La manifestazione
“Rugby integrato”, missione inglese
L’allenatore della Bellaria tra i tecnici allo stage di Bradford
PONTEDERA . «Il progetto parte da lontano, la trasferta di Bradford è solamente uno step». Francesco Gasperini, membro dello staff direttivo e coach della Bellaria Rugby, è tra i sei allenatori che hanno preso parte al weekend inglese dedicato al cosiddetto “rugby integrato”.
Con lui anche altri cinque allenatori selezionati dalla Federazione Italiana Rugby (Fir) provenienti da Chivasso, Colorno, Settimo Torinese, Sieci e Roma. Il gruppo di “rugby integrato”, nato all’interno dell’associazione Bellaria Solidarietà nel 2015, mira all’uso del rugby come strumento riabilitativo nel percorso terapeutico di persone con disagio psichico, sociale e fisico. «All’inizio - spiega Francesco - ogni società aveva contatti sul territorio nazionale, con poche possibilità di confronto». La volontà del gruppo pontederese, insieme alle altre realtà italiane, era quella di diffondere tale pratica con la Federazione, per propagandare un movimento innovativo. E così è stato. «L’anno scorso abbiamo avuto i primi contatti con la Fir - continua - ma i tempi non erano ancora maturi». Quest’anno, invece, la Federazione, insieme all’associazione Imas (International mixed ability sports) si è aggiudicata un importante bando, che mette a disposizione risorse necessarie a promuovere a livello anche europeo il “rugby integrato”. Da quel momento, Francesco e tutti gli altri responsabili dei vari gruppi hanno intrapreso un percorso di tre anni. La trasferta di Bradford è stato il primo appuntamento per la formazione da coach di “rugby integrato”.
Il sestetto italiano si è unito agli altri gruppi provenienti da più Paesi: Belgio, Inghilterra, Irlanda e Spagna. Venerdì scorso, le varie esperienze si sono confrontante in aula, dove si è svolta anche una lezione sull’interpretazione del concetto di disabilità. Sabato, invece, la formazione è scesa in campo per un allenamento secondo i canoni del mixed ability sports. «L’obiettivo - commenta Francesco - è quello di creare una rete europea, con regole e obiettivi propri». Come detto, questo è soltanto il primo di molti altri passi. A novembre Francesco, insieme agli altri, volerà a Cork, in Irlanda, mentre l’incontro finale dovrebbe tenersi a Roma. «Una scelta importante - conclude- per un progetto che è nato proprio in Italia».
Pietro Mattonai
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