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Pontedera

Un talento mai sfiorito Vicopisano premia il “suo” Paolo Andreotti

Carlo Palotti
Un talento mai sfiorito Vicopisano premia il “suo” Paolo Andreotti

Stella delle giovanili, lasciò a 14 anni la Fiorentina e ricominciò dai campionati locali. Ma a trent’anni ecco la “grande chiamata” 

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Sabato il Comune di Vicopisano premierà Paolo Andreotti alla carriera. L’ex capitano del Pisa, sangiovannese doc e simbolo della rinascita del calcio nerazzurro dopo il fallimento del lontano 1994, sarà protagonista della Festa dello sport organizzata dall’amministrazione vicarese.

Calciatore dal talento cristallino, affabile e quasi mai sopra le righe, Paolo Andreotti, da sempre, è uno degli ex nerazzurri rimasti nel cuore dei tifosi. «Sono molto felice di questo riconoscimento - dice Andreotti - soprattutto perché a consegnarmelo sarà il Comune in cui sono nato e dove ancora oggi lavoro e vivo».

Cresciuto nelle giovanili della Fiorentina e atteso da un futuro radioso, Andreotti a quattordici anni decise di smettere con il calcio professionistico. «Sì - spiega - e ancora ragazzino continuai a giocare a livello provinciale. Pandolfini, storico dirigente della Fiorentina ora scomparso, provò in tutti i modi a farmi riprendere, ma non sentii ragioni. Poi, dopo il militare, diventato più grande, prima mi accasai per un paio d’anni nella Futura di Cevoli (società amatoriale con sede a San Giovanni alla Vena ndr), in seguito entrai nel giro delle società dilettantistiche regionali e interregionali».

La vera carriera del futuro capitano nerazzurro però doveva ancora iniziare e nell’estate del 1995, alla soglia dei trent’anni, arrivò la chiamata di mister Luciano Filippi. «Avevo disputato diversi campionati semiprofessionistici - continua Paolo Andreotti - e quell’estate ero al mare con la famiglia a Marina di Pisa. Un giorno mi contattò Filippi che avevo già avuto come allenatore nel Tuttocalzatura di Castelfranco di Sotto e anche se il Pisa aveva quasi terminato la preparazione per la serie D, dopo qualche allenamento fui tesserato in nerazzurro».

Paolo Andreotti si aggregò al gruppo in ritiro a Chianni ed in quella stagione, insieme ai compagni, conquistò subito la promozione in serie C2. «Arrivai in ritiro con la mia valigetta, un po’ frastornato e da lì iniziò tutta la mia carriera».

Messa nel cassetto la promozione tra i professionisti, infatti, la vita di Andreotti calciatore arrivò ad un bivio. «Giocare all’Arena, anche con gli amatori, non è la stessa cosa che giocare in qualsiasi altro campo. Ti ritrovi con migliaia di spettatori sugli spalti, in uno stadio vero. La promozione in C2, necessariamente, comporta anche un cambio radicale di vita, nelle abitudini, nell’impegno e negli allenamenti. Da dilettante avevo sempre lavorato. Ho fatto il falegname, il camionista, l’elettricista. Insomma, dovevo prendere una decisione e scelsi, supportato dalla famiglia, di dedicarmi totalmente al calcio».

Paolo Andreotti, in pochi mesi, si ritrovò a giocare da protagonista insieme a calciatori importanti, con tanta esperienza alle spalle sui campi di serie A e serie B. «In totale - prosegue Andreotti - ho giocato in nerazzurro cinque stagioni, una in serie D e quattro in serie C, con la doppia promozione in serie C2 e C1 e la mancata promozione in serie B ai playoff, contro il Brescello».

Andreotti, oggi, è proprietario del “Barrino da Paolino” di San Giovanni alla Vena. «Non sono un nostalgico, - dice -, a fine carriera ho smesso senza rimpianti. Ricordo però con passione gli anni a cavallo tra la vittoria della C2 e la sfiorata promozione in serie B, anni in cui il calcio a Pisa e l’amore dei tifosi sono rinati». —



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