squadra di Sacchi era nel mirino della critica. Si sarebbe aspettato un Mondiale di alto livello degli azzurri?
«Io sono sempre stato un estimatore di Arrigo Sacchi e avevo grande fiducia nella sua squadra. Però è vero che era inviso da gran parte della stampa. Poi la Nazionale veniva da due amichevoli negative contro Francia e Germania e in quel raduno di stage a Coverciano era stato deciso di non fare amichevoli con altre formazioni nazionali, proprio per lavorare in tranquillità, senza l’assillo del risultato. Invece ci fu un vero e proprio terremoto che, fatalmente, contribuì a creare allarme in vista dei campionati del mondo negli Stati Uniti».
Un evento praticamente unico, vissuto dai pontederesi come la vittoria di un campionato...
«Ho seguito la Nazionale dal 1989 al 2002. Molte squadre che hanno affrontato l’Italia in allenamento hanno disputato la partita della vita nel primo tempo per poi crollare nel secondo. Ma il Pontedera è riuscito nell’impresa. Comprensibile la gioia dei tifosi granata perché solo loro possono dire di aver battuto la Nazionale in amichevole, visto che è capitato una sola volta nella storia del calcio italiano».
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