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Amoroso: dal Camp Nou al “no grazie” al Livorno

di ROBERTO GRAZZINI
Amoroso: dal Camp Nou al “no grazie” al Livorno

“Notti di sogni e Coppe dei campioni…” Le parole e la musica di Antonello Venditti tornano in mente in queste notti di epiche sfide calcistiche. Ma oltre al presente fanno riaffiorare ricordi e sogni...

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“Notti di sogni e Coppe dei campioni…” Le parole e la musica di Antonello Venditti tornano in mente in queste notti di epiche sfide calcistiche. Ma oltre al presente fanno riaffiorare ricordi e sogni di altre notti speciali, come 18 anni fa al Camp Nou, lo stadio dove ogni bambino che ama il calcio vorrebbe poter sentire il profumo dell’erba. Di fronte, l’un contro l’altro armati, il Barcellona di Van Gaal e la Fiorentina di Trapattoni nel girone eliminatorio della coppa con le orecchie. I viola fanno quello che possono contro i blaugrana, sospinti dal pubblico e dalla garra di Pep Guardiola e Luis Enrique. Figo apre le danze e proprio l’attuale trainer del Barca sigla il 2-0. A inizio ripresa la Fiorentina torna nel match. Il pallone calciato da Batistuta trova il tocco decisivo di un ragazzino di Cascina, cresciuto nei Piccoli Azzurri e poi nello Zambra prima di sbocciare nella cantera (visto il tema ) viola e in prima squadra. Il suo mentore ai tempi della Zambra era quella vecchia volpe di mister Franco Pucci che senza dubbio avrà sofferto quelle sera a vedere il suo pupillo “ballare” al pari dei compagni di fronte al palleggio catalano. Stiamo parlando di Christian Amoroso, classe 1976, uomo di centrocampo e di sostanza, ancora scombussolato da quell’esperienza. «La mia deviazione fu fortuita - ammette - ma in ogni caso sui tabulati Uefa ho l’onore della firma su quel gol che comunque non cambiò l’essenza di una notte da incubo. Viaggio di ritorno compreso Finì 4-2. Credo di aver toccato 6 o 7 palloni in totale. Non la vedemmo mai». Una carriera di calciatore raccolta in 100 km fra Firenze, Empoli e Bologna (unica eccezione Ascoli) e chiusa nel Pisa.
Non prima del gran rifiuto. Fece infatti discutere la sua decisione di rifiutare il passaggio al Livorno nel 2010. «Lo sbaglio - spiega - fu solo prendere in considerazione la cosa. Rinunciai a un bel contratto e mi beccai gli improperi di tutta la famiglia, oltre agli insulti labronici. Ma a 35 anni sei abbastanza maturo per capire certe situazioni e comprendi il valore delle tradizioni». Christian oggi allena le giovanili del Pisa e quindi diventa il tecnico della prima squadra nerazzurra. L’anno scorso ha condotto il Ponsacco alla salvezza per la gioia del popolo rossoblù, ma nella stagione in corso, subentrato in corsa al GhiviBorgo, è stato esonerato a poche giornate dalla fine del campionato di serie D. «Rispetto le decisioni della società da uomo di sport - chiude - e mi tengo l’ottimo rapporto col gruppo dei giocatori, che vale più di ogni altra cosa».

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