Sicurezza
«Pontedera, serve coraggio ma il Piacenza è troppo forte»
L’analisi del direttore generale Paolo Giovannini dopo la sconfitta per 2-0 al Garilli «Abbiamo provato fino al 90’ a segnare, questo significa che la condizione è ok»
PONTEDERA
Qualcosa c’è, ma è troppo poco. Il Pontedera, ancora stordito dalla lunga sosta per il caos ripescaggi, torna da Piacenza con le ossa rotte. Il 2-0 rimediato dal Piacenza al “Garilli” conferma la maledizione della prima giornata: per i granata, i tre punti all’esordio in campionato – anche se la partita, formalmente, era valevole per il secondo turno – mancano addirittura da quattro anni. Ma c’è di più. «Il Piacenza è davvero fuori portata, anche se serve più coraggio», come spiegato da Paolo Giovannini.
GARA COMPLICATA
Pontedera di capitan Andrea Caponi, rimandato dunque, ma anche da rivedere contro un avversario di meno peso. «Il Piacenza ha esperienza, tecnica e fisicità superiori al nostro livello – riprende il direttore generale – Sapevamo che sarebbe stato complicato e così è stato. Anche se la partita è stata spesso in equilibrio e abbiamo provato fino in fondo a segnare, un dato che ci conforta sul fronte della condizione fisica».
TRA LUCI E OMBRE
Non una bocciatura totale, quindi, ci mancherebbe: i ragazzi di mister Ivan Maraia non giocavano da troppo tempo, visto il caos apparentemente irrisolvibile che ha travolto serie B e serie C. Inoltre, il match era comunque l’esordio per i granata, che dal primo minuto hanno schierato molti dei nuovi arrivati. Compreso Daniele Mannini: una prestazione, quella del numero sette ex Pisa, tra luci ed ombre. Qualcosa di buono, come detto, il Pontedera lo ha fatto vedere, in particolare nell’organizzazione difensiva e nell’ordine di gioco, anche se, va detto, niente di esaltante. «Nessuno dei nostri ragazzi ha fatto particolarmente male – riprende Giovannini – Ma non ci sono stati neppure picchi esaltanti».
INGRANAGGI DA OLIARE
Troppo poco, dunque, per i granata, che ai primi, veri affondi dei biancorossi hanno alzato bandiera bianca. Un match da archiviare dunque, mantenendo comunque la lucidità per analizzare la sconfitta e l’ottimismo per il prosieguo della stagione. Gli ingranaggi, col tempo e il minutaggio, cominceranno a funzionare meglio: gli innesti del calciomercato estivo troveranno la giusta amalgama, e lo spirito guerriero dei granata, che ha contraddistinto il Pontedera nella passata stagione, dovrà pur venire fuori. «C’è però un aspetto da valutare – sottolinea il dg – La forza del Piacenza, come di altre sei o sette squadre del girone non deve diventare un alibi. Dobbiamo essere più coraggiosi, perché se una formazione come quella emiliani ti vede timoroso, acquisisce ancora più forza».
FIDUCIA BEN SALDA
Una cosa è certa: la squadra che i tifosi conoscono bene non è affatto questa, e dunque la fiducia di rivederla nelle prossime partite deve rimanere ben salda. Magari, già da mercoledì sera allo stadio Ettore Mannucci, quando il Pontedera affronterà i neopromossi dell’Albissola. Una partita insidiosa dunque, soprattutto se l’atteggiamento del Pontedera non dovesse cambiare. Al contrario, se Caponi e compagni tirassero fuori gli artigli, i granata avrebbero tutte le carte in regola per regalarsi tre punti. Dimenticando così alla svelta il match del “Garilli”. —
PIETRO MATTONAI
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