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Ippica: ecco Dario Di Tocco, 20 anni e oltre 100 corse vinte

Andrea Chiavacci
Ippica: ecco Dario Di Tocco, 20 anni e oltre 100 corse vinte

Si è appena aggiudicato la Ribot Cup a San Rossore. Ma la sua giornata  non è quella delle star: «Lavoro alle scuderie, ogni mattina fin dalle cinque»

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SAN GIULIANO. A soli 20 anni ha già vinto oltre 100 corse al galoppo ed è una delle promesse dell’ippica italiana. Poche parole e tanti fatti, carattere determinato con in testa il lavoro alle scuderie e le gare che lo tengono impegnato fin da ragazzino, tanto da fargli smettere di studiare. Il fantino Dario Di Tocco si racconta al nostro giornale dopo la bella vittoria di domenica scorsa a San Rossore nella Ribot Cup, una corsa a punti internazionale disputata in tre manche su tre distanze diverse.

«In queste corse ci vuole anche un pizzico di fortuna con il sorteggio dei cavalli – spiega Di Tocco. – È stata decisiva la seconda manche quando ho montato Thousand Grands. Nella terza mi sono difeso ma non era semplice perché montavo un cavallo troppo pesante. Il tempo ci ha dato una mano e il terreno era buono per ottenere buoni risultati. È stata una grande soddisfazione vincere contro avversari che venivano da tutta l’Europa».

Anche nel mondo dell’ippica i procuratori sono fondamentali, Di Tocco si è affidato a Francesco Bruto.

Cosa deve fare un procuratore per far crescere un potenziale campione?

«Un manager deve lavorare per il fantino e non il contrario. Bruto con me sta facendo un ottimo lavoro ed è una persona che segue molto i suoi atleti».

Ma riesce a vivere con le corse al galoppo?

«Se vinci e monti i cavalli giusti riesci a fare ancora dei buoni guadagni, anche se il nostro settore ha attraversato un periodo di grande crisi».

Come è nata la SUA passione per i cavalli?

«Andando a vedere le corse con mio padre e i miei amici da ragazzino. È un po’ una tradizione andare all’ippodromo la domenica, del resto o vai lì o vai allo stadio. Non ci sono grosse alternative».

Da spettatore a fantino professionista il passo è stato breve?

«Sì, a sedici anni ho iniziato a fare le corse “vere” e subito sono arrivati dei riscontri positivi. Non avevo grande voglia di studiare e ho trovato subito un lavoro alle scuderie che mi impegna fin dalle cinque di mattina, anche quando non ci sono le corse».

Il rapporto con i cavalli? «In pratica devi fargli anche da allenatore, non ci sono solo le corse. Ci deve essere grande rispetto perché poi sono loro che ti danno da vivere».

Che mondo è quello degli ippodromi?

«Nessuno ha mai fatto i miliardi con l’ippica. Prima di tutto ci vuole tanta passione e un pizzico di fortuna. Se un proprietario investe diversi soldi su un cavallo deve essere anche fortunato ad acquistare quello forte».

Come sono i rapporti con gli altri fantini?

«Con i colleghi c’è rispetto. Quando ci sono delle discussioni cerco di farmi scivolare tutto addosso, anche perché dobbiamo stare insieme quasi tutti i giorni. Penso di farmi rispettare anche se sono uno dei più giovani».

Altre passioni oltre all’ippica?

«Appena finisco con il lavoro cerco di staccare, altrimenti si rischia di impazzire. Amo molto la campagna. Sono di Mezzana e spesso vado a dare una mano a mio nonno che ha degli ulivi a Calci. Purtroppo quello che è successo sul Monte Pisano ha recato molti danni anche a lui. C’è molta rabbia se penso che i sacrifici di tante persone sono stati vanificati da quell’incendio, mi spiace molto anche per quello che è successo ora a Vicopisano». –

Andrea Chiavacci

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