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Pontedera

l’intervista 

Pasquale Casale: serve coraggio e le società sono davvero decisive

PISA. Pasquale Casale vive a Cervinara, in provincia di Avellino. Da lì si osservano perfettamente i movimenti dei Lupi irpini. L’ex centrocampista nerazzurro ha fatto parte del “branco” biancoverde...

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PISA. Pasquale Casale vive a Cervinara, in provincia di Avellino. Da lì si osservano perfettamente i movimenti dei Lupi irpini. L’ex centrocampista nerazzurro ha fatto parte del “branco” biancoverde in tre stagioni separate fra il 78 e l’87) e lo ha allenato nel 96-97. A Pisa è stato il capocannoniere della prima promozione in A di Romeo nel 1982.
Casale, ci spiega gli alti e bassi dell’Avellino?
«Anche il Pisa ha vissuto un buon momento, ma poi si è perso. La differenza fra le due squadre sta bel fatto che l’Avellino ha tre-quattro giocatori, come Castaldo, Ardemagni e Verde, oltre ad Eusepi, che emergono anche quando la squadra non gioca benissimo. Lottando con i denti e soffrendo sono state ottenute vittorie inaspettate, anche contro il Carpi. Ha problemi in difesa e ha toppato per 3-4 partite. Quando vola alto, cala in termini di concentrazione».
All’andata l’allenatore era Domenico Toscano: che cambi ha portato Novellino?
«Il modo di giocare. Con Toscano la difesa era a 5, Novellino è passato a 4. Ha restituito fiducia ad Ardemagni, puntando sulla qualità e ottenendo risultati. Anche Novellino ha incontrato difficoltà, ma ora la squadra è molto più convinta. Senza i punti di penalizzazione l’Avellino potrebbe lottare per i playoff».
Che match sarà lunedì?
«Forse per il Pisa sarebbe stato più auspicabile che la condanna non fosse già arrivata, perché senza il — 3 l’Avellino avrebbe giocato più aperto, mentre adesso verrà all’Arena con la necessità di conquistare almeno un punto. Secondo me la squadra di Novellino ha qualcosa in più rispetto al Pisa, ma anche il fattore campo conterà molto».
Ha seguito i nerazzurri?
«Li ho visti giocare 3-4 volte. Mi ha impressionato Manaj. In più occasioni il Pisa ha avuto la forza di recuperare nel finale. È identificato con il proprio allenatore. Contro l’Avellino non potrà permettersi un approccio sbagliato, perché tecnicamente non è allo stesso livello».
Anche il suo Pisa non aveva un bomber, però lei, che non era una punta, arrivò a 15 reti in serie B...
«Giocavamo con un 4-2-3-1, anche se allora non si parlava in questi termini. Agroppi ebbe l’intuizione di schierarmi dietro la punta Bertoni, per marcare il regista avversario. Accanto a me c’erano Bergamaschi e Todesco. Dietro di noi Gozzoli e Viganò. In A invece arrivò Vinicio, che mi conosceva come mediano e mi arretrò per avanzare Sorbi».
Come Mannini, che raramente gioca nel proprio ruolo...
«Potrebbe stare anche in mezzo, vista l’esperienza che ha. Se la squadra ha problemi in attacco, avanzando Mannini si potrebbe trarre beneficio»
Come vede la corsa alla salvezza?
«Contano molto i rapporti e le motivazioni. Le società solide si tirano sempre fuori dai guai. Bisogna fare il massimo senza pensare alle concorrenti». (m. b.)

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