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il personaggio in primo piano
Gabriele Bulleri, il portierone cresciuto insieme a Pazzini
FORCOLI. Nel calcio si dice che non possa esserci complimento più sincero di quello derivante dalla bocca di un avversario. Chissà cosa penserà quindi Gabriele Bulleri, portiere del Forcoli Valdera,...
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FORCOLI. Nel calcio si dice che non possa esserci complimento più sincero di quello derivante dalla bocca di un avversario. Chissà cosa penserà quindi Gabriele Bulleri, portiere del Forcoli Valdera, quando vedrà che il dg avversario Venerio Frosini lo ha addirittura considerato «determinante ai fini del risultato».
Ma dove nasce e come si è formato il portiere meno battuto della Promozione? «Innanzitutto a Pontedera nell’ahimé lontano 1987 - esordisce - A parte gli scherzi, direi che i primi anni di formazione nel settore giovanile del Margine Coperta sono stati fondamentali per la mia crescita. Lì ho imparato sin da piccolo cosa volesse dire allenarsi con professionalità e serietà: non è un caso se alcuni miei compagni come Giampaolo Pazzini, Luca Pagano e Tiberio Guarente sono diventati campioni acclamati». A tal proposito viene quasi spontaneo riservare una piccola riflessione sulle poche eccellenze del settore giovanile italiano. «Penso che alcuni centri per lo sviluppo calcistico dei ragazzi siano un vero toccasana per le loro carriere - dice ancora Bulleri - Per rendere il nostro movimento più solido bisognerebbe costruirne molti di più». Tornando però al curriculum vitae la memoria vaga ancora verso i primi anni di gavetta: «In seguito mi sono trasferito al Cascina: qui ho fatto tutta la trafila,dagli juniores alla prima squadra. Dopo tre anni di serie D mi sono trasferito per un biennio al Santa Maria Montecalvoli, in Eccellenza. Poi c’è stata la Pecciolese e ora il Forcoli. Mi trovo molto bene qua e voglio ringraziare il nostro preparatore dei portieri Marco Testi per avermi fatto migliorare sotto tanti punti di vista». Qual è, allora, il difetto da correggere? «I rigori. Seppur ne abbia parato già uno in questa stagione, non è questo il mio forte. Vediamo di correggere anche questo aspetto». (d.p.)
Ma dove nasce e come si è formato il portiere meno battuto della Promozione? «Innanzitutto a Pontedera nell’ahimé lontano 1987 - esordisce - A parte gli scherzi, direi che i primi anni di formazione nel settore giovanile del Margine Coperta sono stati fondamentali per la mia crescita. Lì ho imparato sin da piccolo cosa volesse dire allenarsi con professionalità e serietà: non è un caso se alcuni miei compagni come Giampaolo Pazzini, Luca Pagano e Tiberio Guarente sono diventati campioni acclamati». A tal proposito viene quasi spontaneo riservare una piccola riflessione sulle poche eccellenze del settore giovanile italiano. «Penso che alcuni centri per lo sviluppo calcistico dei ragazzi siano un vero toccasana per le loro carriere - dice ancora Bulleri - Per rendere il nostro movimento più solido bisognerebbe costruirne molti di più». Tornando però al curriculum vitae la memoria vaga ancora verso i primi anni di gavetta: «In seguito mi sono trasferito al Cascina: qui ho fatto tutta la trafila,dagli juniores alla prima squadra. Dopo tre anni di serie D mi sono trasferito per un biennio al Santa Maria Montecalvoli, in Eccellenza. Poi c’è stata la Pecciolese e ora il Forcoli. Mi trovo molto bene qua e voglio ringraziare il nostro preparatore dei portieri Marco Testi per avermi fatto migliorare sotto tanti punti di vista». Qual è, allora, il difetto da correggere? «I rigori. Seppur ne abbia parato già uno in questa stagione, non è questo il mio forte. Vediamo di correggere anche questo aspetto». (d.p.)
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