Sicurezza
Quella volta a Roma... senza vedere il Papa
di ROBERTO GRAZZINI
«È come andare a Roma e non vedere il papa». Quante volte ci siamo affidati a questi antichi motti per far capire il significato di un evento. Questo appena citato inquadra anche “geograficamente” la...
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«È come andare a Roma e non vedere il papa». Quante volte ci siamo affidati a questi antichi motti per far capire il significato di un evento. Questo appena citato inquadra anche “geograficamente” la storia che vi stiamo per raccontare, sebbene parta da Molina di Quosa, frazione di San Giuliano. Il campo sportivo non c’è e così Lorenzo Roventini, poco più di 50 anni fa i primi calci al pallone del cinque (a quei tempi non esistevano altre misure) li tira sul terreno di calcio della vicina Pappiana. Sa stare in campo È un ragazzino sveglio che può fare l’ala ma pure la mezz’ala.
Il decano degli allenatori toscani Brunero Bianconi, ora nello staff del Tuttocuoio, da sempre asserisce che Lorenzo è il giocatore tatticamente più intelligente che abbia allenato. I più bravi da quelle parti vanno al Pisa e lui la maglia delle giovanile nerazzurre la indossa per tre stagioni. Spesso nei derby a livello di ragazzi si scontra col coetaneo (1962) Walter Mazzarri della Fiorentina, rivale di reparto che ammira. Tuttavia l’avventura sotto la torre pendente si chiude e lui finisce al Santo Pietro Belvedere, dove apprende giovanissimo quanto è duro il pane dei dilettanti, guadagnandosi una targa speciale per non aver saltato neppure una partita in tre stagione. Fa una buona carriera fra la provincia pisana e Marlia, diventando decisivo in diverse circostanze, come negli assist vincenti nella gara che riporta il Cascina guidato da Maneschi in Eccellenza. A 36 anni si siede in panchina ad allenare, cominciando con gli juniores nazionali del Cascina. Adesso, venti primavere dopo, il bilancio parla di tante salvezze, importanti promozioni e un solo esonero, a Santa a Maria a Monte. In quell’occasione il suo sostituto non vinse una partita.
C’è comunque un unico vero rimpianto. Quello di essere stato a Roma e non aver viso il papa. Ciò accade il 18 aprile 2012. Il teatro è nientemeno che lo stadio Flaminio . «Allenavo il Pisa Sporting Club - spiega - fondato nel 1996, che dalla Terza Categoria salì fino all’Eccellenza Toscana. Arrivammo alla finale di Coppa Italia di categoria. Davanti c’era il Bisceglie sostenuto da 4000 tifosi. Segnarono per primi ma li raggiungemmo con Balestri. I supplementari erano alle porte però, pur giocando bene, all’ 85’ Di Rito ci castigò nuovamente. Una mazzata, tanto che poi perdemmo pure la finale playoff di campionato (3-1) con la Vis Pesaro. Ho rivisto mille volte nella mia mente il match del Flaminio. Facemmo il massimo. So che non è possibile, ma è l’unica gara della mia vita che vorrei rigiocare. E stavolta il papa mi piacerebbe abbracciarlo».
Il decano degli allenatori toscani Brunero Bianconi, ora nello staff del Tuttocuoio, da sempre asserisce che Lorenzo è il giocatore tatticamente più intelligente che abbia allenato. I più bravi da quelle parti vanno al Pisa e lui la maglia delle giovanile nerazzurre la indossa per tre stagioni. Spesso nei derby a livello di ragazzi si scontra col coetaneo (1962) Walter Mazzarri della Fiorentina, rivale di reparto che ammira. Tuttavia l’avventura sotto la torre pendente si chiude e lui finisce al Santo Pietro Belvedere, dove apprende giovanissimo quanto è duro il pane dei dilettanti, guadagnandosi una targa speciale per non aver saltato neppure una partita in tre stagione. Fa una buona carriera fra la provincia pisana e Marlia, diventando decisivo in diverse circostanze, come negli assist vincenti nella gara che riporta il Cascina guidato da Maneschi in Eccellenza. A 36 anni si siede in panchina ad allenare, cominciando con gli juniores nazionali del Cascina. Adesso, venti primavere dopo, il bilancio parla di tante salvezze, importanti promozioni e un solo esonero, a Santa a Maria a Monte. In quell’occasione il suo sostituto non vinse una partita.
C’è comunque un unico vero rimpianto. Quello di essere stato a Roma e non aver viso il papa. Ciò accade il 18 aprile 2012. Il teatro è nientemeno che lo stadio Flaminio . «Allenavo il Pisa Sporting Club - spiega - fondato nel 1996, che dalla Terza Categoria salì fino all’Eccellenza Toscana. Arrivammo alla finale di Coppa Italia di categoria. Davanti c’era il Bisceglie sostenuto da 4000 tifosi. Segnarono per primi ma li raggiungemmo con Balestri. I supplementari erano alle porte però, pur giocando bene, all’ 85’ Di Rito ci castigò nuovamente. Una mazzata, tanto che poi perdemmo pure la finale playoff di campionato (3-1) con la Vis Pesaro. Ho rivisto mille volte nella mia mente il match del Flaminio. Facemmo il massimo. So che non è possibile, ma è l’unica gara della mia vita che vorrei rigiocare. E stavolta il papa mi piacerebbe abbracciarlo».
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