Sicurezza
Illusione Pesenti Pontedera fa harakiri contro l’Arzachena
A Olbia gli uomini di mister Maraia passano in vantaggio, ma i sardi dettano il gioco e conquistano i tre punti al 95’
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OLBIA. Perdere così fa male. Soprattutto al morale. Ma se in alcuni casi il gol subito nell’ultimo secondo di gioco rappresenta un amarissimo scherzo del destino, stavolta è soltanto la logica conseguenza di un atteggiamento troppo rinunciatario, confusionario e intimorito.
Dal Nespoli di Olbia, il Pontedera avrebbe anche potuto portare via un punto ma, al tempo stesso, la vittoria dell’Arzachena non fa gridare allo scandalo. Anzi. Il copione, ormai, è tristemente consolidato. Agguerriti e cinici prima, disordinati e irriconoscibili subito dopo. La prima delle due trasferte sarde - la seconda sarà domenica prossima contro l’Olbia - fa suonare un campanello d’allarme in casa granata: quattro giornate sono abbastanza per poter dire che ci sono alcuni problemi da risolvere. E in fretta, per evitare di vivere un girone d’andata thriller come quello della scorsa stagione.
Grande partenza. Maraia aveva chiesto ai suoi di partire col piede sull’acceleratore per non venire risucchiati dalla marea sarda. Messaggio ricevuto. L’inizio gara è un susseguirsi di scintille: Grassi per due volte mette i brividi a Ruzittu, Bonacquisti sfiora l’eurogol di testa e Curcio scalda i guantoni a Contini. Il Pontedera è ordinato, pressa in ogni zona del campo lasciando poco tempo per pensare agli avversari e si propone bene in fase offensiva. L’Arzachena risponde facendo ciò che le riesce meglio: fraseggio rapido per far arrivare il pallone a Curcio e Bertoldi, che ci spruzzano sopra un po’ di fantasia e lo servono a bomber Sanna. L’alternativa è il gioco sulle fasce con Arboleda e Peana che non abbassano mai i giri del motore. Lo 0-0 a fine primo tempo è lo specchio di una partita bella ed estremamente equilibrata.
Il buio. I motivi li cercherà mister Maraia in settimana. Di certo c’è che il Pontedera dopo il vantaggio si spegne. La squadra si accartoccia su se stessa, si ritira dietro la linea del pallone e perde lucidità nella costruzione del gioco. È successo, parzialmente, contro l’Alessandria. È successo contro la Giana Erminio. Ed è successo anche ieri. Dopo la rete di Pesenti a inizio secondo tempo, arrivata con un pallonetto delizioso e propiziata da un lancio col contagiri di Caponi, in collaborazione con la dormita di Sbardella e Ruzittu, i granata si sono persi. Maraia ha inserito anche Pinzauti a dieci minuti dal novantesimo per provare a svegliare la squadra. Ma non c’è stato nulla da fare. Il Pontedera ha subìto per più di mezz’ora l’iniziativa dei biancoverdi, che prima hanno pareggiato con Curcio e poi hanno completato il sorpasso, all’ultima curva, con Sanna. La sensazione è che il problema dei ragazzi di Maraia sia quasi esclusivamente psicologico. Perché quando Vettori e compagni giocano, giocano bene.
L’amore. Partenza sabato all’alba. Ritorno domenica all’alba. Più di dieci ore di viaggio in un solo giorno. Tutto questo per seguire la squadra del cuore. È l’avventura che hanno affrontato i tifosi del Pontedera presenti ieri a Olbia. Una dimostrazione d’amore che va oltre la sconfitta e che racchiude l’essenza genuina di quello che alcuni continuano a chiamare semplicemente “gioco”.
Tommaso Silvi
©RIPRODUZIONE RISERVATA .
Dal Nespoli di Olbia, il Pontedera avrebbe anche potuto portare via un punto ma, al tempo stesso, la vittoria dell’Arzachena non fa gridare allo scandalo. Anzi. Il copione, ormai, è tristemente consolidato. Agguerriti e cinici prima, disordinati e irriconoscibili subito dopo. La prima delle due trasferte sarde - la seconda sarà domenica prossima contro l’Olbia - fa suonare un campanello d’allarme in casa granata: quattro giornate sono abbastanza per poter dire che ci sono alcuni problemi da risolvere. E in fretta, per evitare di vivere un girone d’andata thriller come quello della scorsa stagione.
Grande partenza. Maraia aveva chiesto ai suoi di partire col piede sull’acceleratore per non venire risucchiati dalla marea sarda. Messaggio ricevuto. L’inizio gara è un susseguirsi di scintille: Grassi per due volte mette i brividi a Ruzittu, Bonacquisti sfiora l’eurogol di testa e Curcio scalda i guantoni a Contini. Il Pontedera è ordinato, pressa in ogni zona del campo lasciando poco tempo per pensare agli avversari e si propone bene in fase offensiva. L’Arzachena risponde facendo ciò che le riesce meglio: fraseggio rapido per far arrivare il pallone a Curcio e Bertoldi, che ci spruzzano sopra un po’ di fantasia e lo servono a bomber Sanna. L’alternativa è il gioco sulle fasce con Arboleda e Peana che non abbassano mai i giri del motore. Lo 0-0 a fine primo tempo è lo specchio di una partita bella ed estremamente equilibrata.
Il buio. I motivi li cercherà mister Maraia in settimana. Di certo c’è che il Pontedera dopo il vantaggio si spegne. La squadra si accartoccia su se stessa, si ritira dietro la linea del pallone e perde lucidità nella costruzione del gioco. È successo, parzialmente, contro l’Alessandria. È successo contro la Giana Erminio. Ed è successo anche ieri. Dopo la rete di Pesenti a inizio secondo tempo, arrivata con un pallonetto delizioso e propiziata da un lancio col contagiri di Caponi, in collaborazione con la dormita di Sbardella e Ruzittu, i granata si sono persi. Maraia ha inserito anche Pinzauti a dieci minuti dal novantesimo per provare a svegliare la squadra. Ma non c’è stato nulla da fare. Il Pontedera ha subìto per più di mezz’ora l’iniziativa dei biancoverdi, che prima hanno pareggiato con Curcio e poi hanno completato il sorpasso, all’ultima curva, con Sanna. La sensazione è che il problema dei ragazzi di Maraia sia quasi esclusivamente psicologico. Perché quando Vettori e compagni giocano, giocano bene.
L’amore. Partenza sabato all’alba. Ritorno domenica all’alba. Più di dieci ore di viaggio in un solo giorno. Tutto questo per seguire la squadra del cuore. È l’avventura che hanno affrontato i tifosi del Pontedera presenti ieri a Olbia. Una dimostrazione d’amore che va oltre la sconfitta e che racchiude l’essenza genuina di quello che alcuni continuano a chiamare semplicemente “gioco”.
Tommaso Silvi
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