Gioco
La favola di Lorenzo Da capitano in Berretti a eroe di Coppa Italia nell’impresa col Siena
Playstation, la maturità all’orizzonte e una notte insonne Il mediano del 2000 ha siglato il rigore decisivo con la Robur
Ieri mattina si è preso i complimenti e le pacche sulle spalle dei compagni di classe del Fermi, sta studiando per l’esame di maturità, la sera spesso e volentieri si concede una partita alla playstation, quando può sgarrare la dieta, si concede una pizza o una bistecca al sangue, magari con la sua fidanzata Francesca.
Questo è Lorenzo Bardini. Un ragazzino che, mercoledì pomeriggio, da perfetto sconosciuto si è trasformato in eroe. Tutto grazie a un calcio di rigore. Il più importante. Quello che ha permesso al Pontedera di superare il Siena nei sedicesimi di finale della Coppa Italia di Serie C (ottavi contro il Pisa in programma all’Arena Garibaldi mercoledì 6 febbraio alle 14,30, ndr), dopo il 2-2 maturato al termine dei tempi supplementari. Doveva essere una passerella per i bianconeri, e invece il match del Mannucci si è trasformato nell’impresa del Pontedera imbottito di giovani: sei esordienti dal primo minuto in C nella formazione titolare in seguito al virus influenzale che ha messo fuori dai giochi larga parte della rosa granata.
Bardini è stato impiegato da rifinitore nel 3-4-1-2 improvvisato da Matteo Rossi, in panchina al posto di mister Ivan Maraia, anche lui costretto a letto dalla febbre. «Non avevo mai giocato in quel ruolo - racconta il capitano della formazione Berretti - ma grazie ai consigli in campo dei più esperti mi sono trovato subito a mio agio». Una favola nella favola, quella del centrocampista, pontederese doc, nato nel “2000”. «Il giorno prima della partita ho saputo dal mister che avrei giocato. È stata una notte particolare, con un bel po’ d’ansia e tanta emozione», confessa Lorenzo, che si è messo dietro le spalle i timori dell’esordiente proprio nel momento più importante della gara. «Quando siamo arrivati ai calci di rigore Rossi mi ha chiesto se me la sentivo di calciare l’ultimo. Ho detto “sì” perché sapevo di potercela fare. Il capitano (Andrea Caponi, ndr) mi ha detto che anche se lo avessi sbagliato non sarebbe successo nulla. Le sue parole mi hanno tranquillizzato». E infatti Lorenzo si è presentato sul dischetto con l’atteggiamento del veterano, e ha messo dentro il pallone della vittoria.
«Negli spogliatoi non credevamo neppure noi a ciò che era appena successo. Il gol del Siena dopo tre minuti - dice ancora Bardini - sembrava indicare una giornata nera, ma poi ci siamo rimboccati le maniche e il divario coi nostri avversari non si è notato». Lorenzo si gode il suo momento d’oro consapevole, però, che nel calcio non si vive di ricordi . «È stato fantastico, ma è già acqua passata. Ora voglio concentrarmi sul resto della stagione, con la Berretti e, se verrò chiamato in causa, con la prima squadra. E poi c’è lo studio, la cosa più importante in assoluto». Infine, il più classico dei riti per chi fa qualcosa di eccezionale. La dedica. «Alla mia famiglia - conclude Lorenzo - che mi sostiene sempre». —
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