Sicurezza
«L’obiettivo è vincere col bel gioco»
Il diesse Ferrara svela i progetti del Pisa: squadra rivoluzionata, Lisuzzo e Mannini dovrebbero restare
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PISA. Un lavoro sottotraccia, senza proclami, ma con una sola idea: riportare il Pisa in serie B. Questo è l’obiettivo del direttore sportivo nerazzurro Raffaele Ferrara, che fa il punto della situazione dopo la presentazione dell’allenatore Gautieri e del primo colpo di mercato Negro.
Ferrara, come siete arrivati alla scelta dell’allenatore?
«Su Gautieri, sia io che il presidente e il figlio Giovanni eravamo convinti fin da subito che fosse l’uomo giusto. Ci ha convinto perché è una persona seria e ha idee calcistiche che piacciono a noi. Gautieri intende il calcio in maniera propositiva e punta sul bel gioco. Adotta un 4-3-3 dove non si perde di vista l’equilibrio. Abbiamo dovuto attendere la risoluzione del suo rapporto con la Ternana e siamo contenti di averlo fatto».
Un giudizio su Negro?
«Con lui eravamo in ballo già da gennaio, ma abbiamo dovuto vincere la concorrenza di altri club. Oltre a segnare tanto e creare gioco si adatta benissimo al 4-3-3, svariando su più ruoli in attacco, giocando sulla fascia opposta rispetto al piede con cui calcia in prevalenza».
Il mercato del Pisa porterà ad una rivoluzione vera e propria rispetto alla squadra dello scorso anno?
«Questo è un fatto quasi automatico. Non è una forzatura, ma una conseguenza quella di cambiare molto, anche perché diversi giocatori sono già tornati alle società di appartenenza e non sono tanti quelli che vogliono restare. La serie C è un campionato dove servono caratteristiche diverse rispetto alla B. Al progetto della squadra sta lavorando anche Mariano Armonia, che da anni è il mio capo scouting e vede 5-6 partite a settimana. Le sue relazioni sui giocatori sono sempre molto e preziose».
“Senatori” come Mannini e Lisuzzo faranno parte del nuovo corso?
«Rispetto ad altri dovrebbero restare, visto che hanno anche rinnovato da poco».
Arriverà qualche suo pupillo come Sabotic (Reggiana) e Bruccini (Lucchese)?
«Non sono obiettivi semplici perché sono entrambi sotto contratto. Sono giocatori che conosco bene, ma non voglio sbilanciarmi. Sicuramente punteremo su gente funzionale al progetto e che conosce la categoria».
Avete fatto tesoro degli errori della passata stagione?
«Io sono arrivato nella seconda parte, ma sicuramente quando le cose non vanno la responsabilità è di tutti. Come dice il presidente Corrado, il Pisa è come un’azienda, quindi ci siamo messi nella stanza dei bottoni per analizzare cosa non ha funzionato. I panni sporchi è sempre meglio lavarli in casa».
Com’è il suo rapporto con la famiglia Corrado?
«Ottimo. Sono persone serie che vogliono programmare in maniera ponderata e nel calcio se indovini la programmazione sei a metà dell’opera. Con loro c’è un confronto schietto e sincero. In comune abbiamo tante cose, soprattutto ci piace lavorare sotto traccia ed essere giudicati attraverso i fatti».
Prima di questi due annunci importanti ha notato un certo scetticismo nell’ambiente?
«Quando sono impegnato nel mercato faccio fatica anche a leggere quello che si scrive sui siti e sui giornali, così evito il rischio di farmi condizionare. Preferisco concentrarmi esclusivamente sul lavoro, poi tanto sarà il campo a parlare». (a.c.)
Ferrara, come siete arrivati alla scelta dell’allenatore?
«Su Gautieri, sia io che il presidente e il figlio Giovanni eravamo convinti fin da subito che fosse l’uomo giusto. Ci ha convinto perché è una persona seria e ha idee calcistiche che piacciono a noi. Gautieri intende il calcio in maniera propositiva e punta sul bel gioco. Adotta un 4-3-3 dove non si perde di vista l’equilibrio. Abbiamo dovuto attendere la risoluzione del suo rapporto con la Ternana e siamo contenti di averlo fatto».
Un giudizio su Negro?
«Con lui eravamo in ballo già da gennaio, ma abbiamo dovuto vincere la concorrenza di altri club. Oltre a segnare tanto e creare gioco si adatta benissimo al 4-3-3, svariando su più ruoli in attacco, giocando sulla fascia opposta rispetto al piede con cui calcia in prevalenza».
Il mercato del Pisa porterà ad una rivoluzione vera e propria rispetto alla squadra dello scorso anno?
«Questo è un fatto quasi automatico. Non è una forzatura, ma una conseguenza quella di cambiare molto, anche perché diversi giocatori sono già tornati alle società di appartenenza e non sono tanti quelli che vogliono restare. La serie C è un campionato dove servono caratteristiche diverse rispetto alla B. Al progetto della squadra sta lavorando anche Mariano Armonia, che da anni è il mio capo scouting e vede 5-6 partite a settimana. Le sue relazioni sui giocatori sono sempre molto e preziose».
“Senatori” come Mannini e Lisuzzo faranno parte del nuovo corso?
«Rispetto ad altri dovrebbero restare, visto che hanno anche rinnovato da poco».
Arriverà qualche suo pupillo come Sabotic (Reggiana) e Bruccini (Lucchese)?
«Non sono obiettivi semplici perché sono entrambi sotto contratto. Sono giocatori che conosco bene, ma non voglio sbilanciarmi. Sicuramente punteremo su gente funzionale al progetto e che conosce la categoria».
Avete fatto tesoro degli errori della passata stagione?
«Io sono arrivato nella seconda parte, ma sicuramente quando le cose non vanno la responsabilità è di tutti. Come dice il presidente Corrado, il Pisa è come un’azienda, quindi ci siamo messi nella stanza dei bottoni per analizzare cosa non ha funzionato. I panni sporchi è sempre meglio lavarli in casa».
Com’è il suo rapporto con la famiglia Corrado?
«Ottimo. Sono persone serie che vogliono programmare in maniera ponderata e nel calcio se indovini la programmazione sei a metà dell’opera. Con loro c’è un confronto schietto e sincero. In comune abbiamo tante cose, soprattutto ci piace lavorare sotto traccia ed essere giudicati attraverso i fatti».
Prima di questi due annunci importanti ha notato un certo scetticismo nell’ambiente?
«Quando sono impegnato nel mercato faccio fatica anche a leggere quello che si scrive sui siti e sui giornali, così evito il rischio di farmi condizionare. Preferisco concentrarmi esclusivamente sul lavoro, poi tanto sarà il campo a parlare». (a.c.)
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