Gioco
Festa Urbino Taccola nell’anno del centenario battuto il Cascina dopo il cambio di allenatore
Successo nel derby per una società gestita da ulivetesi doc e che ricava il sostegno economico anche dalle sagre di paese
ULIVETO TERME. All’ombra della Torre di Caprona, domenica, non c’è stata una guerra come quella raccontata da Dante nella Divina Commedia. Nel 1289 di vera e propria battaglia si trattava, con fiorentini – tra cui proprio Alighieri – e pisani pronti a combattere. Niente armature o spade stavolta, ma un campo rettangolare, ventidue giocatori e un pallone da buttare in rete. È il derby tra Urbino Taccola e Cascina. “El Clásico” di Promozione in salsa pisana. A vincere sono stati gli ulivetesi che, quando vedono nerazzurro, molto spesso, vincono. È la storia a dirlo. E quando si parla di Urbino Taccola, la storia conta parecchio.
Dal Brasile a Uliveto
Anche i neofiti sanno che se c’è un Paese dove il calcio ha funzione quasi religiosa, quello è il Brasile. Da lì arrivano i campioni che sono entrati nell’immaginario collettivo di tutti noi: Pelè, Zico, Ronaldo e chi più ne ha, più ne metta. Ed è forse un segno del destino che la storia dell’Urbino Taccola cominci proprio da lì, quando Urbino Taccola – maratoneta ulivetese – vinse una corsa podistica nel 1911. Proprio in Brasile, però, Taccola morì, forse avvelenato. Otto anni dopo, nel 1919, nasce l’Urbino Taccola società, dedicata – ovviamente – al podismo, ma anche al ciclismo, al canottaggio e al calcio. Da quel momento è storia, fatta di orgoglio, ricordi ed emozioni. Una storia che, la scorsa settimana, si è arricchita di un altro capitolo. Salutato mister Gabriele Lazzerini, in panchina oggi c’è Alessandro Frassi, bandiera ed ex portiere degli ulivetesi.
Modello Bilbao
Perché l’Urbino Taccola è una questione tra (e di) ulivetesi. Un po’ come l’Athletic Bilbao, squadra spagnola che segue una politica ben precisa: potere ai soli baschi. «Io sono ulivetese doc – assicura Simone Taglioli, presidente dell’Urbino – e la società è composta al 90% di ulivetesi». Una squadra a gestione familiare. O meglio, paesana. E Frassi, altro ulivetese doc, è l’uomo giusto al momento giusto. «Alessandro faceva già parte dello staff tecnico di mister Lazzerini come allenatore dei portieri – spiega – e chi ben comincia è a metà dell’opera». Una scelta interna, risultata subito vincente: contro il Cascina capolista, l’Urbino Taccola ha ribadito “la regola di Sottomonte”, che in questa stagione, nei tre scontri diretti – uno anche in Coppa Italia – ha sancito l’imbattibilità degli ulivetesi.
Una vita di paese
«Nell’Urbino Taccola ho iniziato da quando ero un bambino, e a 40 anni ho smesso di giocare con la stessa maglia». La riassume così Alessandro Frassi la sua vita di paese. Una vita di comunità e di tradizioni. «I primi passi li ho mossi nei tornei di paese – racconta – perché a Uliveto, ora come allora, i bambini giocano a pallone per strada». Poi, quando non c’erano squadre della sua età, Alessandro è andato con alcuni amici alla Freccia Azzurra, a Pisa. «Giocavamo nel campo di Santa Marta, vicino alle mura – ricorda – e per me, bimbo di paese, andare in città era bellissimo». Cinque anni a Pontedera, quindi l’università e il ritorno a casa, con la vittoria della Coppa Italia di Promozione nel 2009. Ma la vita di Alessandro, a Uliveto, non si ferma solo al campo. «Insieme ad alcuni amici abbiamo creato un’associazione – spiega – e per conto della società, insieme al Comune e alla Fondazione della Banca di Pisa e Fornacette, realizzeremo presto un progetto di recupero della zona adiacente allo stadio, per destinarla ai ragazzi del paese e alle sagre estive».
volontari e compaesani
E in chiusura, Alessandro vuol ringraziare tutti, dalla società – vecchia e nuova – ai compaesani. «Grazie a tutti, da Giuliano Pierini e tutta la vecchia dirigenza a Simone Taglioli con i nuovi soci – conclude – e soprattutto a quei volontari e compaesani che, durante le sagre, lavorano per permettere alla società di andare avanti». —
Pietro Mattonai
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